Pamela Genini, svolta nelle indagini sulla testa rubata: indagato l’amico Francesco Dolci per vilipendio di cadavere e furto

Francesco Dolci, amico di Pamela Genini, risulta indagato per vilipendio di cadavere e furto nell’ambito dell’indagine sul furto nel cimitero di Strozza della testa della ventiduenne uccisa a Milano lo scorso 14 ottobre dal compagno Gianluca Soncin. Dolci, interrogato per diverse ore, si trova da prima di mezzogiorno al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo. A interrogarlo il pm Giancarlo Mancusi e dai militari del reparto investigativo. Con lui c’è il suo legale, l’avvocato Eleonora Prandi.
Il video al cimitero e la ciocca di capelli in casa
Nei giorni scorsi si è parlato di un video (rilevato da delle telecamere di videosorveglianza) in cui è ritratto un uomo di notte nel cimitero. Analizzando la sagoma e l’andatura la compatibilità sarebbe «tra l’80 e il 90%» a Dolci. Non solo. Durante un’ispezione nella sua abitazione, è stato trovato un capello biondo in una botola vicino alla piscina. Dolci ha giustificato la presenza dicendo che Pamela viveva lì e che la casa era piena dei suoi capelli, o che potrebbe appartenere a sua madre.
Il furto della testa: i due possibili moventi
La scoperta del vilipendio sul cadavere di Pamela risale al 23 marzo. La profanazione secondo le prime indicazioni dei medici legali risale a novembre, non molto dopo il funerale del 24 ottobre. Dolci ha negato di essere andato al cimitero, salvo poi ammetterlo in tv. Ma perché rubare la testa della donna? In realtà sono due le ipotesi. Una sfocia nella pura perversione, mentre l’altra pista potrebbe esser anche quella della chiave biometrica. Pamela avrebbe avuto conti esteri, società, cassette di sicurezza. Ma gli inquirenti hanno trovato solo quest’ultime: sarebbero tre, distribuite in banche tra Milano e Bergamo. All’interno una cifra complessiva tra i 300 mila e i 400 mila euro, un certificato di garanzia di un orologio di valore, oltre al denaro sul conto corrente. Tutti i soldi della donna finiranno ai parenti. Ma forse non è stato individuata altra parte del suo denaro depositato. E l’occhio della donna potrebbe esser utile per sbloccare cassette attivabili solo con determinati parametri.

