Gli studenti italiani vorrebbero fare come in Francia: la minaccia di ribellioni da Torino a Roma. L’appello del collettivo Osa
Gli studenti di Roma e Torino si uniscono per far sentire la loro voce, sulla scia dei disordini scolastici che ci sono stati in Francia. A dare il via alle manifestazioni negli istituti è il collettivo Osa (Opposizione studentesca d’alternativa) che vuole una mobilitazione «immediata e permanente» in cui ogni ragazzo può scioperare e “accendere” le scuole. L’obiettivo è lanciare un forte «contro il razzismo, la guerra e una scuola che il governo vuole trasformare sempre più in una caserma!». Per questo, in tutta Italia «costruiamo assemblee e mobilitazioni locali per dare un segnale di risposta al Governo Meloni che ci vuole divisi e impauriti».
Le scuole di Torino in prima fila per protestare
Il Piemonte ha accettato il grido di ribellione proposto da Osa con l’occupazione dell’Istituto Carlo Ignazio Giulio e del Liceo Regina Margherita di Torino. Durante la mattinata di lunedì 5 ottobre non si sono tenute lezioni e gli ingressi sono stati bloccati con barricate di sedie, come riporta il Corriere della Sera. A ciò sono seguite assemblee studentesche all’ingresso del Regina Margherita e nel cortile del Liceo scientifico Gobetti. Il motivo di questi scioperi è tutt’altro che secondario. «Abbiamo delle infrastrutture pericolanti come tetti che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti, scuole che si trasformano in cantieri e piove in palestre e corridoi. – scrive in una nota il gruppo Osa di Torino – Al Regina Margherita siamo reduci da numerosi cambi di reggenti e nonostante le lamentele da parte degli studenti la situazione non è cambiata e ancora adesso questa figura è distante».

Cosa vuole il collettivo Osa
Di fronte alle ultime novità in ambito scolastico, con il tetto del 30% di stranieri per classe, il collettivo ha affermato che «il problema della scuola non sono gli stranieri». La vera difficoltà sarebbe l’incapacità dei vertici di «parlare di giovani e di scuola, che non può essere migliore se non in una società differente, che prende le distanze dalla guerra, l’imperialismo e il razzismo». Termina il collettivo: «Con questa occupazione, perciò, chiediamo che venga garantito il diritto allo studio a tutti e delle condizioni più dignitose per chi ogni giorno deve entrare in queste strutture».
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Le ribellioni previste martedì 6 ottobre a Roma
Nella capitale, come riporta Roma Today, ad accettare la protesta è il Liceo artistico Enzo Rossi dove martedì 6 ottobre si terrà il collettivo Occupiamoci della scuola guidato dall’appello «alziamo la testa contro razzismo, guerra e imperialismo. Come studenti discutiamo e organizziamoci». All’urlo si uniranno i liceo romani Cavour, Orazio, Giulio Cesare, Avogadro e Montessori che, sempre martedì 6 ottobre, alle 10:30 terranno un’assemblea pubblica, Les blocage – blocchiamo le nostre scuole, in piazza dell’Immacolata. Così gli studenti si uniranno all’imperativo di Osa «fare come in Francia»: proprio in contemporanea alla mobilitazione italiana, se ne terrà una analoga in tutto il territorio francese.
Perché il parallelismo con la Francia
Il collegamento con le proteste studentesche francesi non giunge casualmente. «Sono mobilitazioni che nascono dagli stessi problemi che viviamo ogni giorno anche in Italia: classi sovraffollate, spesso con docenti precari, in edifici fatiscenti e definanziati» spiega Osa. E il collettivo ha scelto di passare all’azione: «Come studenti e studentesse, in questo momento non possiamo non essere al centro del dibattito e portare le nostre istanze a chi ci sta rubando il futuro, ma soprattutto il presente». I ragazzi vogliono così riaccendere «la scintilla nelle scuole», battendosi come hanno fatto un anno fa per il genocidio in Palestina. «Serve tornare a bloccare la città, come ci hanno insegnato le compagne e i compagni francesi».
Sale la preoccupazione dei presidi di tutta Italia
Il gruppo Osa non è l’unico che farà sentire la propria voce a Roma. La Rete degli studenti medi del Lazio ha annunciato due mobilitazioni nelle scuole e nelle piazze, fissate per sabato 17 ottobre e venerdì 20 novembre. Con queste manifestazioni sale l’allarme dei dirigenti scolastici romani, che pensano già alle conseguenze sulla didattica e ai possibili danni negli edifici. «Si tratta di un rito stanco e violento a cui guardiamo con preoccupazione. – dice Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma – Perché interrompe la didattica e lascia spesso le scuole in condizioni disastrose». E aggiunge: «Per combatterlo in maniera incisiva servirebbe un intervento concreto delle istituzioni. Non si possono lasciare i presidi da soli».

