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Il film su OpenAi che non piace a Sam Altman arriverà nei cinema, la svolta per Luca Guadagnino dopo il no di Amazon (che lo aveva prodotto)

06 Ottobre 2026 - 11:47 Costanza Saporito
Regista palermitano Guadagnino
Soltanto pochi mesi fa, a riprese terminate, "Artificial" era rimasto senza distributore. Inizialmente commissionato da Amazon, che dopo un accordo di 50 miliardi di dollari con la società ha però rinunciato a distribuirlo, è stato acquistato da Neon
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Nonostante il no di Amazon che lo aveva prodotto, il film di Luca Guadagnino su OpenAi e Sam Altman arriverà nelle sale. “Artificial” è stato presentato ieri 5 ottobre in anteprima mondiale al New York Film Festival e proiettato per la prima volta all’Alice Tully Hall del Lincoln Center. Soltanto pochi mesi fa, a riprese terminate, era rimasto senza distributore. Inizialmente commissionato da Amazon, che dopo un accordo di 50 miliardi di dollari con la società ha però rinunciato a distribuirlo, è stato acquistato da Neon, la casa di distribuzione indipendente che negli Stati Uniti ha distribuito Anora, miglior film nel 2025. Girato quasi tutto in Italia, tra Ivrea, Torino e Reggio Emilia, con cinque giorni a San Francisco, uscirà negli Stati Uniti il 25 dicembre e in Italia il 20 gennaio con I Wonder.

«La realtà è più spiazzante e sorprendente della fantasia»

Guadagnino ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera quanto abbia spinto in prima persona per realizzare la pellicola in tempi brevi: «A Hollywood può passare un anno prima che un film entri in lavorazione, ma li ho convinti che era il momento di farlo subito», e di aver lavorato al copione «in modo certosino, con una ricerca profonda: non riesco ad avere fantasia se non so esattamente come sono andate le cose». Guadagnino ha sottolineato che «l’accuratezza del film è stata validata dagli avvocati numerose volte. E la realtà è più spiazzante e sorprendente della fantasia», con i dialoghi che «in gran parte» sono reali.

I commenti di Sam Altman su “Artificial” e la scelta di Amazon

Il regista palermitano non ha incontrato Altman, che, dopo l’uscita del trailer, ha già detto che il film «looks awful», “sembra brutto”, giudizio che il regista reputa «interessante, per quanto infantile». «Non so quale utilità potrei ricavare dall’incontrarlo adesso. E poi non volevamo creare neanche il minimo conflitto di interessi». Sulla decisione di Amazon, arrivata dopo mesi in cui l’azienda di Jeff Bezos e OpenAI avevano rafforzato la loro collaborazione con un investimento da parte della prima di 15 miliardi di dollari, ha invece commentato: «Posso solo dire quello che hanno dichiarato sui giornali: ritenevano di non essere la casa migliore per il film».

OpenAI: da un piccolo laboratorio no profit a colosso dell’intelligenza artificiale

Al centro della pellicola la storia di «un piccolo laboratorio no profit che cresce a una velocità vertiginosa e che, per avere più chip e battere Google, diventa profit». Dunque non solo tecnologia, ma anche ambizione, potere, «rapacità»: «OpenAI e ChatGPT sono l’apertura di un vaso di Pandora e nessuno sa come finirà».

I protagonisti di “Artificial”

Protagonisti Andrew Garfield, che interpreta Altman, e Yura Borisov nella parte di Ilya Sutskever, il geniale scienziato fedele alla missione originaria della società. «Mi piaceva il confronto tra una figura tutta mentale ma etica come Sutskever e un uomo che è una sorta di disfunzione corporea, Altman, in cui scorgo una profonda disinvoltura relazionale», ha spiegato Guadagnino.

I giovani di OpenAI secondo Guadagnino

Un film che parla anche di «corpi»: «Quello di Ilya, massiccio e dissociato dal suo genio. Quello di Altman, dinoccolato e capace di adattarsi alle superfici», e di verità: «Ilya dice: “Gli americani mentono”, Altman replica: “Non mentiamo, usiamo la verità in base a ciò che serve dire in quel momento”. Un cinismo che mi ricorda un’idea della politica che ha abbandonato la parresia: il politico deve dire la cosa giusta al momento giusto fino a contraddire del tutto ciò che ha detto prima». Infine, una riflessione sui giovani che lavorano all’interno di OpenAI: «Pensi che la giovinezza sia l’età in cui fai la rivoluzione, rovesci l’ordine costituito. Eppure la giovinezza di OpenAI è dedita solo al vantaggio economico, alla propria soddisfazione personale».