Studenti a Parigi, 40 mila oggi in piazza e rischio scontri: «Non sappiamo come farci sentire»
Oggi 6 ottobre decine di migliaia di manifestanti sono attesi a Parigi. I sindacati francesi si uniranno agli studenti delle scuole superiori che chiedono migliori condizioni delle scuole. E si prevedono nuovi scontri con la polizia. Dalla fine di settembre gli studenti bloccano gli ingressi di centinaia di scuole superiori. Lamentando la mancanza di insegnanti, orari eccessivamente pesanti, aule fatiscenti ed edifici inadeguati a gestire l’aumento delle temperature. Molte manifestazioni si sono svolte pacificamente, ma in alcune altre ci sono stati scontri con la polizia e atti vandalici.
La protesta degli studenti a Parigi
Dall’inizio delle proteste, secondo fonti governative, si sono si sono registrati 215 feriti tra gli studenti e 715 tra gli agenti di polizia. Ieri un quindicenne ha perso una mano dopo aver raccolto una granata stordente lanciata dagli agenti. Le attività didattiche sono state interrotte in 589 dei 3.700 licei e in 32 università del Paese, secondo quanto riferito dal ministero dell’Istruzione. Le autorità prevedono tra i 20 mila e i 40 mila manifestanti in piazza. Duemila poliziotti e gendarmi presidieranno il corteo. Il movimento si è progressivamente esteso prima di infiammarsi in molte città francesi.
Il 15enne
Sebbene gli incidenti siano sembrati meno numerosi rispetto a venerdì, la giornata di ieri è stata segnata dal ferimento, a Lens (nel nord della Francia), di un quindicenne che ha subito l’amputazione della mano durante una manifestazione. Dall’inizio del movimento, oltre 5.000 persone – in gran parte minorenni – sono state poste in stato di fermo. Dall’inizio della mobilitazione, l’Ispettorato generale della polizia nazionale (IGPN) – l’organo di controllo interno delle forze di polizia – ha aperto dieci inchieste. «È solo la rabbia a parlare», ha dichiarato Madeleine, interpellata dall’agenzia France Presse mentre partecipava al blocco del suo istituto a Lille, nel nord del Paese. «Gli atti di vandalismo possono essere deplorevoli, ma credo che gli studenti delle scuole superiori (…) non sappiano più come farsi ascoltare, in realtà».
Ti potrebbe interessare
Le scuole
I ragazzi denunciano le condizioni insalubri degli edifici, le classi sovraffollate e la mancata sostituzione dei docenti assenti, soprattutto nei quartieri popolari. Tra i 3.700 licei del Paese, frequentati da ragazzi tra i 15 e i 18 anni, il numero di istituti interessati da disordini era in calo lunedì, attestandosi a 589 contro i quasi 800 di venerdì, secondo i dati del Ministero dell’Istruzione. Lunedì 5 ottobre l’Union étudiante segnalava già 32 sedi universitarie bloccate.
Le elezioni
La rabbia esplode a poco più di sei mesi dalle elezioni presidenziali, in un clima sociale e politico teso, segnato dalla candidata di estrema destra Marine Le Pen – data per favorita dai sondaggi – e dall’impennata dei prezzi dei carburanti. Accusato dai sindacati di attuare una repressione sproporzionata, il governo mostra fermezza di fronte alle violenze, attribuendone la responsabilità a La France Insoumise (sinistra radicale). Il partito ha dichiarato di deplorare le violenze, pur rammaricandosi che l’esecutivo riduca il movimento a tali eccessi. Esiste una «generazione che ha l’impressione di non essere sufficientemente presa in considerazione nell’elaborazione delle decisioni che la riguardano direttamente», ha ammesso il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray.
Atto III
Per questo “Atto III” di una protesta iniziata a metà settembre nella regione parigina e poi estesasi altrove, gli studenti hanno ricevuto il sostegno di un fronte sindacale unitario del settore Istruzione (FSU, CGT, FO, CFDT, Unsa, Sud e Solidaires), che ha invitato a scendere in piazza al loro fianco a Parigi, Lione, Marsiglia e in una trentina di altre città. «I militanti della CGT saranno presenti per proteggere gli studenti», ha dichiarato la responsabile Sophie Binet, mentre i blocchi delle scuole e i raduni sono stati accompagnati da forti tensioni con le forze dell’ordine.
Bloccare i luoghi di lavoro
«Invitiamo a bloccare in massa tutti i luoghi di studio per poter continuare ad alimentare la mobilitazione e creare una convergenza tra studenti delle superiori e universitari, ma anche lavoratori di altri settori che stanno iniziando a sostenerci», ha spiegato Eloïse Lefebvre-Milon, dell’Union étudiante, che già lunedì contava una trentina di sedi bloccate. Anche la Confédération paysanne, terzo sindacato agricolo di area di sinistra, ha invitato gli agricoltori a far convergere le “rabbie” e a unirsi alla mobilitazione degli studenti con i loro trattori.
Le autorità mantengono alta la guardia anche riguardo a possibili raduni spontanei (“prérencards”) previsti già a metà giornata in diversi punti della capitale, senza alcuna comunicazione preventiva alla prefettura. Un movimento «atipico per la sua origine, poiché è la prima volta che nasce un movimento non scaturito da una riforma dell’istruzione o da una riforma riguardante i giovani (…) Si tratta di qualcosa di più spontaneo, di più dirompente», dice ad Afp il sociologo Olivier Galland, direttore di ricerca emerito presso il CNRS.

