Ultime notizie BonusDelitto di GarlascoIsraeleLegge elettorale
SCUOLA E UNIVERSITÀBambiniGiuseppe ValditaraIntervistePrecariatoScuola

«Ministero, sono arrabbiata con te: riporta indietro la maestra», la bimba di 6 anni scrive a Valditara. Il racconto dell’insegnante a Open

07 Ottobre 2026 - 17:27 Ygnazia Cigna
scuola biglietto bambina maestra precaria
La maestra Silvia racconta cosa c'è dietro il messaggio finito sui social: l'addio alla classe di Roma e le contraddizioni di un sistema che ignora i legami umani
Google Preferred Site

«Maestra, sono molto arrabbiata con il ministero». È il messaggio scritto da una bambina alla sua insegnante, che si trova a lasciare la scuola dopo due anni passati nella stessa classe. Il bigliettino è circolato sui social grazie alla pagina del Movimento dei docenti idonei esclusi, il gruppo che riunisce migliaia di insegnanti precari e da anni raccoglie le storie di chi cerca di ottenere un posto stabile nella scuola. «Non vale che fai due anni con noi e poi vai in un’altra scuola. Mi manchi e piango, non ci sei più con noi», ha scritto la bambina. Poi si è rivolta direttamente al ministero dell’Istruzione e del Merito, chiedendo di riportare indietro la sua maestra. «Ministero, sono molto delusa da te perché la maestra Silvia non è giusto che faccia due anni da noi e vada in un’altra scuola. Io la rivoglio subito. Riportala indietro».

La storia della maestra dietro il bigliettino

Dietro quelle parole c’è la storia di Silvia, che dopo dodici anni di precariato e ben cinque concorsi è finalmente entrata in ruolo. La stabilità che aspettava da anni, però, comporta con sé la necessità di lasciare la classe che aveva seguito per due anni. «Questo bigliettino mi è arrivato da una mia ex alunna», racconta a Open la maestra, che lavora in una scuola del quartiere Torpignattara di Roma. Quando ha saputo di essere stata immessa in ruolo, ha pensato prima di tutto a come dirlo ai suoi alunni. Non voleva che a settembre si trovassero davanti a una maestra diversa senza sapere perché.

Il racconto della maestra a Open

«Mi sembrava doveroso spiegare loro», racconta. Così, quando ha avuto la certezza del nuovo incarico, ha scritto una lettera alla classe per preparare i bambini alla sua assenza. Durante l’anno precedente aveva già dovuto assentarsi alcuni giorni per prepararsi al concorso e aveva spiegato ai suoi alunni che cosa stesse facendo. La cosa, riferisce, aveva colpito soprattutto un bambino di otto anni. «Mi ha detto che gli faceva sorridere il fatto che io fossi una maestra che già insegna e che dovessi andare a fare delle prove per dimostrare che sono brava a insegnare», racconta Silvia.

La fine del precariato dopo 12 anni

La domanda del bambino mette a fuoco una delle contraddizioni che accompagnano da anni la vita di molti insegnanti precari. Anche dopo anni di studio e di esperienza in classe, arrivare al ruolo resta un percorso lungo e costoso, fatto di concorsi, continue certificazioni e percorsi abilitanti universitari che richiedono tempo e denaro. Così i docenti restano precari per anni e anni. Per la maestra Silvia (che ha scelto di non rendere pubblico il proprio cognome) dopo dodici anni trascorsi tra supplenze e concorsi, ogni cambio di scuola ha significato anche ricominciare da capo sul piano umano, costruendo nuove relazioni con colleghi e studenti per poi lasciarsele alle spalle.

«Purtroppo noi siamo solamente dei numeri che vanno a coprire un posto in una graduatoria», dice. Ma nella scuola, osserva, non ci sono soltanto posti da coprire. «Ci sono bambini che si affezionano alle loro maestre e insegnanti che costruiscono nel tempo un modo di lavorare con una classe. Magari impostiamo un approccio, una metodologia che da un anno all’altro può cambiare», spiega. Per chi vive da precario, invece, la necessità di adattarsi diventa quasi una regola. «Devi essere pronta a tutto», dice Silvia.

La critica al ministero: «Ma quale merito valuta?»

Da qui arriva anche la sua critica al modo in cui viene valutato il lavoro degli insegnanti. «Si chiama ministero dell’Istruzione e del Merito. Ma quale merito valuta? Solo quanto siamo bravi a mettere bene le crocette e a preparare un’unità didattica?», dice. Restano spesso indietro, invece, tutte quelle competenze che servono ogni giorno in una classe, dalla gestione dei bambini alla costruzione di un rapporto di fiducia. L’insegnante, comunque, oggi è contenta. Dopo dodici anni di precariato ha finalmente una stabilità e non deve più vivere nell’incertezza di un incarico che può finire con l’anno scolastico. Ma il traguardo arriva dopo aver lasciato alle spalle molti bambini e molte relazioni costruite nel tempo. «Adesso inizio ad avere una stabilità», dice. «Ma mi dispiace tanto dover lasciare nel corso di questi dodici anni diversi rapporti che si erano venuti a creare e intensificare con i vari bambini e le varie bambine che ho avuto anno per anno», conclude.

leggi anche