Donzelli poliziotto cecato, i controlli sul voto di Lega, M5s e Forza Italia. Il vincitore di Amici in Transatlantico, Cuperlo e l’hotel a Botteghe Oscure. Lo strano giorno alla Camera che ha varato la nuova legge elettorale
Appena uscito dall’aula di Montecitorio che aveva approvato la legge elettorale Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli di Italia, ha chiesto ai giornalisti di chiamare subito un oculista «così mi fa l’esame della vista davanti a voi e finalmente mi crederete: non ci vedo proprio nulla». Donzelli, dopo avere celebrato nel suo intervento in aula «l’inizio della Terza Repubblica» grazie alle nuove regole sul voto, era stato visto da tutti cambiare posto durante il voto segreto finale sulla legge salendo in cima a fare «la vedetta» in modo da controllare che i deputati del suo gruppo non facessero scherzi nell’urna. Stessa cosa avevano fatto altri dei suoi, come Augusta Montaruli, scatenando le polemiche fra i banchi delle opposizioni che ironizzavano pure sulla fiducia ottenuta dal governo su altri articoli della legge elettorale: «bella fiducia che hanno nei loro deputati, tanto da avere bisogno di controllarli così». Donzelli ai giornalisti che riportavano le critiche, ha risposto sdegnato: «Macché controllo. Io dei miei mi fido. Sono salito in cima come faccio spesso perché avevo ricevuto una telefonata che dovevo proprio prendere. Mi sono allontanato e salito lassù per non disturbare gli altri. Poi vi assicuro: io non vedo nulla a distanza, chiamiamo pure il mio oculista…». Donzelli ha preferito passare per il «cecato di Giorgia Meloni» che essere additato sulla stampa come poliziotto cattivo del gruppo.
Il forzista Costa controlla i suoi, Candiani (Lega) spera ancora in un anno alla Camera
Altri due gruppi erano nel mirino come possibili franchi tiratori: Lega e Forza Italia, che non hanno particolari vantaggi dalla nuova legge elettorale, anzi… Così è uscito raggiante dall’aula dopo il voto Eugenio Costa: «Cinquantadue sì su cinquantadue deputati… siamo stati perfetti». E davanti a un gruppo di giornalisti che elencava 4 o 5 donne di Forza Italia che avrebbero votato contro per mancanza della parità di genere, ha replicato: «Impossibile. Sono sicuro. Le ho viste tutte votare sì». C’erano poliziotti interni ai gruppi un po’ dappertutto a Montecitorio. «Noi non abbiamo sgarrato», assicurava il leghista Stefano Candiani e a chi gli faceva notare che con quella legge elettorale lui stesso come tanti leghisti avrebbero rischiato di non tornare in Parlamento, replicava: «la cosa importante è che ci siamo tolti questa legge dalle scatole. Così si va avanti fino ad ottobre del prossimo anno senza che nessuno dica più nulla…». Lo stesso Donzelli l’ha buttata ancora più in là: «al voto il 28 novembre del 2027, giorno del mio 52° compleanno, così Giorgia mi fa il regalo speciale di rivincere le elezioni».

Sospetti sui voti dei 5 stelle, Silvestri: «Garantisco per i miei. Non per il campo largo»
Poliziotti in entrambi i fronti, perché quella legge elettorale passata con 227 sì qualche maldipancia ha provocato pure nelle fila delle opposizioni. Si è sparsa la voce che la maggioranza (cui mancavano tanti deputati in missione) avesse ricevuto almeno 7-8 voti più di quelli su cui contava. Qualche sospetto è calato sul gruppo del M5s, ufficialmente contro questa legge ma non così dispiaciuto di quella norma che impone di depositare il candidato premier. Ma allontana con decisione il sospetto l’ex capogruppo a Montecitorio Francesco Silvestri, mentre cammina dietro al leader Giuseppe Conte con passo da bersagliere: «Noi tutti compatti. Posso garantirlo al 100%». Però qualcuno delle opposizioni potrebbe avere votato sì… «Ah, io quando dico noi garantisco solo per quelli del M5s. Gli altri non so…».
Angelo Bonelli con Elly Schlein e le lenticchie che curano il raffreddore
Più di una voce si è diffusa di qualcosa che possa essere andato storto nel campo largo dopo che al termine del voto la leader Pd Elly Schlein si è intrattenuta a lungo in aula con il leader dei Verdi Angelo Bonelli, confabulando con aria accigliata in gran segreto visto che la Schlein si teneva mentre parlava una mano davanti alla bocca. Un giorno da pecora ha poi rintracciato Bonelli a bordo di un taxi per avere spiegazioni e lui ha minimizzato: «No, vi spiego. È stata una forma di educazione di Elly nei miei confronti, perché mi ha detto: guarda, Angelo, io sono molto raffreddata… quindi è stata un po’ lontano mettendosi la mano davanti alla bocca». E l’argomento del colloquio? «Le lenticchie», ha assicurato Bonelli, «le ho detto che le lenticchie fanno bene alla salute, specialmente quelle nostrane».

Alessandro Cattaneo presenta il cantante Virginio (ex Amici) aspirante per Sanremo
Non proprio concentratissimo sulla legge elettorale il forzista Alessandro Cattaneo ha attraversato in lungo e in largo il Transatlantico presentando a tutti con orgoglio chi lo accompagnava: «è il cantante che ha vinto Amici», spiegava suscitando «Ooh!!» di meraviglia negli interlocutori. L’ospite precisava: «sì, qualche edizione fa…». La star fuori dall’aula era infatti Virginio Simonelli, in arte Virginio. Che ha davvero vinto la sezione musicale di Amici, però 15 anni fa, nel 2011. Oggi è effettivamente un divo, ma all’estero, soprattutto nei paesi di lingua spagnola «e ho vissuto negli Stati Uniti, collaborando con Laura Pausini», ci tiene a fare sapere ad Open. Cattaneo svela di averlo conosciuto «grazie al mio grande amico Max che me lo ha presentato». Ma si dimentica di chiarire chi è questo Max, e non è un particolare da poco (si tratta di Max Pezzali). Poi il deputato azzurro svela: «Virginio spera di andare a Sanremo 2027». Il diretto interessato lo frena, poi ammette: «incrocio le dita».

La malinconia di Gianni Cuperlo: «Fra due giorni apre un 5 stelle a Botteghe Oscure»
Il Pd Gianni Cuperlo mentre l’aula discute ancora prima del voto, sta appartato su un divanetto del Transatlantico e racconta con una certa malinconia all’interlocutore: «Mi hanno detto che fra due giorni inaugurano un hotel a 5 stelle a Botteghe Oscure. Mi piacerebbe tanto vedere la suite che avrà il balcone su cui si affacciò emozionato Enrico Berlinguer la notte del 21 giugno 1976 per dire vedendo i primi risultati che un italiano su tre aveva votato comunista». L’hotel a 5 stelle è il Thompson Rome, della catena alberghiera Hyatt, 69 camere e un ristorante di lusso guidato dallo chef romano Fabio Fioravanti, cresciuto alla corte di Alain Ducasse nel tre stelle Michelin dentro ’l’Hotel de Paris di Montecarlo. È anche questo un segno dell’inizio della Terza Repubblica evocata da Donzelli…

