Max Parisi: il conduttore con il cancro al pancreas e il farmaco doraxonrasib: «Ora sto meglio»
Max Parisi, speaker di Radio Monte Carlo, è malato di tumore al pancreas. Ed è andato negli Usa per comprare un farmaco sperimentale che si chiama Rasonque e il cui principio attivo è il doraxonrasib. Un mese di terapia costa 39 mila dollari. Il farmaco è stato autorizzato dalla Fda Usa il 26 agosto scorso. L’azienda produttrice è la Revolution Medicines. Che ha presentato uno studio multicentrico sull’efficacia svolto negli stessi Usa, in Giappone e in alcuni paesi europei, tra i quali l’Italia.
Il doraxonrasib
Ma in Italia non è ancora a disposizione delle strutture pubbliche: l’azienda non ha ancora avviato l’iter per l’autorizzazione. Il Corriere della Sera racconta che la professoressa Chiara Cremolini, docente di oncologia medica a Pisa, lo ha sperimentato su 20 pazienti: «Si tratta di una cosiddetta “target teraphy”», spiega la dottoressa, che è anche nel consiglio direttivo di Aiom, l’associazione italiana oncologia medica. «È un Ras inibitore, nel senso che blocca la proteina che fa crescere il tumore al pancreas. Si lavora da tempo su medicinali di questo tipo ma fino ad ora avevano effetti collaterali molto pesanti. Il doraxonrasib invece è tollerabile, può dare problemi che si possono affrontare».
Le metastasi
Il farmaco è stato sperimentato su pazienti in metastasi che venivano da un ciclo di chemioterapia senza risultati. «Si tratta di pazienti con malattia avanzata, si è studiato il medicinale come seconda linea di trattamento. Abbiamo visto raddoppiare il tempo di sopravvivenza, da circa 6 mesi a 13. Si tratta di un grande successo, fino ad ora non si era riusciti mai a spostare i tempi». E annuncia: «Ora inizia uno studio per capire in che modo funziona come prima linea di trattamento, al posto della chemioterapia. Speriamo che intanto l’azienda faccia la richiesta per l’approvazione in Europa e avvii un programma per farcelo avere gratuitamente per le cure compassionevoli, così ci leverebbe dall’imbarazzo di questa situazione insostenibile».
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L’Aifa
L’Agenzia del farmaco italiana sta trattando per l’uso compassionevole. Così il farmaco verrebbe messo a disposizione gratuitamente. Parisi è andato negli Usa: «Al San Raffaele, dove mi hanno operato e poi seguito, mi avevano dato due mesi di vita a fine luglio, attivando la terapia del dolore. Il 16 settembre ho preso il medicinale, praticamente quando è cominciata la crisi epatica che, avevano detto i medici, avrebbe segnato la mia fine. Sono rimasto impressionato perché dopo 24 ore ho come sentito cambiare la forma di dolore. Non so spiegarlo, ma è diventata come più rotonda. Nei giorni successivi la crisi epatica è rientrata, il dolore è calato. Dopo 14 giorni ho fatto una visita di controllo e si è deciso di fare a meno della morfina. Tra una settimana ho una tac, ma sento che il tumore spinge meno sugli organi».
La raccolta fondi
Parisi ha fatto una raccolta fondi per comprare il farmaco: «Abbiamo raggiunto i 120 mila euro. Quando finiranno? Vediamo, magari mi aiuterà mio padre, un modo lo troveremo». E non si aspettava un miglioramento del genere: «Ero scettico, non perché non credo nella scienza, però ero a un quarto stadio, quindi terminalissimo. Speravo di arrivare almeno al mio compleanno, il 9 novembre. E invece adesso ho una prospettiva che guarda oltre i due mesi e, lo dico con prudenza e scaramanzia, spero di andare ancora avanti per un po’».

