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I cinquecento militari italiani in Arabia saudita e l’accusa di Pd ed M5s: «E’ una missione operativa». E la descrizione sparisce dal sito della Difesa

08 Ottobre 2026 - 23:06 Sara Menafra
guido crosetto
Crosetto alle Camere: «Le scelte operative le fanno i militari, le truppe italiane non partecipano a nessuna operazione di guerra»
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Dei cinquecento militari italiani che si trovano nella base di Tai’f in Arabia Saudita si è iniziato a parlare soprattutto da quando, a metà settembre, un Eurofighter italiano è stato colpito dagli Houthi, con il rischio concreto che l’Italia si trovasse coinvolta direttamente nel conflitto attorno ad Hormuz. Da allora, il pressing dell’opposizione per sapere di più di cosa facciano questi militari italiani, con quale mandato ed esposti a quali rischi, si è fatto sempre più insistente. Tanto più che in queste ore gli Houthi hanno attaccato direttamente Riad. Ed oggi, 8 ottobre, proprio poco prima che alla Camera iniziasse la discussione e quindi il voto segreto sulla legge elettorale, è andata in scena una discussione dai toni molto accesi tra il ministro Guido Crosetto e i parlamentari di opposizione delle commissioni competenti di Camera e Senato.

Il giallo della pagina web

I toni sono diventati incandescenti quando, dopo che Crosetto aveva descritto lo spostamento dei militari italiani in termini appunto di ridispiegamento e cioè di spostamento da una missione precedente, la Inherent resolve attivata nel 2014 per contrastare I’Isis, il deputato del Pd Enzo Amendola gli ha fatto notare che era il ministero della Difesa ad utilizzare la parola “missione” a proposito della Task force Air Arabia Saudita. Il ministro, interdetto, ha parlato a quel punto di un errore che qualcuno avrebbe pagato e in effetti, a stretto giro, la pagina in questione è diventata prima non disponibile e poi con una nuova descrizione, da cui la parola missione era sparita.

Cosa fanno gli italiani in Arabia Saudita

Il tema non è solo formale, però. Pd e M5s in particolare accusano il governo di non aver dato una completa informazione al Parlamento – come invece prevede la legge – su un contingente che si trova ad operare in un quadrante estremamente pericoloso e che qui ha portato anche l’aereo spia Gulfstream G550 CAEW (acquistato da Israele).

In particolare, l’ipotesi è che, senza dirlo, l’Italia stia facendo di più della semplice «difesa degli interessi nazionali», aiutando in particolare gli Stati uniti e l’Arabia saudita in un conflitto a cui ha formalmente dichiarato di non voler aderire al punto da rompere con gli americani proprio sulla richiesta di utilizzare le basi americane in Italia per operazioni offensive nel conflitto con l’Iran.

Le parole di Crosetto

Crosetto nell’audizione ha spiegato invece che il contingente, non avendo un mandato parlamentare come previsto per l’adesione a missioni internazionali almeno formalmente difensive, come quelle in ambito Nato, non può andare oltre la sorveglianza e la difesa dello spazio aereo della zona, anche per tutelare gli interessi italiani.

«La cosa chiara di tutti questi schieramenti e riposizionamenti è che le truppe italiane non partecipano a nessuna operazione di guerra, non fanno nulla al di là di quello che è il mandato ricevuto dal Parlamento e non hanno fatto un solo atto che sia difforme da quello che è stato autorizzato dal Parlamento», ha detto ancora Crosetto aggiungendo che le decisioni più operative le prendono i militari.

Il non detto è che la presenza italiana, tanto più con aerei utili al pattugliamento, serve probabilmente a suggellare l’intesa che in questi anni l’Italia ha stretto con l’Arabia Saudita. Ma la preoccupazione è che i militari impiegati si trovino in una situazione da cui è sempre più difficile tirarsi fuori.

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