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Accoltellò un professore per una sigaretta, condannato a cinque anni e sei mesi. La madre: «Non c’è spazio per la malattia mentale in carcere. Faremo di tutto per portarlo in comunità»

09 Ottobre 2026 - 16:16 Costanza Saporito
La legge è uguale per tutti tribunale
Il Tribunale di Vicenza ha riconosciuto la seminfermità mentale. Ma per l'avvocato difensore e la madre, che non ricorreranno in appello, l'infermità sarebbe totale
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Tentato omicidio aggravato dai motivi abietti e futili. Alberto Zago, il 34enne di Quinto di Treviso accusato di aver accoltellato alla schiena un professore del liceo Brocchi di Bassano nell’agosto 2025, è stato condannato dal Tribunale di Vicenza a 5 anni e 6 mesi di reclusione, a fronte della richiesta di oltre 10 anni avanzata dalla procura. Dopo aver scontato la pena dovrà passare due anni in libertà vigilata con l’obbligo di frequentare regolarmente il centro di salute mentale.

La richiesta della madre e dell’avvocato difensore di Alberto Zago dopo la sentenza

La madre e l’avvocato difensore Enrico Villanova hanno annunciato che non faranno ricorso in appello, ma chiedono che Zago possa essere trasferito in una struttura sanitaria: «Ci sono due centri che sarebbero disposti a prendersene carico. Faremo di tutto per portarlo in una comunità». Nel formulare il verdetto il collegio presieduto dal giudice Roberto Venditti ha riconosciuto all’imputato la seminfermità mentale, anche se per la difesa e il suo consulente, lo psichiatra Tiziano Meneghel, l’infermità sarebbe totale.

Le parole della mamma di Alberto Zago

Al Corriere del Veneto mamma Simonetta racconta che soltanto adesso, dopo aver iniziato la terapia, Alberto si è reso conto di quello che è successo: «Ha passato 8 mesi in prigione senza prendere le medicine, era completamente fuori di testa, ha preso a pugni altri detenuti e non si è mai lavato, l’odore nella cella era osceno», aggiungendo che il problema del figlio «è la sua malattia mentale, e il fatto che non l’abbia mai accettata».

La segnalazione della vicenda all’uso e alle associazioni per i diritti dei detenuti

La madre di Zago ha segnalato la vicenda all’Usl e alle associazioni per i diritti dei detenuti: «Purtroppo non c’è spazio per la malattia mentale in carcere. Il dispiacere è tanto, avere un figlio malato mentale è una delle cose più brutte che possano capitare». E sull’ipotesi dei domiciliari: «Non se ne parla, potrebbe scappare e combinare nuovi danni, proprio perché non accetta la sua malattia… Quando prende la terapia si comporta come un bambino amorevole, ma fino ad aprile si è sempre rifiutato di farsela somministrare e gli operatori non potevano costringerlo. Una volta ha tirato un pugno a un altro detenuto e si è rotto un braccio». Ha poi tenuto a ringraziare la direttrice del carcere di Vicenza, dove il figlio è attualmente detenuto, «che si è presa a cuore la sua situazione e si è impegnata a trovare una struttura dove possa ricevere le cure adeguate».

Perché Alberto Zago ha accoltellato un professore di liceo

Di quel 25 agosto 2025 Alberto Zago non ricorda nulla. Da mesi vagava in giro per l’Italia a piedi dopo essere fuggito dalla struttura di Quarto d’Altino che lo aveva in cura e in quegli ultimi giorni non mangiava perfino più. La madre ne aveva denunciato la scomparsa ai carabinieri di Zero Branco. Secondo le ricostruzioni, intorno alle 7:30 del 25 agosto, in viale XI Febbraio, Zago si sarebbe avvicinato al professore per chiedergli una sigaretta. Al rifiuto da parte del docente, il trevigiano avrebbe estratto un coltello, colpendolo alle spalle. Il momento in cui viene sferrato il fendente alla schiena del 62enne non è stato immortalato da nessuna telecamera e l’azione non è stata vista da alcun testimone.

Il fermo di Alberto Zago

Il coltello si è conficcato nella spina dorsale e si è fermato solamente a qualche millimetro dall’aorta e dal midollo spinale. La lama si è rotta a metà e i carabinieri hanno trovato soltanto il manico in ceramica, mentre l’altro pezzo, rimasto conficcato nella schiena della vittima, è stato poi rimosso a frammenti durante una delicata operazione chirurgica. Il giorno seguente Zago è stato fermato nei pressi della stazione ferroviaria di Bassano, dopo essere stato riconosciuto da un tassista in servizio nella zona a cui poco prima i carabinieri avevano mostrato una foto del possibile accoltellatore. A incastrarlo le scarpe rosse che indossava, che le forze dell’ordine avevano reso pubbliche come dettaglio utile per l’identificazione. In quell’occasione il legale aveva dichiarato: «Alberto soffre di una patologia importante, una psicosi non completamente diagnosticata che può sfociare in schizofrenia».