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Askatasuna, 19 misure cautelari chieste per gli scontri del 31 gennaio: tra i reati contestati anche quello di tentato omicidio

09 Ottobre 2026 - 14:05 Costanza Saporito
Scontro tra forze dell'ordine e manifestanti, Torino 31 gennaio 2026
Quattordici le perquisizioni tra Torino e altre cinque città, le misure richieste vanno dal carcere all’obbligo di firma. Gli attivisti: «Un tentativo di punire alcuni per una giornata che rimane nella storia»
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L’inchiesta sui fatti avvenuti durante la manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero del centro sociale torinese Askatasuna di corso Regina Margherita, eseguito il 18 dicembre 2025, va avanti. Il pubblico ministero ha richiesto 19 misure cautelari nei confronti di alcuni partecipanti in diverse città d’Italia.

L’operazione della procura di Torino e i reati contestati ai partecipanti alla manifestazione

L’operazione coinvolge anche le questure di Genova, Cagliari, Firenze, Imperia e Reggio Emilia che hanno supportato la polizia di Torino nell’esecuzione di 14 perquisizioni domiciliari in varie città della penisola. Agli indagati, intanto, sono stati notificati i decreti di fissazione degli interrogatori. Tra i reati contestati resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti all’offesa, rapina e anche tentato omicidio. Le misure richieste vanno dal carcere all’obbligo di firma.

Gli scontri tra la polizia e i manifestanti durante la manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna

Lo scorso 31 gennaio, mentre il corteo procedeva lungo corso Regina Margherita per raggiungere la palazzina rossa al civico 47, sede del centro sociale, 2.000 persone si erano scontrate con le forze dell’ordine che sbarravano loro la strada. Gli agenti erano stati attaccati con razzi, bengala, bombe carta, pietre e bottiglie, mentre alcuni gruppi di manifestanti, a volto coperto, avevano incendiato cassonetti e un mezzo della polizia. Un agente era stato accerchiato, aggredito da un gruppo e colpito con un martello. In quell’occasione, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva chiesto che le persone responsabili dell’aggressione fossero «trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni».

Le dichiarazioni degli attivisti di Askatasuna sui social

Gli attivisti del centro sociale si oppongono ora alla ricostruzione delle responsabilità per gli scontri stabilita dalla procura. In un comunicato social la definiscono «un tentativo di punire alcuni per una giornata che rimane nella storia». Sostengono che l’intento sia «dare la responsabilità ad alcuni di quella che è stata una manifestazione di rabbia popolare che ha visto la partecipazione di oltre 50mila persone».

Gli attivisti riportano poi l’attenzione su «l’uso massiccio e violento da parte delle forze dell’ordine di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, di cui si è parlato in un dossier e in diverse inchieste giornalistiche», ribadendo che «la violenza è quella che viene dall’alto e che viene perpetrata ogni giorno nei confronti di chi deve essere messo a lavoro per interessi nemici ai nostri».

Infine, esprimono solidarietà alle persone coinvolte nell’inchiesta e invitano a partecipare alle prossime iniziative contro il riarmo e per la Palestina: «Intanto, ci vediamo nelle piazze. Verso il 24 ottobre e oltre». Poi, ritornando sullo sgombero dell’Askatasuna: «È stato un colpo voluto dal governo a seguito di un movimento che ha bloccato un Paese intero per fermare un genocidio mostrato in diretta tv».