Nobel alla giudice Pillay, Usa pronti a sanzioni contro la Cpi: «Odia America e Israele». È polemica, l’Italia si smarca
Washington dichiara guerra alla Corte penale internazionale. Poche ore dopo l’assegnazione del Nobel per la pace a Navi Pillay, la giurista che accusò Israele di genocidio, Donald Trump definisce «vergognosa» la scelta di Oslo e l’amministrazione americana risponde colpendo la Corte con le sanzioni. L’annuncio arriva dal Dipartimento del Tesoro. Il segretario di Stato Marco Rubio, citato da Reuters, parla di un «tribunale canaglia» e promette di vietare ogni transazione con l’organismo, tagliandone le risorse e «paralizzandone la capacità operativa».
La reazione della Cpi
Tempestiva la reazione della Cpi, che definisce le sanzioni «un attacco allo Stato di diritto e agli stessi fondamenti dell’ordine giuridico internazionale, che infligge un duro colpo al principio fondamentale secondo cui nessuno è al di sopra della legge». Per la Corte, «la storia giudicherà questo momento». La presidente Tomoko Akane assicura che il tribunale continuerà a svolgere il proprio mandato con «indipendenza» e «imparzialità», ma avverte: non può agire da sola e il suo destino è ora anche nelle mani degli Stati che l’hanno istituito.

La risposta di Ue e Olanda: sei mesi per il dialogo
La risposta dell’Europa è stata altrettanto dura. Per l’Ue la decisione è «profondamente deplorevole». Bruxelles assicura che lavorerà fianco a fianco con la Corte perché continui a operare in modo efficace ed è pronta adottare tutte le misure necessarie, anche a tutela degli operatori europei nel mercato unico. Resta però uno spiraglio. «Le sanzioni scatteranno solo dopo un periodo transitorio di sei mesi», che lascia «spazio al dialogo».
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Stessa linea dall’Olanda, Paese che ospita la Cpi. Il ministro degli Esteri Tom Berendsen parla di «una nuova e spiacevole escalation» e giura che la Corte sarà difesa «con fermezza». Precisa che le misure non entreranno in vigore subito, che i fornitori di servizi potranno continuare a lavorare e che i sei mesi di attesa vanno usati per il confronto con gli altri membri della Corte. Al Consiglio Affari Esteri di lunedì, in Lussemburgo, ci sarà quindi un giro di tavolo per discutere il nuovo round di sanzioni degli Usa.
Anche l’Italia conferma la fiducia nella Cpi
Anche l’Italia ha confermato la propria fiducia nella Cpi, firmando la dichiarazione congiunta con cui i ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito ribadiscono la contrarietà alle sanzioni Usa. Roma ricorda il proprio sostegno «all’indipendenza, all’imparzialità e all’integrità» della Corte. «In qualità di convinti sostenitori della Corte Penale Internazionale», si legge nel testo, i firmatari esprimono «rammarico» e «ferma opposizione» all’annuncio americano. Se le misure fossero confermate, avvertono, avrebbero un impatto significativo «sull’attività della stessa Corte, sul suo personale e sulle loro famiglie», prosegue il testo, in cui i ministri riaffermano l’impegno «a difendere il sistema internazionale basato sulle regole e promuovere la responsabilità».
L’offensiva partita da Israerle
A dare il via all’offensiva era stato Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha accusato Pillay di aver legittimato l’ex procuratore capo Karim Khan, l’uomo che ha firmato il mandato di arresto nei suoi confronti per crimini di guerra e contro l’umanità, prima di essere sospeso per accuse di molestie sessuali. Secondo Netanyahu, Khan avrebbe costruito un «falso caso» contro Israele sulle «menzogne» fornite da Pillay, e i «membri fuorviati» del Comitato Nobel starebbero ora onorando chi ha diffuso quella che definisce una «demonizzazione degli ebrei».
Foto copertina: ANSA/SAMUEL CORUM | Donald Trump e la premio Nobel per la pace, Navi Pillay

