Palestina, elezioni a Gaza e in Cisgiordania verso il rinvio: «Non ci sono le condizioni per votare ora»
Le elezioni legislative palestinesi, inizialmente fissate per il 28 novembre 2026, saranno rinviate e potrebbero slittare fino a settembre 2027. È quanto emerge da una lettera inviata dal vicepresidente palestinese Hussein al-Sheikh al ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, datata 8 ottobre e visionata da Reuters. Nel documento, al-Sheikh spiega che le condizioni politiche, di sicurezza ed economiche previste per consentire lo svolgimento del voto «non si sono concretizzate». Le circostanze attuali, si legge nella lettera, presentano ostacoli tali da compromettere «l’inclusività, la libertà di partecipazione e l’integrità del processo elettorale».
Elezioni a rischio tra tensioni politiche e difficoltà operative
I dubbi sulla possibilità di organizzare le elezioni entro la fine di novembre erano emersi già da tempo. Tra le principali criticità ci sono le difficoltà legate alla situazione nei territori palestinesi e agli ostacoli logistici per garantire il voto nella Striscia. Alcuni esponenti di Fatah, il movimento del presidente Abu Mazen, al secolo Mahmoud Abba, hanno chiesto di avviare un dialogo con Hamas e con le altre fazioni palestinesi per definire una visione nazionale condivisa prima di procedere alle urne.
Altri rappresentanti hanno invece sottolineato le difficoltà nell’introdurre a Gaza il materiale necessario per le operazioni elettorali, comprese urne, schede e inchiostro. Impedimenti che, secondo queste valutazioni, rischierebbero di rendere impossibile lo svolgimento regolare delle consultazioni.
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La Francia insiste sulla necessità del voto
Parigi ha ribadito l’importanza delle elezioni per il futuro politico palestinese. Giovedì, il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux, ha dichiarato che è essenziale che il voto si svolga, accogliendo con favore l’avvio di una missione dell’Unione europea incaricata di osservarne lo svolgimento. Secondo il portavoce, le elezioni potrebbero consentire alla leadership palestinese di rinnovare la propria legittimità e sostenere le aspirazioni della popolazione, contribuendo al contempo «a preservare la prospettiva di una soluzione a due Stati».
Oltre vent’anni senza elezioni legislative
I palestinesi non votano per eleggere un nuovo Parlamento dal 2006, mentre le ultime elezioni presidenziali risalgono al 2005. Da allora, la divisione politica tra Fatah e Hamas ha profondamente condizionato il funzionamento delle istituzioni palestinesi. Nel 2006 Hamas vinse le elezioni legislative, sfruttando anche il malcontento popolare nei confronti della corruzione attribuita all’Autorità nazionale palestinese (ANP). L’anno successivo, dopo violenti scontri, il movimento prese il controllo della Striscia di Gaza, estromettendo le forze fedeli ad Abbas.
Il presidente palestinese, Abu Mazen – che sarebbe pronto a far saltare le elezioni legislative palestinesi, come anticipato a Open da Samer Sinijlawi – governa per decreto dal 2009, quando è scaduto il suo mandato. Nel corso degli anni, il consenso nei confronti dell’ANP si è progressivamente ridotto, alimentato dalle accuse di inefficienza, corruzione e mancanza di rappresentanza democratica.
Foto copertina: ANSA/MOHAMMED SABER | Palestinesi ispezionano le macerie delle abitazioni distrutte in seguito a un attacco aereo israeliano nel quartiere di Al-Sabra, a Gaza City, il 9 ottobre 2026

