«Abu Mazen farà saltare le elezioni». Così il primo voto dopo 20 anni a Gaza e in Cisgiordania è a rischio
Abu Mazen è pronto a far saltare le elezioni legislative palestinesi previste per il prossimo 28 novembre, le prime convocate da 20 anni in Cisgiordania e a Gaza. Lo denuncia uno dei partiti politici palestinesi di recente formazione che spera di correre al voto: Masar Jadid (“Nuova Strada”). Il leader della lista Samer Sinijlawi ha preso carta e penna e scritto un «appello urgente» ai governi Ue, visionato da Open, per scongiurare il pericolo. «Una decisione di rinviare le elezioni sembra stia prendendo forma, e potrebbe esser già annunciata già la prossima settimana: vi prego di agire prima», scrive Sinijlawi nella lettera, chiedendo ai governi europei di fare ogni pressione su Abu Mazen per preservare l’opportunità storica delle elezioni in programma. Da Gaza alla Cisgiordania sino a Gerusalemme Est, la convocazione delle elezioni legislative ha creato una speranza inedita per i palestinesi, specie i giovani che non hanno mai votato, ricorda l’attivista, ma ora «la finestra si sta chiudendo rapidamente».
Lo scontro Fatah-Hamas e il governo «senza fine» di Abu Mazen
Abu Mazen, al secolo Mahmoud Abbas, guida l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) dal 2005, dopo la morte di Yasser Arafat. Compirà 91 anni il prossimo mese. Nel gennaio 2006, l’ultima volta in cui si sono svolte elezioni legislative nei territori palestinesi, la lista di Hamas vinse su quella di Fatah: seguirono mesi di negoziati delicatissimi, scontri e omicidi. Nel 2007 Hamas prese infine con la forza il controllo della Striscia di Gaza, e Abu Mazen la escluse dal governo di Ramallah. Da allora le due aree abitate dai palestinesi hanno preso due strade ben diverse, ma in entrambe non sono mai più state convocate elezioni. Il mandato di Abbas alla guida dell’Anp è scaduto formalmente nel 2009, ma è stato poi prorogato a tempo indeterminato dal Consiglio centrale palestinese, e ha continuato a governare per decreto. Sulla scorta delle pressioni internazionali, Abu Mazen convocò infine elezioni presidenziali e parlamentare nel 2021, ma poi le rinviò sine die. Ora crescono i timori che si verifichi lo stesso scenario.
Il piano Trump, le elezioni palestinesi e le mosse di Israele
Gli Stati Uniti insieme a Qatar, Egitto e Turchia hanno strappato la nuova promessa di Abu Mazen di rinnovare le cariche palestinesi nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza siglato un anno fa. Se a Gaza il “piano Trump” ha previsto il disarmo di Hamas e il suo allontanamento dal potere – traguardi che restano ben lontani -, all’Anp richiedeva l’impegno a convocare e favorire l’organizzazione di nuove elezioni, oltre che a rivedere i programmi scolastici. Ad aprile si sono svolte, tra enormi difficoltà, le prime elezioni municipali sia in Cisgiordania che nella Striscia, mentre quelle legislative sono state programmate per il 28 novembre. Abu Mazen ha poi promesso di tenere anche le presidenziali «nel 2027», senza fissare una data certa. La leadership Anp denuncia però che Israele starebbe ostacolando l’organizzazione del voto, da ultimo impedendo ai funzionari elettorali di entrare tanto a Gaza quanto a Gerusalemme Est. Israele non ha commentato, ma la portavoce della commissione elettorale palestinese ha detto all’Afp che l’organo, nonostante le difficoltà, resta in grado di far svolgere le elezioni.
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L’appello di Sinijlawi a Open: «Il mondo intervenga»
«Stro**ate, le elezioni si potrebbero fare domani: a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est», sbotta Sinijlawi parlando con Open. L’ex leader degli giovani di Fatah, che ha passato 5 anni nelle carceri israeliane ma oggi guarda a un futuro possibile di convivenza con lo Stato ebraico, sostiene in sostanza che si tratti dell’ennesimo pretesto per far sì che nulla cambi nei territori palestinesi. Abu Mazen, in questo quadro, sarebbe ormai poco più che una pedina nella mani di altri. «A guidare gli sforzi perché saltino le elezioni è il vicepresidente Hussein al-Sheikh: vuole ereditare il trono senza passare dal test del voto», accusa il leader di “Nuova Strada”.
Dopo i 20 anni di dittatura di Hamas, i tre anni da incubo della guerra a Gaza e le violenze che continuano anche in Cisgiordania, la prospettiva delle elezioni ha il sapore almeno di una boccata d’ossigeno per molti palestinesi. Secondo un recente sondaggio dell’Istituto per il progresso sociale ed economico palestinese, oltre il 60% dei gazawi si dice pronto a votare. Anche se la metà dei palestinesi non si fa illusioni e pensa che le elezioni alla fine le faranno saltare. «La situazione è al collasso, 2 milioni di persone vivono in tende di plastica, i dipendenti pubblici non ricevono lo stipendio, la disoccupazione è a livelli record e nulla funziona. Ma il destino di questa gente è nelle mani delle stesse persone che governano da 20 anni e prendono decisioni in una stanza di qualche hotel al Cairo. Il mondo non deve stare in silenzio, deve spingere con tutte le forze perché i palestinesi possano votare come tutti gli altri popoli del mondo», è l’accorato appello di Sinijlawi.

