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«Discriminata perché incinta»: ricercatrice precaria vince la causa contro il Cnr sui congedi di maternità

10 Ottobre 2026 - 20:07 Ygnazia Cigna
ricercatrice cnr precaria
La lavoratrice aveva perso il requisito dei tre anni di servizio perché l’ente aveva sottratto dal conteggio 475 giorni di congedo. Per il giudice si tratta di una discriminazione legata alla maternità
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Due congedi di maternità le erano costati il posto di lavoro e la possibilità di essere stabilizzata dopo anni di precariato. Ora, però, una ricercatrice di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha ottenuto una vittoria in Tribunale. La giudice del lavoro di Venezia ha riconosciuto che escluderla dalla procedura a causa delle assenze legate alla maternità è stata una discriminazione e ha imposto all’ente di rivalutare la sua domanda.

La storia della ricercatrice

La procedura di stabilizzazione era stata avviata circa un anno fa e prevedeva almeno tre anni di servizio presso il Cnr, pari a 1.095 giorni. Nel caso della ricercatrice, assunta nell’aprile 2021, dal calcolo erano stati esclusi due periodi di congedo, uno di 244 giorni nel 2022 e l’altro di 231 giorni nel 2024. In questo modo, la sua anzianità era scesa a 878 giorni, al di sotto della soglia richiesta. La conseguenza non era soltanto l’esclusione dalla stabilizzazione, ma anche il rischio di perdere il contratto in essere, con scadenza prevista a gennaio.

La decisione del tribunale

La giudice Chiara Coppetta Calzavara ha accolto il ricorso presentato dalla lavoratrice, contestando il criterio utilizzato per calcolare il servizio. Nella decisione ha riconosciuto che la ricercatrice è stata «discriminata nella procedura di stabilizzazione e nella procedura del contratto in essere per aver goduto del congedo di maternità e del congedo parentale, in quanto donna». La sentenza sottolinea che «la gravidanza e la maternità non possono compromettere il lavoro, la progressione di carriera e le opportunità di lavoro della donna». La decisione non equivale ancora alla stabilizzazione automatica della ricercatrice, ma obbliga il Cnr a esaminare nuovamente la sua domanda.

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