Il maestro non mangia se non denuncia i bambini, la stretta alla mensa scolastica di Biella: le regole sul digiuno a scuola per chi non paga
A Biella un insegnante si è visto negare il pasto in mensa dopo essersi rifiutato di segnalare gli alunni morosi, come chiedeva una circolare del Comune inviata ai dirigenti delle scuole primarie della città. Il provvedimento, datato 23 settembre, sollecita «la collaborazione del personale sia ausiliario che insegnante» per impedire l’accesso alla mensa ai bambini le cui famiglie non hanno pagato il servizio. Secondo il comune spetterebbe al personale scolastico chiamare i genitori dei “morosi” perché vengano a riprenderli.
La circolare aveva subito sollevato polemiche. La segretaria provinciale di Sinistra Italiana-Avs, Roberta Cimma, si era schierata dalla parte degli insegnanti, sostenendo che «non possono essere trasformati in uno strumento di controllo delle posizioni economiche delle famiglie, né possono diventare esattori per conto del Comune». Molti docenti si sono infatti da subito rifiutati di fare i “vigilanti”.
La denuncia dell’insegnante di Avs che si è visto negato l’accesso alla mensa
Tra loro anche Roberto Pietrobon, che è anche dirigente locale dei rossoverdi. Dopo essersi esposto sui social, dove ha dichiarato senza mezzi termini che non avrebbe «obbedito» alla circolare comunale, si è visto negare il pasto che nelle settimane precedenti aveva avuto regolarmente: «Mi hanno detto che non “ero segnato in bolla”, anzi che il mio nome era “cancellato”. Non so se sia una conseguenza del mio rifiuto, nelle settimane passate, di segnalare i miei e le mie alunne non in regola con le rette per il servizio di refezione scolastica, alle quali ho voluto comunque garantire il pasto». Poi ha aggiunto, con una punta di ironia: «Non so se, banalmente, il negarmi il pranzo sia dovuto al fatto di essere vegetariano, categoria non amata da chi, invece, ama la caccia e le bistecche. I fatti sono però questi, avvenuti davanti a diverse insegnanti e a decine di bambini e bambine».
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Il riferimento è al consigliere regionale di FdI Eugenio Zappalà, socio, insieme all’ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro, della Bisteccheria d’Italia, il locale romano finito al centro di un’inchiesta antimafia. Zappalà aveva infatti accusato di omertà gli insegnanti contrari alla circolare: «Nessuno pretende da un insegnante di ispirazione comunista di lavorare un po’ oltre il perimetro previsto dal contratto. Sia mai! Ma almeno si abbia la decenza di non istigare l’ignavia di quei colleghi che, evidentemente, hanno un senso civico più sviluppato».
L’interrogazione parlamentare presentata da Avs
Sul caso Avs ha quindi presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Secondo la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti, «i docenti vivono un clima di continua intimidazione politica con la quale si tenta di comprimere i loro diritti e la libertà di insegnamento». Per Piccolotti, Pietrobon e gli altri insegnanti «che hanno messo la tutela della dignità dei bambini prima di ogni cosa hanno fatto il loro dovere di docenti». Per questo, conclude, «chiederemo al ministro di sapere se intenda agire affinché venga ripristinata la regolare fornitura di pasti a tutti gli insegnanti, anche a quelli che si rifiutano di operare come funzionari del recupero crediti per conto delle istituzioni comunali».

