Alla Pinacoteca di Brera arrivano gli occhiali di Meta per far vedere l’arte anche a chi non vede
Alla pinacoteca di Brera di Milano l’arte diventa accessibile anche alle persone con disabilità visiva. È il progetto “Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo”, sperimentazione ideata e promossa da Meta, Pinacoteca di Brera ed EssilorLuxottica, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Subvedenti (ANS), l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, con l’obiettivo di sperimentare nuove forme di accessibilità culturale per le persone cieche e ipovedenti. Un tema particolarmente rilevante in Italia, dove il patrimonio culturale riveste un ruolo centrale e le limitazioni visive moderate o gravi interessano complessivamente il 18,6% della popolazione.
Come funzionano gli occhiali di Meta
Quella di Brera è una delle prime sperimentazioni museali al mondo che utilizza gli AI glasses sviluppati da Meta ed EssilorLuxottica per le visite dedicate a persone cieche e ipovedenti. Il percorso accompagna i visitatori alla scoperta di otto opere attraverso tre diversi contenuti per ogni opera sviluppati secondo il metodo DescriVedendo di ANS: la descrizione morfologica, che traduce in parole forme, composizione, dettagli e caratteristiche visive delle opere, l’approfondimento storico-artistico e la biografia dell’artista, fruibili liberamente secondo le preferenze di ciascun visitatore. È l’occhiale stesso a riconoscere il quadro che si ha davanti: toccando le aste dell’occhiale lo spettatore può far partire le audiodescrizioni sulle opere o sulla storia dell’artista.
«Rendere accessibile il patrimonio significa creare le condizioni perché ciascuno possa costruire il proprio rapporto con l’arte. La Pinacoteca continua a essere un luogo di sperimentazione in cui esplorare nuovi linguaggi e strumenti capaci di avvicinare un patrimonio universale a un pubblico sempre più ampio», ha detto infatti Angelo Crespi, direttore Grande Brera e Cenacolo Vinciano.
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«Per noi, che ogni giorno li vediamo nascere nei nostri laboratori e nelle fabbriche – ha raccontato Davide Schinetti, Chief operating and Group R&D officer di EssilorLuxottica – è motivo di grande orgoglio vedere come gli smart glasses possano contribuire ad arricchire il modo in cui le persone vivono il mondo che le circonda».
I volontari connessi grazie a Be My Eyes
Gli occhiali non solo parlano, ma ascoltanno anche: grazie all’integrazione con Be My Eyes, è possibile entrare in contatto con volontari vedenti e operatori qualificati che possono guidare le persone ipovedenti o cieche. Il volontario che risponde alla chiamata si connette agli occhiali della persona che lo ha chiamato e può vedere quello che ha davanti: può così aiutarlo a orientarsi nello spazio o a gestire situazioni pratiche, sia durante il percorso di visita sia nel raggiungimento del museo.
Il progetto Be My Eyes conta 8 milioni di volontari nel mondo, e non riguarda solo il mondo dell’arte: «È utilizzato spesso da chi per esempio perde le chiavi e non riesce a ritrovarle: attivando la funzione tramite gli occhiali, il volontario vede dove si trovano e dà indicazioni per ritrovarle», ha raccontato Maxine Williams, VP Accessibility di Meta.
Quante sono le persone con disabilità visiva in Italia
Le persone con disabilità visiva in Italia sono oltre 1 milione e il loro numero è in costante aumento per l’invecchiamento della popolazione. L’1,9% di italiani dai 15 anni in su ha gravi limitazioni visive e la quota sale al 5% dai 65 anni e all’8% sopra i 75 anni.
«Per avvicinarsi all’arte hanno da tempo potuto beneficiare di contenuti come quelli offerti dal metodo DescriVedendo, in grado di evocare attraverso una descrizione morfologica meticolosa, un’immagine mentale coerente con le opere esposte. Potersi oggi avvalere dell’integrazione con le nuove tecnologie, amplifica ulteriormente questa offerta di servizio, in una logica di reale inclusività», ha spiegato Rosa Garofalo, direttrice dell’Associazione nazionale subvedenti (ANS).

