Cosa sappiamo veramente sul “crollo dei bot russi” dopo i droni su Yandex
Dopo i raid con droni sui data center di Yandex dell’8, 9 e 11 ottobre, il traffico automatico dalla rete dell’azienda russa verso i siti web è sceso quasi a zero, come mostra Cloudflare Radar. Un dato che è stato associato a un silenzio improvviso dei bot della propaganda russa sui social, con elogi all’Ucraina per aver colpito duramente la “fabbrica dei troll” che infesta il web. Di fatto, però, Cloudflare Radar non monitora le attività dei bot sui social media, mentre il calo riguarda con ogni probabilità i crawler del motore di ricerca e non conferma affatto questa narrazione.

Da Zelensky al caso AfD: l’ipotesi del colpo alla propaganda russa
Il 12 ottobre, a Varsavia, Zelensky aveva dichiarato che l’attività dei bot russi è calata dopo i raid, secondo quanto riportato da United24 Media citando la BBC. L’eurodeputato Tomáš Zdechovský ha scritto che, se confermato, sarebbe significativo un calo dell’attività online a sostegno di AfD, condividendo un grafico di dubbia origine e contestato da esperti come Ilya Lozovsky, editor presso l’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), indicando possibili anomalie nella sua realizzazione.

Gli attacchi con droni tra Ryazan, Kaluga e Vladimir
Il primo attacco è della notte dell’8 ottobre a Sasovo, nella regione di Ryazan. Il giorno dopo viene colpito il centro di Kaluga, atto attribuito dalla stessa Yandex ai droni ucraini. L’11 ottobre è la volta del data center della regione di Vladimir, dove l’azienda gestisce uno dei tre supercomputer che utilizza per sviluppare il proprio modello di intelligenza artificiale.
Il crollo del traffico automatico registrato da Cloudflare Radar
Secondo quanto riportato da Cloudflare Radar, è stato registrato un crollo delle richieste automatiche ai siti web da parte della rete Yandex (AS13238). Dopo un crollo iniziale tra il 7 e l’8 ottobre, tra il 10 e l’11 il traffico va quasi a zero, toccando lo 0,3% contro l’88,2% della stessa ora di una settimana prima.

Crawler dei motori di ricerca e troll dei social: perché non sono la stessa cosa
Un motore di ricerca non legge il web come lo legge una persona, ma utilizza dei programmi chiamati spider o crawler, che passano da un sito all’altro, leggono tutto e prendono appunti. Un’attività non esclusiva di Yandex, in quanto viene attuata anche da altri motori di ricerca come Google con Googlebot. Questi “bot” non commentano, non postano e non fingono di essere elettori arrabbiati, ma raccolgono esclusivamente dati. Il crollo, dunque, risulta facilmente associabile all’interruzione di questi processi automatici di scansione del web.
Non si può escludere che con i server di Yandex si sia fermata anche qualche attività legata alla propaganda, magari appoggiata ai servizi cloud che l’azienda offre a terzi. Tuttavia, non c’è modo di dimostrarlo né di misurarlo in quanto servirebbero altri dati, come quelli delle piattaforme o di chi tiene d’occhio gli account sospettati, che per ora non ci sono.
Come operano le troll farm: VPN, indirizzi domestici e cloud occidentali
Gli account che diffondono propaganda su X, Facebook e altre piattaforme, sono comunemente gestiti da persone o da software e non passano per forza dalla rete di Yandex.
Come spiegato da Cybernews, dal 2022 piattaforme come Reddit e Facebook bloccano di solito il traffico che arriva direttamente dai data center aziendali russi più noti, mentre le operazioni nascoste si appoggerebbero a connessioni domestiche, VPN commerciali e servizi cloud occidentali per far sembrare le richieste come locali, non come russe.
Un esempio è quello di Lakhta, il nome dato alla “fabbrica dei troll” del gruppo Wagner di Prigozhin, che con un team di 400 persone operava utilizzando servizi per aggirare il blocco degli indirizzi IP.

