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Niko Pandetta, la canzone «Mentalità mafiosa» dedicata al presunto boss di Catania: l’intercettazione in carcere

14 Ottobre 2026 - 11:25 Antonia Verderosa
rapper niko pandetta
Il brano sarebbe un omaggio a Sebastiano Miano, detto «Piripicchio», ritenuto a capo di un'organizzazione dedita allo spaccio. I due erano già coinvolti nel procedimento sulla sparatoria alla discoteca catanese Ecs Dogana
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Una canzone che parla di pistole, carcere e fedeltà tra «fratelli». Il brano si intitola Mentalità mafiosa, lo canta il neomelodico Niko Pandetta e sarebbe dedicato a Sebastiano Miano, detto «Piripicchio», ritenuto a capo di un’organizzazione dedita allo spaccio a Catania. A ricostruire la dedica è un’intercettazione del 2023, quando i due si trovavano in carcere. Entrambi erano già stati coinvolti nel procedimento sulla rissa e la sparatoria avvenute nei pressi della discoteca Ecs Dogana nel 2022.

L’intercettazione in carcere e la dedica a «Piripicchio»

«È come me, lui è proprio come me. Storia pericolosa, mentalità mafiosa». Sono alcuni versi della canzone finiti negli atti dell’inchiesta. C’è un riferimento a chi viene arrestato ma non fa nomi, uno alla «bandiera canadese sul cappello» e un altro a due colpi di pistola esplosi da una moto. A ricostruire la dedica sono stati gli investigatori, partendo da una conversazione intercettata nel 2023 tra Pandetta e Miano. Secondo gli inquirenti, il brano sarebbe un omaggio a «Piripicchio», ritenuto uno degli uomini di punta della nuova generazione legata al clan Cappello-Bonaccorsi. «Auh… patto di sangue, la mala vita… è un mostro questa canzone», avrebbe detto Pandetta a Miano, prima di fargli ascoltare Mentalità mafiosa. La conversazione è stata inserita negli atti dell’inchiesta sul gruppo criminale.

Chi è Sebastiano Miano, detto «Piripicchio»

Sebastiano Miano è ritenuto dagli investigatori il capo di un’organizzazione che avrebbe gestito il traffico di droga nel quartiere Villaggio Sant’Agata, a Catania. Il gruppo sarebbe vicino al clan Cappello-Bonaccorsi, di cui è esponente storico Salvatore «Turi» Cappello, zio di Niko Pandetta. Nell’inchiesta, la procura contesta a diversi indagati reati aggravati dal metodo mafioso e, ad alcuni, l’aggravante di aver agevolato il clan.

La sparatoria all’Ecs Dogana e l’inchiesta sul clan Cappello

L’indagine inizia con la sparatoria dell’aprile 2022 nei pressi dell’Ecs Dogana, un locale nella zona del porto di Catania. Lo scontro, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe nato da contrasti tra gruppi rivali, alimentati anche da uno sgarbo a Pandetta: alcuni giovani gli avrebbero impedito di esibirsi durante un concerto del trapper Tony Effe, avvenuto alcuni giorni prima. La notte della sparatoria, dopo una rissa, due giovani rimasero feriti dai colpi di pistola esplosi all’esterno del locale. Nell’agosto dello stesso anno, il questore di Catania aveva disposto un Daspo nei confronti del cantante.

Da quell’episodio partirono le indagini che hanno permesso alla Squadra Mobile di ricostruire le attività del gruppo di Miano. Pandetta, che è stato condannato in appello per la rissa, non figura tra gli indagati di questa inchiesta. Il cantante risulta invece coinvolto in un altro procedimento per traffico di stupefacenti, denominato Abisso. L’operazione Oltre il Villaggio coinvolge complessivamente 36 indagati. Le accuse comprendono, a vario titolo, traffico di stupefacenti, reati in materia di armi, lesioni e minacce aggravate dal metodo mafioso.

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