Milano, le agenzie immobiliari a caccia di case: fino a migliaia di euro a chi segnala chi vende. Come funziona il mercato delle soffiate
A Milano la caccia all’immobile da vendere passa anche per le “soffiate” remunerate. Privati, conoscenti e portinai segnalano alle agenzie immobiliari appartamenti sul punto di finire sul mercato in cambio di ricompense che vanno da centinaia fino a migliaia di euro. Come scrive Repubblica, si tratta di una tendenza sommersa sempre più diffusa, dove una confidenza raccolta tra vicini può valere fino al 25% della provvigione d’agenzia, con tanto di anonimato garantito a chi passa l’informazione all’insaputa del proprietario. Un sistema di caccia alle case che ha fatto scattare l’allarme della Federazione dei mediatori immobiliari (Fimaa), preoccupata per il confine sottilissimo tra la semplice segnalazione remunerata e l’esercizio abusivo della professione.
Come funziona il mercato delle soffiate
Il meccanismo fa leva sul bisogno delle agenzie di anticipare i competitor per accaparrarsi mandati di vendita. «Hai un parente, un conoscente, un amico che vuole vendere il suo immobile? Per la segnalazione riconosciamo una percentuale del 25 per cento della nostra provvigione», recita ad esempio l’annuncio di un’agenzia milanese citato da Repubblica. Con i valori del mercato all’ombra della Madonnina, i calcoli portano rapidamente a cifre consistenti: su un immobile ceduto a 400 mila euro, a fronte di una commissione d’agenzia del 5%, il compenso per il segnalatore può toccare teoricamente i 5 mila euro, salendo a 7.500 euro se il valore dell’immobile raggiunge i 600 mila euro.
I portali dedicati e l’anonimato garantito
Accanto alle singole agenzie sono spuntati veri e propri servizi strutturati. La piattaforma SegnaloCasa prevede un fisso di 100 euro già nel momento in cui il proprietario concede l’incarico, a cui si aggiunge un ulteriore compenso pari al 30% della commissione versata dal venditore, fino a 900 euro, per un tetto massimo di mille euro. E non serve alcun accordo preventivo con chi possiede l’alloggio. Interpellato telefonicamente da Repubblica sulla necessità di avvisare il proprietario prima di passare il contatto, un operatore del servizio ha chiarito: «Assolutamente no». È la società a fare il primo passo tutelando l’identità dell’informatore: «Il segnalatore non fa nulla e percepisce fino a mille euro». Un altro modello ancora è quello adottato da Joincasa, che qualifica come «Starter» il segnalatore non professionista, chiedendo però una delega del venditore, e riconosce 50 euro ogni 50 mila euro di compravendita portata a termine.
L’ira dei mediatori Fimaa: «Sottobosco deprimente al limite dell’abusivismo»
La proliferazione di queste ricompense sta però creando forti tensioni all’interno della categoria. «È una pratica che esiste a ogni livello, fonte di piccoli o grandi guadagni», spiega a Repubblica Marco Zanardi, presidente di Fimaa Milano. Il numero uno dei mediatori mette però in guardia dai rischi legali: «Non si può parlare di provvigione», termine che la legge riserva in via esclusiva ai professionisti abilitati e iscritti al ruolo, aggiungendo che «la linea è piuttosto sottile tra una collaborazione esterna per cercare una notizia e l’abusivismo». Chi passa l’informazione può infatti limitarsi a dare il recapito, ma non ha alcun titolo per intavolare trattative su prezzi o percentuali.
Zanardi punta il dito contro quello che definisce un «sottobosco abbastanza deprimente», fatto di intermediari improvvisati che cercano immobili spacciandosi per agenti e di custodi di condominio capaci, attraverso queste segnalazioni, di guadagnare persino il doppio del proprio stipendio ordinario. Il presidente della Fimaa invita comunque a ridimensionare i facili entusiasmi sulle cifre più alte: «Trovare un proprietario non significa concludere una vendita», considerando il lavoro tecnico tra verifiche catastali, urbanistiche e gestione degli acquirenti, tanto che «non vedo come un professionista possa essere disponibile a girare l’uno per cento a chi glielo ha segnalato». L’obiettivo della federazione, conclude Zanardi, resta quello di intervenire con decisione: «Vogliamo dare dignità alla nostra professione ed eliminare le zone scure che non ci qualificano nella maniera corretta».

