Nel condominio vietati certi detersivi per un’inquilina allergica, la decisione del sindaco ribaltata dai giudici: il caso di un palazzo a Bari
Niente detersivi profumati, ammorbidenti o vernici nel palazzo per tutelare la salute di un’inquilina. Un divieto che aveva scatenato una battaglia legale tra i residenti di un condominio nel centro di Bari. Ora, dopo oltre dieci anni di controversie, il Consiglio di Stato dà ragione ai vicini: il Comune non poteva intervenire con un’ordinanza d’urgenza per regolare una lite tra privati, anche quando in gioco c’è la salute di una persona.
La malattia dell’inquilina e il divieto di usare detersivi
Al centro della vicenda c’è una donna affetta da vasculite autoimmune e sensibilità chimica multipla, una condizione che provoca reazioni all’esposizione a determinate sostanze. Da anni vive praticamente confinata nel suo appartamento e cerca di limitare il contatto con prodotti potenzialmente dannosi per la sua salute. Nel 2012 il Comune di Bari, allora guidato da Michele Emiliano, era intervenuto con un’ordinanza che limitava l’utilizzo di detergenti, disinfettanti, vernici e altri prodotti chimici negli spazi comuni dell’edificio. Ma le tensioni tra i residenti non si erano fermate.
La donna aveva denunciato la presenza sui pianerottoli di rifiuti, cartoni, stracci imbevuti di disinfettante e salviette profumate utilizzate per pulire un cane, violando il divieto comunale. Le accuse avevano portato anche all’apertura di un procedimento penale nei confronti di due condomini e dell’amministratore, poi archiviato il 15 giugno 2026.
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Il provvedimento del Tribunale civile di Bari
A luglio il Tribunale civile di Bari aveva disposto nuovi divieti, imponendo l’immediata sospensione dell’uso delle sostanze indicate nell’ordinanza comunale e l’adozione di un protocollo specifico per la pulizia delle parti comuni. Una decisione che aveva provocato la protesta degli altri residenti. Attraverso il loro avvocato, Nicola Quaranta, i condomini avevano accusato la donna di rendere difficile la convivenza nel palazzo, contestando le sue iniziative giudiziarie.
Perché il Consiglio di Stato ha dato ragione ai condomini
Ora arriva il parere del Consiglio di Stato. Come riporta Repubblica, i giudici non mettono in discussione la gravità delle condizioni di salute della donna, ma ritengono che il Comune abbia utilizzato uno strumento non adeguato: un’ordinanza urgente non può servire a risolvere una controversia privata quando esistono altri strumenti di tutela. Secondo il Consiglio di Stato, la residente avrebbe potuto rivolgersi al giudice civile, anche con una procedura d’urgenza, oppure all’Asl per ottenere misure a protezione della propria salute. A pesare sulla valutazione anche il fatto che le prescrizioni comunali fossero rimaste in vigore per anni, prima che la controversia tornasse ad accendersi con l’arrivo di nuovi condomini e l’avvio di lavori di manutenzione. Una circostanza che, secondo i giudici, escludeva il requisito dell’urgenza.

