In un condominio di Bari è vietato usare detersivi a causa dell’allergia di un’abitante. Il caso arriva in tribunale

Niente detergenti, disinfettanti dall’odore intenso, ammorbidenti profumati o vernici negli spazi comuni di un condominio del centro di Bari. A disporlo è stato il Tribunale civile con un decreto d’urgenza emesso “inaudita altera parte”, in attesa dell’udienza del 9 luglio, quando saranno ascoltate entrambe le parti. Il provvedimento nasce dal ricorso di una donna affetta da patologie gravi e invalidanti: sensibilità chimica multipla, encefalopatia tossica, sindrome da fatica cronica, vasculite autoimmune, immunodeficienza congenita e angioedema cronico.
Non una semplice allergia ai detersivi
Non si tratta di una semplice “allergia ai detersivi”, come ha chiarito l’avvocato della donna, Massimo Chimienti. La signora avrebbe, infatti, un’invalidità civile riconosciuta al 100% e non potrebbe nemmeno recarsi in strutture pubbliche non preventivamente bonificate, tanto da potersi sottoporre a visite mediche solo a domicilio. «Il suo appartamento non rappresenta una scelta, ma l’unico luogo fisicamente compatibile con la sua sopravvivenza quotidiana», ha spiegato il legale.
La sensibilità chimica multipla, nota anche con la sigla MCS, è una condizione complessa e ancora discussa dalla comunità scientifica. Viene descritta come una reazione a sostanze chimiche presenti nell’ambiente, come profumi, solventi, pesticidi, detergenti o disinfettanti. I sintomi possono coinvolgere diversi apparati, da quello respiratorio a quello neurologico, cutaneo o gastrointestinale, e includere mal di testa, affaticamento, difficoltà respiratorie, nausea, irritazioni e disturbi cognitivi. Alcuni studi la definiscono una sindrome multisistemica debilitante.
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Il litigio con i vicini di casa e l’amministratore
Ma stare chiusa nel suo appartamento non basta: nel 2012, infatti, il caso della donna aveva spinto il Comune a emanare un’ordinanza prescriveva misure igienico-ambientali nelle parti comuni che limitava l’utilizzo di sostanze chimiche presenti in detergenti, disinfettanti, vernici e altri prodotti di uso comune.
Due condomini e l’amministratore del condominio erano però stati accusati di aver violato l’ordinanza comunale, quando la donna aveva trovato sul pianerottolo alcuni stracci imbevuti di disinfettanti e salviette profumate usate per la pulizia del cane. Il 15 giugno scorso è stato archiviato il procedimento a carico dei due vicini di casa e dell’amministratore, ma dopo l’archiviazione in sede penale, la donna ha ottenuto dal giudice civile un nuovo provvedimento urgente: il decreto impone «l’immediata cessazione dell’uso di tutte le sostanze chimiche vietate dall’ordinanza sindacale» e «l’immediata adozione di un protocollo di gestione e pulizia delle parti comuni conforme ai divieti imposti».
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Cosa prevede il decreto urgente
In quel condominio è quindi vietato stendere biancheria trattata con detersivi, ammorbidenti o profumatori chimici ed è vietata l’installazione di un dispositivo di blocco delle finestre comuni per garantire l’aerazione. In caso di violazioni è prevista una penale di 500 euro.
I condòmini citati in giudizio però non ci stanno e hanno fatto sapere di essere «ancora una volta vessati dalle iniziative giudiziarie della condomina», accusandola di aver reso «la vita dell’intero condominio invivibile dentro e fuori lo stabile».
Di tutt’altro avviso l’avvocato della residente, secondo cui la donna non sarebbe la responsabile della situazione, ma la vittima di comportamenti incompatibili con la sua salute. La parola adesso torna al Tribunale: all’udienza del 9 luglio il giudice potrà confermare, modificare o revocare il decreto d’urgenza.

