Ascanio Polimeni: «Il segreto della longevità è l’ormesi. Niente maratone, solo equilibrio»

Il dottor Ascanio Polimeni dirige il LongevYa Project e il Regen4Life-Research Group. Ma non vuole essere definito il padre della longevity in Italia: «Ci sono colleghi che lo meritano di più. Però, per alcuni aspetti, penso di poter stare dentro un network importante, in Italia e in Europa. Basta guardare la mia storia: quando si parlava di ormoni bioidentici, i primi testi li ho scritti io. Diciamo che mi considero un pioniere», dice oggi al Corriere della Sera. La longevity è la «medicina della longevità. Ha sostituito il termine anti-aging, più legato alla medicina estetica. Il rischio è che diventi uno slogan commerciale. Tutti ne stanno abusando. Sono terrorizzato all’idea di entrare in un supermercato e trovarmi il reparto “Longevity”. Per questo preferisco il termine geroscienza: la scienza dell’invecchiamento».
Il segreto della longevità
Non si cerca di allungare la vita, ma di vivere quello che abbiamo in più: «La longevità è modulabile: dipende dallo stile di vita, dalle abitudini, dalla prevenzione. Nel mio libro ( Hormesis Reset – Il metodo scientifico per attivare la longevità , scritto con Angela Marocco, in uscita in questi giorni ndr ) parto proprio da questo principio: il corpo umano non è progettato per il comfort continuo ma per adattarsi agli stimoli. Oggi abbiamo eliminato quasi tutte le oscillazioni naturali — freddo, digiuno, movimento spontaneo, ritmi biologici — e il nostro organismo perde elasticità e dunque capacità di reagire. Pensiamo all’invecchiamento come a un consumo inevitabile. Le piante e gli animali più longevi vivono spesso in condizioni ambientali difficili. Da lì nasce il mio protocollo ormetico integrato: caldo e freddo, digiuno intermittente, piccoli stress positivi che riattivano il corpo. Attenzione però: non estremismi, ma equilibrio. Non maratone o giorni senza mangiare».
L’ormesi
Il fondatore dell’ormesi «è Rattan, un grande ricercatore danese. Però in Italia sì, possiamo dirlo. Io sono un clinico: lavoro con le persone e applico questi principi nella pratica quotidiana». Il suo motto è «“Memento mori”. È da lì che sono partito. E da un concerto dei Depeche Mode in una notte romana di qualche estate fa. Qualcosa ha vibrato in me: non l’ho sentito come un inno alla morte, ma un invito a vivere. Il tempo non va subito passivamente, altrimenti ci schiaccia. Va affrontato, ottimizzato. Alla morte non bisogna pensare continuamente».
Pazienti e malati
Il dottore rivela di non riuscire a chiamare “pazienti” quelli che si presentano da lui: «Molti non sono malati: vogliono restare sani. È una medicina della prevenzione, non della cura. La sofferenza che ho visto nella mia famiglia mi ha segnato profondamente. Mio padre è morto per un tumore al rene, mia madre per una fibrosi polmonare. Da lì nasce il mio impulso: non tanto curare, ma prevenire». L’antiaging allora era agli inizi negli Usa: «Mi specializzai quando lì esistevano già master e corsi di psico-neuro-endocrinologia, mentre in Italia non c’era nulla. Ho sempre studiato il corpo attraverso i suoi ritmi: la cronobiologia. Un po’ come la musica».
I centenari delle Blue Zones
E dice che il segreto dei centenari delle Blue Zones è che sono «persone che vivono più vicine ai ritmi ancestrali. La geroscienza studia proprio questo: i modelli dell’invecchiamento. Oggi sappiamo che obesità, diabete, infiammazione accelerano l’età biologica e sono le vere epidemie silenziose. Al contrario, nelle Blue Zones troviamo persone che arrivano molto avanti negli anni restando sane». Del suo viaggio a Okinawa l’ha colpito «la serenità. I ritmi lenti. Il sorriso della gente. Una dimensione di vita diversa. E le relazioni sociali: l’isolamento psicosociale è un fattore di invecchiamento potente quanto l’infiammazione. La longevità non è solo biologica».
I nomi noti
Fra le persone che segue ci sono nomi molto noti. «Certo e li cito volentieri con il loro consenso. Comincio da Michelle Hunziker che è un caso incredibile: età biologica di 25 anni e anagrafica di 52. Ha una disciplina importante ma soprattutto equilibrio. Sa godersi la vita senza trasformare la longevity in un’ossessione. Poi Francesca Fagnani che definisco la “regina della psicormesi e degli integratori”: ha la capacità di trasformare la pressione e lo stress in performance. Renzo Rosso e sua moglie Arianna: un esempio di coppia advanced in fatto di ormesi. Elisabetta Canalis, il mio “avamposto” ormetico negli States: sa sempre tutto prima! E ancora, i miei “soldatini”: Ilary Blasi, Alessia Marcuzzi, Barbara D’Urso, Taylor Mega, Vittorio Brumotti, Ornella Muti, Asia Argento, Isabella Ferrari, e Luca Argentero».
Lo stile ormetico
Lui sperimenta su sé stesso «in stile ormetico, da sempre. Cammino, pratico caldo e freddo e il digiuno a intermittenza. Leggo e stimolo continuamente la mente. Continuo ad ascoltare musica elettronica, jazz, ma anche rap. Tempo fa sono andato in discoteca al Volt con un mio paziente, per capire cosa piace oggi ai ragazzi. Coltiviamo il “fanciullino” che è dentro di noi». Le capita chi vuole semplicemente «ringiovanire»? «Quelle sono battaglie perse. Non esiste l’elisir di giovinezza. Esiste la possibilità di invecchiare meglio».

