«Vi spiego perché l’olio definito “italiano” nell’etichetta spesso non lo è»
L’olio che nell’etichetta è definito come italiano o comunitario in realtà è nordafricano. Mentre quello in giacenza nei serbatoi aumenta fino a quasi la metà rispetto a un anno fa. A causa delle falle nel made in Italy. Cinzia Montemurro, genetista agraria dell’università di Bari, ha pubblicato uno studio che lo certifica sulla rivista scientifica Food. «Abbiamo una banca dati delle varietà che ci ha consentito, in un caso, di prendere in rassegna 28 campioni di olio. Alcuni mantengono fede all’etichettatura. In altri, etichettati come oli europei, abbiamo ritrovato invece la presenza di varietà extraeuropee», spiega oggi in un’intervista a Repubblica.
L’olio e le regole Ue
Le varietà extraeuropee più comuni sono Tunisia e Algeria: «Attraverso l’analisi del Dna abbiamo ricostruito quali varietà fossero presenti all’interno della bottiglia, analizzando i residui delle cellule con marcatori chiamati microsatelliti, gli stessi utilizzati nella genetica forense. Tranne alcune eccezioni come il leccino, diffusi a livello internazionale, le varietà dell’olio sono radicate in territori ben definiti. Ogni nazione ha il suo patrimonio varietale che lo caratterizza». Montemurro lavora con i tribunali e con l’Icqrf, l’istituto che si occupa delle repressione delle frodi.
L’etichettatura e la provenienza
Il consumatore per essere sicuro di usare olio italiano «deve guardare l’etichetta e correlarla al prezzo, facendo attenzione ai prezzi esageratamente bassi, perché molto probabilmente non si tratta di oli di origine italiana». Secondo Montemurro «i monitoraggi però ci sono, quando si aprono le campagne olearie. Sono attività rafforzate oggi da metodi molecolari, spettroscopici e chimici. E le frodi vengono perseguite». Lei l’olio lo compra «direttamente da chi possiede alberi e molisce al frantoio». E preferisce «la coratina, perché è più ricca di tutte di polifenoli».
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I produttori
Intanto, spiega il quotidiano, i produttori sono furiosi: «Servono controlli: troppi delinquenti importano porcherie, le mescolano all’olio nostro e fanno l’extravergine». Vito Leccese, sindaco di Bari, chiamato direttamente in causa in piazza dagli agricoltori — «andate a controllare nei supermercati cosa viene venduto» — ha scritto ieri al direttore della Asl perché avvii «una campagna straordinaria di campionamenti e analisi sull’olio extravergine in vendita a Bari, con verifiche nella grande distribuzione come nei negozi di quartiere, a partire dagli oli 100 per cento italiani venduti a prezzi troppo bassi». Nel frattempo Maria Lisa Clodoveo, docente di tecnologie alimentari, assolve l’olio tunisino: «Il 95% della loro olivicoltura è tradizionale, con un impiego minimo di fertilizzanti chimici».

