Caro carburante, le compagnie aeree tagliano milioni di posti: quali voli rischiano di costare di più
Meno voli tra cui scegliere e biglietti che rischiano di costare sempre di più. Le compagnie aeree europee stanno riducendo la programmazione per affrontare il caro carburante, aggravato dalla guerra in Medio Oriente. Lufthansa, British Airways, Air France e Turkish Airlines hanno tagliato almeno un milione di posti ciascuna per la stagione invernale, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo un’analisi del Corriere della Sera sulla base dei dati di Cirium, soltanto nell’ultima settimana sono spariti dalla programmazione 2,8 milioni di posti. E altre riduzioni potrebbero arrivare nelle prossime settimane.
Quali compagnie aeree stanno tagliando i voli
British Airways ha ridotto l’offerta di 1,5 milioni di posti, Air France di 1,2 milioni e Lufthansa di 1,1 milioni. Anche Turkish Airlines ha superato il milione di posti in meno. A ridimensionare i programmi sono anche le compagnie low cost. Ryanair ha eliminato oltre mezzo milione di posti, mentre easyJet ha annunciato ulteriori tagli per circa 700mila posti, oltre a quelli già programmati. Le difficoltà coinvolgono anche vettori più piccoli: Volotea ha ridotto l’offerta di 690mila posti, Air Dolomiti di 661mila e airBaltic di 300mila. Per Ita Airways la riduzione è di circa 200mila posti.
Il quadro complessivo potrebbe peggiorare. Tra novembre 2026 e marzo 2027, l’offerta sui voli intraeuropei risulta ancora in crescita dell’1% rispetto all’inverno precedente, ma diverse compagnie devono completare la revisione dei propri programmi. I tagli si concentrano soprattutto sulle rotte turistiche e sui collegamenti meno redditizi.
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Perché il prezzo del carburante sta facendo ridurre i voli
A pesare sui bilanci è soprattutto il prezzo del jet fuel, il cherosene utilizzato dagli aerei. Un anno fa costava circa 700 dollari a tonnellata, oggi oscilla tra 1.500 e 1.600 dollari. Un aumento che rende più costoso ogni decollo, soprattutto per le compagnie che operano voli brevi e vendono biglietti a prezzi contenuti.
Per i vettori low cost il carburante rappresentava normalmente il 40-45% delle spese operative. Secondo documenti interni di alcune compagnie esaminati dal Corriere, questa quota è arrivata fino al 70-72%. Il problema si presenta proprio alla vigilia dell’inverno, quando diminuiscono i viaggi per turismo e per le compagnie diventa più difficile riempire gli aerei mantenendo tariffe convenienti.
Il timore è che le difficoltà si prolunghino anche nel 2027. Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha avvertito che il caro carburante potrebbe continuare fino al 2028. A rischiare di più, secondo i vertici del settore, sono le compagnie piccole e medie, con meno margine per assorbire l’aumento dei costi.
Quanto potrebbero aumentare i prezzi dei biglietti aerei nel 2027
Per i passeggeri le conseguenze potrebbero essere due: meno collegamenti disponibili e tariffe più alte. Una parte dei costi aggiuntivi del carburante finirà inevitabilmente sul prezzo dei biglietti, anche se le compagnie non possono trasferire l’intero aumento sui viaggiatori senza rischiare di perdere clienti.
Secondo le valutazioni raccolte dal Corriere, alcuni vettori puntano a rincari compresi tra il 20 e il 50%. Non si tratta, però, di aumenti già decisi per tutte le rotte: molto dipenderà dalla durata della crisi energetica, dalla domanda e dalla concorrenza sui singoli collegamenti. Il risultato potrebbe essere un inverno con meno alternative, soprattutto per chi viaggia verso destinazioni turistiche o su tratte poco frequentate. E con meno posti disponibili, anche trovare un biglietto economici.

