In Italia quasi 5 milioni di famiglie faticano a sostenere i costi della mobilità: «L’auto è una necessità, non una scelta»
In Italia, quasi una famiglia su cinque fatica a sostenere il costo della mobilità. Il dato emerge da uno studio commissionato da Transport & Environment (T&E), principale organizzazione europea per i trasporti sostenibili, a Tessa, l’agenzia di ricerca dell’Università degli Studi della Tuscia. Secondo l’indagine, sono quasi 4,9 milioni (circa il 18,4% del totale) le famiglie a rischio di «transport poverty», nel senso che non riescono a sostenere i costi legati ai carburanti o agli abbonamenti dei mezzi pubblici.
Cos’è la «transport poverty»
La povertà dei trasporti, precisano gli autori dello studio, non coincide con la povertà intesa in senso tradizionale. Per calcolarla, ci sono una serie di variabili che vanno sommate al semplice svantaggio economico, come la scarsità di alternative all’auto privata e la distanza dai servizi essenziali. Chi vive nelle grandi città metropolitane, dove il trasporto pubblico è più presente, spesso può permettersi di non fare affidamento sulla macchina. Nei piccoli comuni, invece, anche le famiglie più povere sono costrette ad averla. La transport poverty, insomma, non deriva necessariamente dalla mancanza di un mezzo di proprietà. Anzi, spesso coincide con una condizione di dipendenza assoluta dall’auto privata, anche quando si fa fatica a sostenerla economicamente.
In un comune su dieci nessuna alternativa all’auto
A soffrire di questo fenomeno, ribattezzato forced car ownership (in italiano, possesso forzato dell’auto), sono soprattutto le famiglie che vivono sull’arco alpino e appenninico, nelle isole e nelle aree interne del Centro-Sud. Complessivamente, stima lo studio commissionato da T&E, si tratta di 766 comuni (il 9,7% del totale) «ad alta criticità» per scarsità di treni, trasporto pubblico e collegamenti alle principali arterie stradali, dove lo svantaggio più grande non deriva tanto dai redditi bassi, quando dalla distanza da scuole, sanità e servizi essenziali. «In Italia la mobilità non è un terreno neutro: moltiplica disuguaglianze economiche e territoriali che già esistono», spiega Esther Marchetti, clean transport advocacy manager di T&E Italia. «Milioni di famiglie – aggiunge – non usano l’auto per scelta ma perché non hanno alternative, e pagano il conto degli shock di costo dell’energia, che non controlliamo».
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Le soluzioni: più autobus e leasing sociale
Secondo lo studio di T&E, l’Italia dispone due strumenti fondamentali per affrontare il problema della povertà dei trasporti: il Fondo Sociale per il Clima e la flessibilità di bilancio concessa dall’UE per l’energia tra il 2026 e il 2028. Tra le proposte dell’organizzazione ci sono il rafforzamento dei finanziamenti strutturali al trasporto pubblico, il potenziamento degli autobus elettrici e l’introduzione di tariffe agevolate per le famiglie più fragili, promuovendo anche la diffusione di auto elettriche. «Due crisi in quattro anni – commenta ancora Marchetti – dimostrano una fragilità strutturale, quella di un modello di mobilità fossile, che pesa sui bilanci delle famiglie, sul clima e sulla salute di tutti. Le risorse pubbliche andrebbero utilizzate per superare la dipendenza dal petrolio, non per tagli temporanei alle accise, costosi e poco mirati».
Foto copertina: ANSA/Massimo Percossi

