Extraprofitti, si accende la battaglia in Ue: «Serve una tassa sui colossi energetici». L’Italia torna a chiedere più flessibilità fiscale
Si parlerà soprattutto della crisi energetica e di come tamponare i rincari di gas ed elettricità all’Ecofin di venerdì 9 ottobre. Non tanto per allentare le rigide regole fiscali europee, come auspica Giorgia Meloni, quanto per discutere di una tassa sugli extraprofitti dei colossi energetici. «Visti i recenti sviluppi in Medio Oriente, i prezzi dei combustibili fossili che crescono a non finire e il costo della vita che è aumentato in modo significativo, è necessario mitigare le conseguenze negative per cittadini e bisogna tassare le società energetiche», dice senza troppi giri di parole Thomas Byrne, ministro agli Affari europei dell’Irlanda.
I governi Ue insistono: «Serve una tassa sugli extraprofitti»
Secondo il governo di Dublino, che ha la presidenza di turno dell’Unione europea, «è necessario adottare misure di contenimento, come compensazioni e meccanismi di emergenza, e noi sappiamo che tassare gli extraprofitti è una misura necessaria». La discussione su questo tema è stata calendarizzata in seguito alla lettera presentata da sei Stati membri, tra cui l’Italia, in cui si chiede di introdurre una tassazione degli extraprofitti delle compagnie energetiche a livello comunitario.
Su questa ipotesi, però, la Commissione europea continua a glissare, sostenendo che un’imposta del genere può essere imposta solo a livello nazionale. «Prorogheremo e forse modificheremo il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, ed estenderemo di un anno la flessibilità sulle esportazioni di metano, creando una task force per la gestione della domanda di energia. È questo il pacchetto di strumenti che la Commissione Ue può fornire agli Stati membri per far fronte al crescente costo della vita e dell’energia», ha detto oggi il commissario europeo Dan Jorgensen intervenendo a Strasburgo.
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Il precedente del 2022 e il pressing delle opposizioni sul governo
Sul tema degli extraprofitti, il governo italiano spinge per una tassa a livello europeo, anche perché teme che un’imposta a livello nazionale possa rappresentare uno svantaggio competitivo per grandi gruppi italiani come Eni. Bruxelles, finora, non ne ha voluto sapere, ma la richiesta di Roma e delle altri capitali può contare su un precedente di tutto rispetto. Nel 2022, anno dell’invasione russa in Ucraina, l’Unione europea introdusse un contributo di solidarietà sugli extraprofitti dei settori fossili, che prevedeva un prelievo di almeno il 33% sulla quota di profitti che superava di oltre il 20% la media degli anni precedenti. Quell’intervento permise di raccogliere circa 28 miliardi tra il 2022 e il 2023. Questa volta, spiega una nota per il confronto di venerdì all’Ecofin, le entrate sarebbero inferiori rispetto ad allora, ma potrebbero comunque aiutare i governi ad affrontare i rincari di gas ed energia elettrica.
In attesa di capire cosa si deciderà a livello europeo, in Italia le opposizioni intensificano il pressing sulla premier affinché cominci a tassare gli extraprofitti a livello nazionale. «Chi inquina e guadagna sulla crisi energetica deve pagare, non possiamo lasciare le multinazionali arricchirsi e i cittadini impoverirsi», affermano in una nota gli eurodeputati dei Verdi Ue Cristina Guarda, Ignazio Marino, Leoluca Orlando e Benedetta Scuderi. Sul tema torna anche Elly Schlein, che va all’attacco del governo: «Mentre Meloni ringrazia le società petrolifere, dovrebbe invece ringraziare gli italiani che stanno facendo sacrifici enormi davanti al caro carburante», dice la segretaria del Pd.
La richiesta dell’Italia per avere più flessibilità fiscale
Ma la vera richiesta su cui spinge l’Italia è quella per concedere maggiore flessibilità fiscale ai governi, per compensare l’effetto dell’inflazione. «È ancora un dibattito lungo, perché per arrivare a risposte di questo tipo si deve trovare una convergenza tra la Commissione e gli Stati membri, ma sicuramente c’è interesse ad ascoltare», ha detto oggi la premier Meloni da Spalato, in Croazia, sottolineando come anche la Grecia si sia accodata alla richiesta italiana. In ogni caso, ha precisato la premier, «non stiamo chiedendo spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri, ma si deve tenere in considerazione il fatto che noi avremo nei nostri bilanci miliardi in più che dovremo spendere senza averlo deciso, e noi crediamo che questo vada oggettivamente valutato nei limiti di aumento della spesa consentita».
Il tema della flessibilità fiscale non è tra i punti all’ordine del giorno dell’Ecofin di venerdì, ma il tema sarà comunque oggetto di confronto tra i ministri che parteciperanno al vertice. Anche se va detto che finora la Commissione europea si è mostrata piuttosto fredda sulla questione. «Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri», ha chiarito un portavoce dell’esecutivo comunitario. Il riferimento è alla clausola attivata dall’Italia per le spese legate all’energia e alla difesa, su cui proprio nelle prossime ore potrebbe arrivare il via libera di Bruxelles. Oggi, una fonte anonima ha confermato la linea dell’esecutivo anche all’Ansa: «Fino a che punto vogliamo modificare il nostro quadro fiscale in risposta a ogni shock che si presenta?». La Commissione europea, insomma, sembra intenzionata a chiudere la porta sia all’ipotesi di una tassa europea sugli extraprofitti sia alla proposta di ulteriore flessibilità fiscale. Ma se il fronte di Paesi favorevoli alle proposte dell’Italia dovesse allargarsi, Bruxelles potrebbe vedersi costretta a fare qualche concessione.

