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Eni diffida un avvocato per tre video su Instagram su carburanti e bollette. Lui non li cancella: «Contestazione lunare»

09 Ottobre 2026 - 11:28 Antonia Verderosa
eni carburanti
Il legale romano Riccardo Veli aveva messo in discussione le ragioni economiche del price cap e dello sconto del 30% sulle bollette. L'azienda lo accusa di diffamazione e chiede la rimozione dei filmati e una rettifica
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Tre video su Instagram sul price cap dei carburanti e sullo sconto del 30% sulle bollette sono costati una diffida all’avvocato romano Riccardo Veli. A inviargliela è stata Eni, che lo accusa di diffamazione a mezzo stampa e gli intima di cancellare i filmati e pubblicare una rettifica concordata con la società. Il legale, però, non ci sta: «È una contestazione lunare», ha dichiarato il legale al Fatto Quotidiano.

I video sulle scorte petrolifere e sugli sconti in bolletta

La contestazione riguarda tre filmati nei quali Veli prova a spiegare le ragioni economiche dietro le recenti iniziative del gruppo guidato da Claudio Descalzi. Nel primo, pubblicato il 26 settembre, l’avvocato parte dal tetto ai prezzi dei carburanti per parlare delle scorte petrolifere e dei meccanismi che influenzano i prezzi alla pompa. «A fine 2025 Eni aveva in magazzino 3,8 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi», afferma, ricordando che in Italia devono essere garantite scorte equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette. Secondo Veli, quindi, il prezzo del carburante non dipende soltanto dalle quotazioni del petrolio del momento, ma anche da contratti e approvvigionamenti già programmati.

«E qui arriva il trucco: se alzano troppo il prezzo a un certo punto la gente consuma meno», sostiene nel video. È uno dei passaggi contestati da Eni, secondo cui l’argomentazione sarebbe diffamatoria perché «la riserva obbligatoria non può essere venduta».

Gli altri due filmati riguardano invece lo sconto del 30% sulle bollette. Veli sostiene che dietro l’iniziativa possano esserci anche il timore di perdere clienti e quello di un’imposta sugli extraprofitti. Per Eni, i video conterrebbero «affermazioni false» diffuse «con il solo scopo di screditare l’operato della società». Nella diffida, riferisce il Fatto, l’azienda non precisa però quali siano le affermazioni false contenute nei due filmati.

Il cartello contro Eni comparso a Massa

Nella diffida, inviata attraverso uno studio legale di Milano, Eni chiede la rimozione immediata dei contenuti, una rettifica da concordare preventivamente e di non proseguire con analoghe dichiarazioni. Secondo la società, gli effetti negativi dei video, in particolare di quello sul price cap, si sarebbero già manifestati. A dimostrarlo ci sarebbe anche un cartello con la scritta «Eni! Non generosità ma farsa», comparso all’esterno di una stazione Enilive di Massa e successivamente fatto rimuovere dai carabinieri. Interpellata dal Fatto Quotidiano, Eni ha negato di monitorare sistematicamente i social network alla ricerca di contenuti diffamatori. Il primo video sarebbe comparso a un rappresentante della comunicazione aziendale, probabilmente attraverso l’algoritmo di Instagram.

La replica dell’avvocato: «Volevo spiegare le dinamiche economiche»

Veli respinge le contestazioni e non intende cancellare i filmati. «Non ho formulato accuse personali né intrapreso campagne contro l’azienda», ha spiegato al Fatto. Il suo intento, sostiene, era soltanto quello di rendere comprensibili al pubblico alcune dinamiche economiche che non emergono dalla comunicazione aziendale.

Attraverso il proprio avvocato, ha inoltre chiarito di non aver mai attribuito a Eni un utilizzo illecito delle scorte obbligatorie. La lettura della società sarebbe «estensiva e non corrisponde al tenore letterale del contenuto». Le affermazioni contenute nei video, sostiene la difesa, sarebbero invece «espressione di opinione, commento e critica», tutelate dalla libertà di manifestazione del pensiero.