Trieste, la questura vieta di distribuire pasti ai migranti nel weekend: «Turba le attività di svago». L’ira dei volontari: «Vietato aiutare per fare l’aperitivo»
«Qui siamo arrivati al punto di vietare di dare da mangiare agli affamati per consentire alla gente di fare l’aperitivo. Siamo al divieto di solidarietà». Lo sdegno dell’attivista Lara Cavalli riassume la svolta imposta dalle autorità di pubblica sicurezza a Trieste. Qui un’ordinanza della questura ha imposto lo stop totale, per il sabato e la domenica, alla distribuzione di pasti caldi, vestiti asciutti, coperte e assistenza legale ai migranti nella piazza della stazione centrale. Come scrive Repubblica, il crocevia che da oltre sette anni accoglie i richiedenti asilo della rotta balcanica viene “ripulito” dalla presenza dei volontari per non intralciare la movida e le manifestazioni cittadine.
L’ordinanza: tutelare «svago e iniziative economiche»
A mettere nero su bianco il divieto è il testo del provvedimento notificato a “Linea d’ombra“, l’associazione simbolo dell’accoglienza triestina che raduna una rete trasversale capace di unire scout, centri sociali e comunità religiose. La motivazione formale adottata dalla questura è quella di prevenire «ogni eventuale turbativa dell’ordine pubblico e della sicurezza al fine di garantire il regolare svolgimento delle attività di socialità, intrattenimento e svago, di libera circolazione e delle iniziative economiche che interessano capillarmente questo centro cittadino». Sul piatto, per giustificare il blocco del fine settimana, è stata posta anche una gara sportiva destinata a concludersi nel primo pomeriggio, considerata tuttavia sufficiente per azzerare qualsiasi presidio umanitario serale.
Orari contingentati e ispezioni dei Nas
Il divieto per il weekend rappresenta solo l’ultimo tassello di un cerchio che va stringendosi da mesi. Già nei giorni feriali l’attività dei volontari era stata compressa e limitata a una strettissima finestra oraria, esclusivamente tra le 18:00 e le 20:00, con l’obbligo di preavviso equiparato a quello delle manifestazioni politiche. Un’escalation coincisa con l’entrata in vigore delle nuove procedure del Patto europeo su migrazione e asilo: code interminabili agli uffici, stop ai trasferimenti e un clima di crescente ostilità culminato negli esposti e nelle provocazioni dell’estrema destra cittadina. Fino all’arrivo dei carabinieri del Nas per verificare persino «la distribuzione di pizza al taglio, appena comprata da un esercente della zona», nonostante l’associazione disponesse già di tutte le certificazioni sanitarie e di una comunicazione formale del Comune che attestava la legittimità degli interventi.
«Chi ha fame può aspettare, la festa no»
A dar voce all’amarezza della rete solidale, insignita in passato persino del San Giusto d’oro (la massima onorificenza civica locale), è la fondatrice Lorena Fornasir: «E se alle 20.15 arrivasse un ragazzo sbranato dai cani della polizia croata, con le scarpe tenute insieme dai lacci, se avesse visto i compagni di viaggio annegati nella Kulpa e fosse bisognoso di soccorso? Prestargli aiuto potrebbe comportare la violazione dell’articolo 650 del codice penale». Una critica frontale alla scala di priorità imposta alla città di frontiera: «Una ferita da medicare può aspettare. Chi ha fame può aspettare. Chi scappa dalle più orrende repressioni può aspettare. La festa, invece, no. La città che vuole mostrarsi bella, divertente, audace, insomma una città sotto l’effetto di sostanze alteranti, assunte per scappare dalla realtà». E così, al calare della sera, la piazza della stazione resterà deserta, lasciando nell’invisibilità chi scende dal Carso senza un riparo.

