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Garavaglia può sfidare Salvini: raccolte le firme per il congresso. Verso lo scontro nella Lega: Fontana e Romeo con lui. Cosa fa Zaia

21 Ottobre 2026 - 13:09 Luca Graziani
Salvini e Garavaglia
L'ex ministro del Turismo supera la soglia per candidarsi alla segreteria del Carroccio, oltre 50 le sottoscrizioni dalla Lombardia. Il 24 e 25 ottobre a Milano si voterà a scrutinio segreto. La sfida alla linea sovranista: «Non siamo un partito di estrema destra»
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Alla fine le 80 firme sono arrivate. Massimo Garavaglia ha raccolto le sottoscrizioni necessarie per candidarsi alla segreteria della Lega e sfidare Matteo Salvini al congresso straordinario del partito, in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre a Milano. Il senatore ed ex ministro del Turismo del governo Draghi è riuscito a raggiungere la soglia prevista dal regolamento, che richiede il sostegno di almeno 80 delegati provenienti da quattro regioni diverse, in tempo per la scadenza delle 13 di oggi, mercoledì 21 ottobre. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando che la candidatura era stata annunciata appena una settimana fa e che la raccolta firme, raccontano, avrebbe incontrato più di qualche resistenza da parte del cerchio magico del segretario.

Con due candidati in corsa, il congresso dovrà scegliere un nuovo leader attraverso un voto a scrutinio segreto. Saranno circa 700 i delegati chiamati a esprimersi, 400 eletti e 300 di diritto, gli stessi delle precedenti assise di Firenze, dove nell’aprile 2025 Salvini era stato riconfermato per acclamazione. Questa volta, invece, il vicepremier dovrà misurarsi con uno sfidante espressione dell’ala nordista del Carroccio, che da mesi chiede un cambio di rotta sulla linea politica e sulla gestione interna del partito.

Il sostegno dei lombardi e la scelta di Zaia

A sostenere Garavaglia sono soprattutto i dirigenti lombardi. Dalla Lombardia, a quanto si apprende, sono arrivate infatti oltre 50 delle 80 firme necessarie, tra cui quelle del governatore Attilio Fontana e degli assessori regionali Massimo Sertori e Claudia Terzi. Al fianco dell’ex ministro c’è anche il capogruppo al Senato e segretario regionale Massimiliano Romeo, tra i più attivi nel contestare la linea dell’attuale Lega. Una decina di sottoscrizioni sono arrivate invece dal Veneto, mentre le altre provengono dal Piemonte e dal Trentino. Proprio in Veneto, l’ex governatore Luca Zaia avrebbe scelto di non firmare per nessuno dei due candidati, posizione condivisa anche da alcuni suoi ex assessori.

La mozione dei governatori ma «non ostile»

La sfida tra Garavaglia e Salvini in ogni caso non sembra aver compromesso l’unità del ‘fronte dei governatori’ nelle rivendicazioni autonomiste, che ha elaborato anche una mozione ‘di maggioranza’, non ostile dunque al segretario, che recepisca le istanze del nord. Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha infatti presentato una mozione congressuale sottoscritta da oltre 200 delegati, che riunisce i principali esponenti del Carroccio al Nord. Tra i firmatari figurano tanto Fontana e Romeo, sostenitori di Garavaglia, quanto Zaia, Massimiliano Fedriga, Alberto Stefani e Maurizio Fugatti. L’obiettivo è «riaffermare la Questione settentrionale come pilastro irrinunciabile» dell’agenda politica della Lega, ponendo «come priorità dell’azione politica nel Governo la piena attuazione dell’autonomia differenziata e del federalismo fiscale». Ma il documento guarda anche più lontano, proponendo di valutare «percorsi istituzionali sia per la creazione di macroregioni che per il ritorno ad una piena valorizzazione delle province» e, «come orizzonte di lungo termine», una riforma costituzionale che possa trasformare l’Italia in «un vero Stato federale», con un Senato delle Regioni. Tra le altre richieste, l’istituzione di «Zone Economiche Speciali» nelle aree produttive e di confine del Settentrione e «l’eliminazione dei limiti ai mandati consecutivi per tutte le cariche elettive territoriali».

La sfida dell’ala nordista alla Lega sovranista

La candidatura dell’ex ministro punta a dare rappresentanza ai leghisti in rotta con il Carroccio sovranista: «La Lega è la Lega, non è di estrema destra. Siamo federalisti e siamo il partito dei territori», aveva spiegato Garavaglia annunciando la propria discesa in campo. L’obiettivo è riportare al centro dell’agenda politica del Carroccio le richieste dei territori, delle partite Iva e delle piccole e medie imprese, recuperando il rapporto con l’elettorato settentrionale. Saranno questi i temi al centro della sua mozione, da presentare al congresso.

Garavaglia, vicino al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha però messo in chiaro la posta in gioco: nessuna rottura definitiva all’orizzonte. «È sicuramente una candidatura di testimonianza e politica. Non mi pongo il tema del risultato, ma che si discuta serenamente e anche, se vogliamo, gioiosamente», ha spiegato. Perché «la mia candidatura è per unire, non per dividere». L’orizzonte resta quello delle prossime elezioni politiche, alle quali il Carroccio dovrebbe in questo modo arrivare compatto, per poi valutare un nuovo congresso aperto anche ai militanti. Tra le proposte sostenute dall’area nordista c’è anche il modello tedesco della Cdu-Csu, che piace anche a Zaia, con una maggiore autonomia delle componenti territoriali.

Le tensioni interne e la nuova segreteria di Salvini

La tensione intanto resta alta. Nei giorni scorsi, in provincia di Bergamo, sono comparsi striscioni a sostegno dello sfidante, con slogan come «Congresso farsa, il Nord non fa la comparsa» e «Basta cerchi magici, Garavaglia segretario». Una polemica sulla quale è intervenuto oggi su X anche il senatore salviniano Claudio Borghi: «Quindi suppongo che quello che fino a ieri per qualcuno era il “congresso farsa” magicamente adesso si trasforma nel congresso verissimo (come è sempre stato)». 

Durante la raccolta delle firme, lo stesso Garavaglia ha raccontato di aver sentito «voci un po’ particolari. Può essere che qualche dirigente abbia voluto essere più realista del re», ha spiegato ieri in un’intervista a Repubblica interrogato sull’ipotesi di boicottaggi. Salvini, dal canto suo, sta lavorando a un nuovo simbolo del partito e alla composizione di una segreteria politica con cui condividere la gestione della Lega fino alle elezioni, magari allargata proprio all’ala nordista che con il congresso e l’ex ministro in campo, avrà ora l’opportunità di pesarsi.

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