I “maranza” di Milano manovrati dai russi? Piantedosi a Open: «Qualcosa non torna, stiamo indagando» – Il video
Qualcosa non torna nell’esplosione di violenza andata in scena sabato e domenica scorsi a Milano, e di cui ora si teme il bis. Lo conferma il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rispondendo a una domanda di Open dopo la riunione del comitato sull’ordine e la sicurezza in prefettura a Milano. Due cose hanno stupito infatti chi ai vertici di polizia e intelligence sta provando a far luce su devastazioni e saccheggi: da un lato, spiega Piantedosi, «lo spontaneismo assoluto di questi ragazzi: raccontavano i magistrati che hanno assistito agli interrogatori che alcuni sono sembrati persino inconsapevoli di ciò a cui stessero partecipando». Dall’altro, una «organizzazione nella sollecitazione della loro partecipazione a questi eventi abbastanza solida e importante». Anche al Viminale insomma ci si chiede in queste ore chi e e perché possa aver avuto interesse a sobillare lo sfascio di sabato scorso muovendo magari con sapienza qualche filo digitale tra le chat di Telegram e i video su TikTok.
Piantedosi a Open: «Scenari da chiarire, nessuna evidenza»
Al momento, spiega Piantedosi a Open, «non c’è nessuna evidenza materiale chiara e certa» che ci sia stata una regia dietro alle manifestazioni violente di sabato e domenica scorsi. Però quell’evidente incongruenza tra l’efficacia dell’organizzazione e lo spaesamento dei protagonisti stessi delle scorribande «apre degli scenari» su cui ora chi di dovere – polizia postale, intelligence – sta indagando. E un «focus sul tema dell’ingaggio e dell’indottrinamento attraverso i social», ha confermato Piantedosi, è stato fatto anche al vertice sulla sicurezza di questa mattina a Milano – al quale erano presenti oltre al sindaco Sala i vertici di polizia, vigili ed esercito (per la parte del dispiego nelle città), ma pure i questori di tutte le città capoluogo della Lombardia.
Salvini-Crosetto, il governo spaccato sull’ipotesi «guerra ibrida»
Un’ammissione a metà, dunque, quella del ministro dell’Interno, forse anche per tenere conto della spaccatura dentro al governo sulla teoria su possibili ingerenze esterne: da un lato il ministro della Difesa Guido Crosetto che ha già evocato esplicitamente la «guerra ibrida» che qualcuno – la Russia in primis – sta muovendo ai Paesi europei, specie quelli schierati senza se e senza ma dalla parte dell’Ucraina; dall’altro il vicepremier Matteo Salvini, materializzatosi a sorpresa al vertice sulla sicurezza a Milano, ad allontanare infastidito ogni ipotesi di «manina» russa o di altro genere, e concentrato al 100% sulla linea della tolleranza zero contro i “maranza”. Nel mezzo, la premier Giorgia Meloni, che aspetta elementi certi dalle indagini di queste ore prima di uscire allo scoperto e puntare il dito contro eventuali «manovratori» esterni.

