Ultime notizie AutotrasportatoriGiorgia MeloniGiovaniSigfrido RanucciUcraina
ATTUALITÀCaso ShalabayevaCorte di CassazioneKazakistanPoliziaSequestri di persona

Caso Shalabayeva, la Cassazione ordina l’appello ter per cinque poliziotti: prescritto il sequestro della madre

22 Ottobre 2026 - 16:16 Michela De Marchi Giusto
Tra gli imputati figurano l’ex capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, e l’ex dirigente dell'ufficio Immigrazione, Maurizio Improta
Al centro del caso il sequestro di Alma Shalabayeva e della bambina di 6 anni, moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore del regime kazako
Google Preferred Site

La Corte di Cassazione ha stabilito che si dovrà celebrare un terzo processo d’appello per i cinque poliziotti coinvolti nel caso Shalabayeva. Tra gli imputati figurano l’ex capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, e l’ex dirigente dell’ufficio Immigrazione, Maurizio Improta, accusati del sequestro della figlia di Alma Shalabayeva. Per il sequestro della madre, invece, i giudici hanno dichiarato per tutti l’intervenuta prescrizione. Nel secondo giudizio d’appello, svoltosi a Firenze, i cinque militari erano stati condannati a 4 anni di reclusione.

La differenza dell’appello per i cinque poliziotti

Per Cortese e per i funzionari Luca Armeni e Francesco Stampacchia, il procuratore generale Alessandro Cimmino ha chiesto un appello ter limitato al solo sequestro della bambina, ritenendo non provato il dolo e non configurabile il concorso nel reato. Per Improta e per il funzionario di quell’ufficio Vincenzo Tramma, invece, ha chiesto un nuovo appello solo per quanto riguarda le attenuanti generiche, considerando sussistente il dolo nel sequestro della minore. L’avvocato Bruno Andò, difensore di Improta, ha commentato la decisione della Cassazione ritenendosi «soddisfatto per l’annullamento della condanna per il sequestro della minore e mi auguro che il terzo appello renda finalmente giustizia in favore di un fedele ed integerrimo servitore dello Stato».

Cos’è il caso Shalabayeva

Il caso Shalabayeva risale al maggio 2013 ed è legato all’espulsione lampo di Alma Shalabayeva e della bambina di sei anni, moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore del regime kazako ed ex banchiere ricercato dal Paese e considerato dissidente politico da molti osservatori. Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, circa 50 agenti della polizia fecero irruzione nella villa di Casalpalocco, a Roma, cercando Ablyazov, in quel momento assente. Nella casa c’erano invece la figlia e Alma, che esibì un passaporto della Repubblica Centrafricana, ritenuto falso. Dopo pochi giorni, entrambe furono espulse e rimpatriate in Kazakistan con un volo privato e senza le garanzie normalmente previste. Con l’intervento del Governo Letta le due furono riportate in Italia, ottenendo lo status di rifugiate.  

La vicenda diventò subito uno scandalo politico e istituzionale per il sospetto che l’Italia avesse agito su pressione delle autorità kazake consegnando di fatto una dissidente e una minore a un regime autoritario. I giudici definirono il caso un «rapimento di Stato» e per i funzionari di polizia iniziò un processo al Tribunale di Perugia per reati di sequestro di persona e falso ideologico.

Foto di copertina: a sinistra l’ex capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, a destra l’ex dirigente dell’ufficio Immigrazione, Maurizio Improta (Ansa)

leggi anche