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Pierfrancesco Majorino si candida sindaco di Milano e evoca Mamdani: «Svolta radicale dopo Sala, paghino i super-ricchi» – I video

22 Ottobre 2026 - 23:15 Simone Disegni
L'ex assessore Pd lancia la sua sfida dalla periferia di Corvetto: «No alla militarizzazione, così risponderemo all'emergenza abitativa»
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Un teatro stracolmo nella periferia simbolo delle contraddizioni di Milano. È da qui, dal suo Corvetto, che Pierfrancesco Majorino lancia ufficialmente la sua candidatura a sindaco di Milano, puntando a succedere a Beppe Sala tra 8 mesi. Con o senza primarie. «Lo faccio convinto che a Milano si debba aprire una nuova fase del centrosinistra: con grande orgoglio rispetto a tante cose che sono state fatte molto positivamente in questi 15 anni, ma anche con la determinazione di chi ritiene che si debbano affrontare con grande decisione e radicalità alcuni temi importanti», dice d’un fiato Majorino, che promette battaglia soprattutto sui mali oscuri della città che nell’ultima settimana sono sfociati in rabbia e violenza: il costo della vita, la questione casa, l’assenza di spazi verdi e di socialità. «Non sono ossessionato dal tema discontinuità», precisa Majorino, che omaggia il lavoro fatto da Sala. Ma nei fatti propone una svolta a sinistra per Milano, con la benedizione di Ellly Schlein. E il popolo di Majorino, quello in sala al Teatro della Quattordicesima, non a caso sull’amministrazione Sala resta gelido.

La candidatura «radicale» di Majorino e l’omaggio a Mamdani

Sul palco Majorino si fa precedere da una sfilza di interventi di amici, attivisti e sostenitori della sua candidatura – tutti a chiedergli di cambiare Milano per rimettervi al centro le persone, a partire dalla lotta contro la deriva immobiliare. Lui ascolta a lungo, poi si butta nell’avventura. «Ci sono, sono pronto a farlo: mi candido sindaco di Milano», nel nome di «una politica progressista per un cambiamento radicale delle cose», perché «l’idea che ci vogliano candidati che guardino al centro per non spaventare le persone è una sciagura nella storia della sinistra», dice Majorino, scatenando la standing ovation del Corvetto. Majorino cita esplicitamente il sindaco di New York Zohran Mamdani quando ricorda quanto Milano sia diventata città che espelle dal suo perimetro i lavoratori – «una cosa che non ci deve fare dormire la notte». Sabato e domenica scorsa il centro di Milano è stato travolto da centinaia di ragazzini figli proprio di quelle famiglie off limits in città. L’ex assessore della giunta Pisapia, oggi capo dell’opposizione in Regione Lombardia, condanna «senza ambiguità» quelle violenze, ma sostiene che la risposta non possa stare nella militarizzazione e nell’uso politico della paura. Definisce «indegna» l’iniziativa di mandare 500 militari per le strade di Milano in vista di altre manifestazioni.

La svolta a sinistra su tasse, clima e diritti

Majorino raccoglie quella spinta per una svolta a sinistra rispetto alla giunta Sala, ma soprattutto rispetto alla linea al governo del Paese. «Da qui dobbiamo mandare un grande segnale per mandare a casa Giorgia Meloni e la sua compagnia di giro», dice lanciando la sfida nazionale di Elly Schlein. Promette una città sempre dalla parte della comunità Lgbt: «Il Comune dovrà sempre costituirsi parte civile nei processi sulle violenze omofobe: a Milano si può amare liberamente», promette. Propone un salario minimo comunale, e «un’addizionale comunale specifica, con aliquota tra il 12,5% e il 15%, per gli ultra-ricchi residenti in città beneficiari della flat tax: a Milano chi ha molto può dare molto di più». Sfida le destre sul tema dell’accoglienza: «Da sindaco, nel tempo della remigrazione, voglio che ci sia una grande scritta a Palazzo Marino, come quella apparsa in tante scuole italiane: QUI NESSUNO È STRANIERO». Propone Milano come sede della futura Authority nazionale sull’AI e chiede «un freno alla proliferazione selvaggia e senza regole dei data center». E per la sostenibilità propone l’impegno «entro la fine del mandato, ad abbassare la temperatura di almeno due gradi», investimenti sulle piscine e sui rifugi climatici, e che «tutte le consegne in Area C siano a emissioni zero».

Il piano di Majorino contro l’emergenza abitativa

Majorino spiega però che le prime mosse che ha in mente se sarà eletto riguardano l’urbanistica. «Come prima cosa, aprirò un ufficio del sindaco in un quartiere popolare perché chi fa il sindaco di una città come Milano in questa fase storica deve stare nel mezzo del confronto e della relazione con chi porta maggiori fragilità e difficoltà». Poi, entro 15 giorni dall’inizio del mandato, promette di convocare le parti sociali, le forze produttive, l’università e la ricerca per realizzare un grande piano dello sviluppo della città: «un piano di governo del territorio radicalmente improntato a mettere al centro i diritti di chi vuole rimanere a Milano e guadagna 1.500 euro, per far sì che non siano i fondi immobiliari a determinare le scelte in campo urbanistico». Per affrontare il dilemma dell’emergenza abitativa, Majorino propone in concreto di aumentare «radicalmente» gli oneri di urbanizzazione, «almeno del 20% in forma generalizzata», e di raddoppiare il Piano Casa: «almeno ventimila alloggi in dieci anni, il doppio di quelli attualmente previsti, comprando anche immobili privati». E rilancia la richiesta di un contributo ai «tanti super ricchi che sono qui beneficiando della flat tax». «Difendiamoci dal ricatto dei grandi fondi immobiliari, puntiamo su rigenerazione, recupero, riqualificazione», sintetizza Majorino.

Il nodo primarie e la sfida con Calabresi

L’ex assessore ed europarlamentare Pd non nasconde di avere la benedizione di Elly Schlein per fare suo il dopo Sala. Ma sa che in campo ci sono diverse altre candidature nel centrosinstra, la più nuova e competitiva delle quali è quella di Mario Calabresi. Majorino si dice pronto alle primarie: «Come dice la segretaria sul piano nazionale, facciamole le primarie, essendo testardamente unitari». Chiede ai partiti della coalizione di scegliere se questo sarà il percorso, e se è così, chiede, che vengano fatte «in tempi certi». Messaggio anche alla stessa Elly Schlein perché rompa gli indugi sull’iter dei prossimi mesi.

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