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Modern Warfare 4 è il primo Call of Duty che non delude dopo anni di passi falsi – La recensione

26 Ottobre 2026 - 19:00 Riccardo Lichene
call of duty
Dopo troppi capitoli passati a zoppicare e con almeno un pilastro portante crollato, Modern Warfare 4 è il primo Call of Duty che lascia soddisfatti come pacchetto completo
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La storia recente del videogioco Call of Duty è costellata di compromessi tra campagne corte e terribili, sistemi di movimento insensati e modalità accessorie che perdono il loro fascino nel giro di un paio d’ore. Modern Warfare 4 mette la parola fine a questo periodo arrivando nelle mani di chi gioca con un’ottima campagna (la prima dal 2019), un multigiocatore solido che torna alle radici del divertimento, e una modalità DMZ che non piacerà a tutti, ma che farà contento chi è alla ricerca di una sfida online più lenta del frenetico PvP arcade tipico della serie. Dove Infinity Ward ha davvero fatto una magia, è nella campagna che rimedia al disastro di quella di Modern Warfare 3 grazie a una storia che (quasi) non perde un colpo.

Una montagna russa

Le premesse della campagna di Modern Warfare 4 sono decisamente interessanti: la Corea del Nord ha invaso quella del Sud e chi gioca veste i panni sia di un soldato di fanteria sudcoreano nel cuore di Seul all’inizio dell’invasione, sia dell’iconico Capitano Price che, dopo gli eventi di MW2 e MW3 ha deciso di andare per la sua strada nel cercare di abbattere Makarov, l’ultra nazionalista russo che sta cercando di destabilizzare il mondo per far nascere una nuova grande Russia. Sì, i cattivoni sono sempre i soliti, ma Infinity Ward riesce a raccontare una storia che ha al centro delle persone prima che delle nazioni, cosa che non è scontata nel clima della narrativa di guerra contemporanea. I momenti in cui tutta la brutalità di un conflitto così vasto non mancano, ci sono dipartite eccellenti nel cast e momenti pensati come monito contro la deriva autoritaria che stanno vivendo molte parti del mondo.

A tenere chi gioca con il fiato sospeso c’è il continuo rimbalzare tra il presente in prima linea del soldato sudcoreano e i prodromi dell’invasione in cui è coinvolto Price; con il tutto che accelera una volta che le due linee temporali finalmente si incrociano. Il difetto principale dell’esperienza è che chi gioca è costretto a uccidere dei cani sguinzagliati dai nemici, una scelta che nel 2026 gli sviluppatori potevano risparmiarsi. In ogni missione, però, c’è una sovrabbondanza di nuovi giocattoli con cui distruggere tutto e la struttura a corridoi riccamente decorati cede il passo ad avventure in spazi più o meno aperti e personalizzabili nell’approccio. Le cutscene sono ben girate e recitate (con uno spietato Mads Mikkelsen a fare il cattivo) e non ci sono stati problemi tecnici di sorta. Solo una missione manca leggermente il bersaglio a livello di passo di gioco, il resto è un’avventura fucile alla mano come Activision non ne pubblicava da quasi un decennio.

La DMZ è per giocare di strategia

Visto che gli extraction shooter vanno ancora di moda nonostante le difficoltà di Arc Raiders e Marathon, anche Call of Duty ha deciso di far tornare la sua versione come modalità portante di Modern Warfare 4. Qui chi gioca entra in una grossa mappa dove può incontrare sia combattenti controllati dal computer, sia altri giocatori. L’obiettivo è recuperare risorse e completare missioni prima di “estrarre”, ovvero scappare dalla zona. Morire significa perdere tutto ciò con cui si è entrati e tutto ciò che si è raccolto, estrarre vuol dire tenersi tutto e progredire. Il compromesso da fare per godersi la DMZ è insito nella modalità di gioco: se potete accettare la pressione, la sfida e la delusione del PvP che vi fa perdere tutto, allora la modalità vi farà divertire. Se l’idea vi fa ribrezzo, allora non è per voi. Questo non squalifica MW4 nella sua interezza perché anche senza interagire con la DMZ il gioco resta di qualità, divertente e completo.

L’innovazione è tornare alle origini

Il multigiocatore di Modern Warfare 4 sembra pensato per quel fan di Call of Duty che non tocca la serie da qualche anno e ha dei bei ricordi associati al Modern Warfare 2 del 2009. La profondità c’è, con decine di armi, accessori, personalizzazioni e loadout a cui la serie ci ha abituato. Il nuovo multigiocatore di Infinity Ward, però, riesce a fare contento anche chi cerca un’esperienza semplice in cui prendere un’M4, correre e sparare per un po’ fregandosene delle statistiche. Call of Duty ha la reputazione di essere un gioco online in cui gli utenti giovanissimi con tanto tempo libero dominano le partite, e per certi versi è ancora così, ma sia il matchmaking sia la struttura delle mappe sono progettati per dare anche a chi non performa al massimo delle sue capacità un po’ di quel divertimento che funziona così bene da sopravvivere al passare del tempo e delle mode. 

Per chi è Call of Duty Modern Warfare 4

Il nuovo CoD è prima di tutto per il fan cronicamente insoddisfatto del franchise. Il motivo è che ogni cosa sembra fatta per farlo contento: la campagna ben scritta e strutturata, il multigiocatore che torna alle origini e la DMZ che offre profondità opzionale sono tutte risposte alle lamentele principali degli ultimi cinque Call of Duty, e danno soddisfazione. All’appassionato che non tocca la serie da un po’ consigliamo vivamente di tornare per questo capitolo, anche tra un annetto quando costerà molto poco, semplicemente per godersi una bella storia in stile CoD come non se ne vedevano da un bel po’. Chi, invece, sente la mancanza del multigiocatore a 100 all’ora con cui è cresciuto, troverà in MW4 un buon compagno di giochi perché molti aspetti sono tarati per far divertire anche chi è arrugginito. Non dominerete le partite e morirete spesso, ma la magia è stata accuratamente dissotterrata e ce n’è per tutti.

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