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L’ira di Pechino contro Mbappé dopo le frasi su Mao «dittatore», gli sponsor cinesi lo scaricano. Le scuse del calciatore

27 Ottobre 2026 - 21:39 Ettore Ambrosi
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Anche la tv pubblica di Pechino oscura La Liga che si dissocia: «Le sue parole non ci rappresentano». Cosa è successo
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L’ira della Cina su Kylian Mbappé. L’attaccante del Real Madrid è finito al centro delle polemiche per una frase giudicata irrispettosa nei confronti di «un dittatore cinese» Mao Tse-tung. Lui si è poi affrettato a chiedere scusa per le «parole inopportune», così come La Liga. Nonostante questo, tre aziende cinesi hanno interrotto i contratti di sponsorizzazione, mentre l’emittente pubblica Cctv ha oscurato le partite della Liga e rimosso le pubblicità con il calciatore.

La frase sul meme del «dittatore cinese» che ha scatenato la bufera

È stato un fine settimana amaro per l’attaccante del Real Madrid, convinto di vincere il Pallone d’Oro 2026, ma battuto da Harry Kane ed ora travolto da una vicenda più grande di lui. La bufera è esplosa dopo un’intervista al programma francese The Bridge, durante la quale il campione francese ha raccontato quale fosse il suo meme preferito. «Quello che mi ha fatto ridere di più mi ritrae con la mia faccia su un dittatore cinese. Lo uso spesso con i miei amici», ha dichiarato.

Sebbene Mbappé non abbia pronunciato direttamente il nome di Mao e non sia responsabile della creazione del fotomontaggio, le sue parole hanno provocato una reazione immediata sui social network cinesi. Su Weibo, un utente ha definito le dichiarazioni «fuori luogo ed estremamente gravi», accusando il calciatore di avere oltrepassato una linea rossa.

Addio contratti e censura tv: l’ira dei brand e della Cctv

Le prime conseguenze sono arrivate sul piano commerciale. Dongpeng, azienda produttrice di bevande, Mengniu, attiva nel settore lattiero-caseario, e Milkground, specializzata nei formaggi, hanno annunciato la cessazione delle collaborazioni con il calciatore. Le tre società hanno richiamato una politica di «tolleranza zero» nei confronti di dichiarazioni e comportamenti che offendono il sentimento nazionale cinese.

La questione è arrivata anche ai vertici istituzionali. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha dichiarato che «parole e azioni che feriscono i sentimenti del popolo cinese saranno naturalmente respinte da tutti i settori della società». La reazione coinvolge un mercato rilevante per l’immagine internazionale dell’attaccante. Mbappé conta infatti un milione di follower su Weibo e circa 1,1 milioni su Xiaohongshu, noto anche come RedNote.

La reazione di Pechino e i precedenti: da Özil al caso Nba

Il caso Mbappé non è isolato. Negli ultimi anni, diversi esponenti dello sport internazionale hanno subito conseguenze commerciali e mediatiche dopo avere assunto posizioni considerate «ostili» agli interessi del governo cinese. Nel 2019 Mesut Özil, allora giocatore dell’Arsenal, aveva criticato le violenze contro la minoranza musulmana degli uiguri. La Cctv cancellò la trasmissione della partita tra Arsenal e Manchester City, mentre il calciatore scomparve dalle versioni cinesi del videogioco Pro Evolution Soccer.

Nello stesso anno, Daryl Morey, all’epoca direttore generale degli Houston Rockets in NBA, pubblicò su Twitter un messaggio a sostegno dei manifestanti di Hong Kong contrari a Pechino. La reazione fu immediata: Cctv e Tencent interruppero la trasmissione delle partite della squadra, mentre diversi sponsor cinesi presero le distanze dal club e dalla lega. La Nba stimò perdite complessive vicine ai 400 milioni di dollari.

Nel 2021 fu il cestista Enes Kanter Freedom, allora ai Boston Celtics, a finire nel mirino delle autorità e delle piattaforme cinesi. Dopo avere espresso sostegno al popolo tibetano e definito il presidente Xi Jinping un «brutale dittatore», il giocatore vide le partite dei Celtics bloccate su Tencent e il proprio nome censurato su Weibo. E, oggi, è toccato a Mbappé. Le sue scuse e la presa di distanza della Liga non hanno, almeno per il momento, impedito le prime ripercussioni.

Foto copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO | Kylian Mbappé al Psg, 2022

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