Ultime notizie Incidenti ferroviariIsraeleLegge di bilancioScontriUcraina
POLITICAANMGiorgia MeloniGoverno MeloniInchiesteMilanoScontri

Siher libero, scoppia lo scontro tra governo e giudici. Il tribunale di Milano dopo l’attacco di Meloni: «Altri devono vergognarsi»

28 Ottobre 2026 - 16:31 Giovanni Ruggiero
Siher liberato: scontro Meloni-giudici
La risposta durissima dal Tribunale di Milano alla premier e ai due vicepremier Salvini e Tajani, dopo gli attacchi per la scarcerazione del creatore dei canali social "Movimento 17 ottobre". Il contrattacco dei magistrati milanesi e dell'Anm
Google Preferred Site

È la mancata convalida del fermo di Youssef Siher a scatenare l’ultimo scontro tra governo e magistratura, con la premier che ha definito «vergognosa» la decisione della gip Tiziana Landoni. Proprio dal tribunale di Milano arriva la replica seccata dei magistrati, che giudicano quantomeno «scomposta» la reazione della presidente del Consiglio. Siher, ricercatore di 30 anni, era stato fermato nei giorni scorsi perché ritenuto l’amministratore del canale Telegram «Movimento 17 ottobre», nato dopo due giorni di saccheggi e devastazioni a Milano. In un video diffuso sui social, Giorgia Meloni parla di «una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del Ministero degli interni», e sostiene che la scelta della giudice colpisca «tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene».

Cosa ha detto Meloni nel video sulla decisione del gip

La premier aveva insisto soprattutto sull’attacco a una parte dei magistrati: «Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura». Poi aggiunge: «Lo dirò senza mezzi termini, considero vergognosa la decisione della gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher». Meloni lo descrive come il gestore della pagina che, a suo dire, incitava all’organizzazione delle manifestazioni sfociate nella devastazione di diversi esercizi commerciali del capoluogo lombardo.

Le reazioni di Salvini e Tajani alla scarcerazione

Nella maggioranza la posizione è compatta. Matteo Salvini scrive sui social che la liberazione di un soggetto per cui la stessa Procura di Milano aveva contestato reati gravissimi, tra cui l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, è «incredibile». Il vicepremier leghista ricorda anche che i pm avevano segnalato il rischio di fuga e di reiterazione del reato, e si chiede se, nel caso di nuove violenze a partire dai cortei in programma a Milano, «pagherà di tasca sua il giudice». Su X interviene anche Antonio Tajani, per il quale rimettere Siher in libertà «significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese» e «offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine». Il leader di Forza Italia chiede decisioni di questo tipo con «maggiore cautela e senso di responsabilità».

La risposta del Tribunale di Milano e dell’Anm

Le critiche di “esponenti politici di rilievo”, anche con cariche istituzionali, per i vertici del Tribunale Fabio Roia ed Ezia Maccora sono «irricevibili» e rivelano «una scarsa conoscenza, reale o mascherata, degli istituti giuridici di uno Stato di diritto». Il giudice, scrivono in una nota riportata dall’Ansa, «applica principi costituzionali di civiltà giuridica», e la vergogna «riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione». Piena solidarietà alla gip arriva anche dalla Giunta esecutiva centrale dell’Anm, sempre secondo l’Ansa. L’associazione parla di «attacco scomposto» da parte della premier e ricorda che le decisioni dei magistrati «si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti». Delegittimare i colleghi, anche da parte delle più alte cariche, è invece «un ormai consueto esercizio di intimidazione», definito «insopportabile». Per l’Anm autonomia e indipendenza della magistratura sono «due capisaldi della democrazia», e i magistrati non possono diventare «il nemico da additare» nel dibattito pubblico, perché questo comportamento «arreca un danno alla credibilità delle istituzioni».