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Youssef Siher torna libero, perché la giudice non ha convalidato l’arresto dell’amministratore social di “Movimento 17 ottobre”

28 Ottobre 2026 - 13:39 Michela De Marchi Giusto
L'ideatore del canale Movimento 17 ottobre non andrà in carcere
La gip Tiziana Landoni ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e l'applicazione della misura cautelare in carcere. Di cosa è accusato il creatore dei canali social dopo la guerriglia di Milano del 17 e 18 ottobre
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Non è stato convalidato l’arresto di Youssef Siher, ricercatore 30enne italiano di origine marocchina fermato in qualità di amministratore del canale Telegram Movimento 17 ottobre. Stando a quanto riportato da fonti legali, la gip Tiziana Landoni ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere, avanzata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi. Siher ora è libero e può uscire dal carcere.

Di cosa era accusato Siher

Il ricercatore era indagato per il canale social aperto dopo le devastazioni in centro a Milano di sabato 17 e domenica 18 ottobre. Il profilo Telegram era arrivato a 11 mila iscritti, mentre quello Instagram a 50 mila followers e secondo gli inquirenti sarebbe stato utilizzato come «presupposto ideologico» per organizzare nuove manifestazioni. E di conseguenza innescare una «dichiarazione di guerra continua» e «incutere un profondo timore nella popolazione e destabilizzare l’ordinario corso della vita civile». Nei confronti di Siher e della moglie Sarah Hammoud, i pm avevano ipotizzato i reati di istigazione a delinquere con l’aggravante del terrorismo e violenza organizzata in manifestazione di piazza. La pm Crupi aveva perciò chiesto la convalida del fermo e la misura cautelare a San Vittore.

Cos’ha deciso la gip Landoni

Secondo Landoni, però, non ci sono le esigenze cautelari per trattenere in custodia Siher, ovvero il pericolo di fuga, perché non è dimostrato che la sera prima della perquisizione il 30enne abbia cercato di «rendersi irreperibile». Inoltre, non ci sarebbero state neanche le ragioni giuridiche per fermarlo dopo una giornata in Questura e portarlo a San Vittore. La creazione e l’amministrazione del canale del Movimento 17 ottobre non sarebbero inquadrabili come «istigazione a delinquere» aggravata dalla «finalità di terrorismo». E secondo la gip viene meno anche la fattispecie penale di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche», nuovo reato inserito nell’ultimo decreto legge del governo Meloni dopo i disordini avvenuti a Milano.

Con i contenuti pubblicati sulla chat Telegram Movimento 17 ottobre, Siher ha espresso «modalità di protesta» contro le «attuali politiche governative», oltre ad «evocare azioni di ‘disobbedienza civile’». Come scrive la gip Landoni, e riportato dall’Ansa, «si traducono nell’adozione di comportamenti violenti o più in generale criminonosi, bensì nella mera programmazione di manifestazioni settimanali, capaci di sensibilizzare e coinvolgere il maggior numero possibile di persone». Landoni ha così disposto la liberazione del ricercatore 30enne non riconoscendo i «gravi indizi di colpevolezza» sui reati a lui contestati.

Landoni ha accolto la tesi della difesa, con i legali Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, che aveva contestato in toto la ricostruzione dei pubblici ministeri e la sussistenza delle esigenze cautelari. Gli avvocati di Siher hanno sottolineato che «il terrorismo non c’è. Non c’è proprio alcun reato». E hanno aggiunto: «Era sicuro di esercitare i suoi diritti costituzionalmente garantiti», quindi non c’è stata «nessuna istigazione alle violenze».

L’inchiesta continua

Negli scorsi giorni, Siher si era avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio e di non consegnare alla Digos il codice per sbloccare il proprio cellulare. L’inchiesta proseguirà, ma già da questo pomeriggio, mercoledì 28 ottobre, Siher potrà tornare in libertà.

Perché Siher «non aveva alcuna intenzione di scappare»

La giudice nel ritenere l’insussitenza del pericolo di fuga, ha ricostruito le ore precedenti alla perquisizione e al fermo di Shier e della moglie, indagata a piede libero. I quali la sera prima dalla loro abitazione fuori Milano, si erano recati in zona Corvetto da un’amica. E a riprova che non c’era alcuna intenzione di sfuggire alle indagini, la giudice Landoni ha osservato che «tra l’altro, nella stessa richiesta di convalida di fermo si ipotizza che Siher si fosse recato nella casa dell’amica, in vista della manifestazione organizzata il giorno seguente».

Inoltre la gip passa in rassegna anche il presunto «atteggiamento non collaborativo assunto dall’indagato nel corso della perquisizione e ispezione a suo carico» che si sarebbe sostanziato dall’ «essersi rifiutato di indicare agli operanti le credenziali di accesso al proprio cellulare».

«Si ritiene – prosegue il provvedimento – che tale comportamento (tra l’altro neppure inusuale) costituisca un dato di per sé neutro e non possa reputarsi sintomatico della volontà (…) di darsi alla fuga». 

La gip sul “vademecum” di Siher

Quel «vademecum» per la «difesa in piazza», intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso. Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione del 2011» della primavera araba, pubblicato da Youssef Siher il 22 ottobre nel gruppo Telegram «Movimento 17 ottobre», non conteneva «riferimenti a strumenti offensivi da utilizzare nel corso delle manifestazioni contro le forze dell’ordine, né istruzioni per reagire dinnanzi al lancio di lacrimogeni». Anzi «tali indicazioni sono riportate in un file» integrale, trovato nel suo notebook, ma «non risultano essere state» pubblicate in quella chat con migliaia di iscritti dal ricercatore 30enne.

Lo spiega la gip di Milano Tiziana Landoni nell’ordinanza con cui ha scarcerato l’esponente dei Giovani palestinesi. Tra l’altro, chiarisce ancora la giudice analizzando i vari messaggi nel gruppo, Siher «non risulta aver caldeggiato o in qualche modo sostenuto i comportamenti violenti menzionati» da altri utenti, che parlavano di azioni violente da compiere «a danno di banche, edifici pubblici, ripetitori Rai». La giudice dà conto di tutti i contenuti di quel «vademecum» chiarendo che non incitavano ad azioni offensive, ma erano in sostanza difensivi e anzi «dinnanzi a comportamenti» da parte delle forze dell’ordine «i manifestanti erano sollecitati a non rispondere con azioni violente». Come gli inviti ad «arretrare» o a «restare fermi e calmi» in caso di lancio di lacrimogeni. Siher non ha mai «prospettato l’attuazione di azioni violente», ma si è «di fatto limitato a promuovere una mobilitazione collettiva, “consapevole”, di protesta» contro il governo.

Tutti i vari messaggi ormai noti, poi, per organizzare le manifestazioni nelle piazze italiane, con i vari punti di concentramento, con tanto di cancellazioni di «gruppi Signal», servivano «ad ostacolare l’identificazione dei partecipanti» probabilmente «a fronte di programmate manifestazioni non autorizzate o ancora per prevenire interventi volti ad impedire, in generale, il dispiegarsi di proteste comunque pacifiche».

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