Ultime notizie Incidenti ferroviariIsraeleLegge di bilancioScontriUcraina
ATTUALITÀ41 bisAlessandriaCarcereDiritti umaniInterviste

Carcere, ad Alessandria arrivano i 41 bis. Antigone: «Sembra di tornare alle isole-prigione degli anni ’90» – L’intervista

29 Ottobre 2026 - 09:04 Chiara Pancari
Alcuni detenuti si affacciano alle grate delle celle, visibili dall'esterno, nel carcere Beccaria, Milano, 24 Marzo 2025. ANSA/ANDREA FASANI (carcere, detenuti, prigione, carceri, sicurezza, minori, minorenni, cella, celle, generica, simbolica)
Il piano per concentrare i detenuti 41-bis è l'ennesimo colpo ai percorsi di riabilitazione. Perla Allegri, dell’Associazione Antigone, denuncia gli effetti della stretta penale del governo e il peggioramento delle condizioni nelle carceri italiane
Google Preferred Site

Nel carcere di San Michele ad Alessandria sono arrivate, sabato 24 ottobre, diverse persone detenute sotto il regime 41 bis, cioè condannate per reati legati alla criminalità organizzata o al terrorismo. Quella chiamata “operazione Klepsydra” è già la terza fase del processo di riorganizzazione del 41 bis iniziata dal ministero della Giustizia, che punta a concentrare circa 750 detenuti in sette istituti. Una logica che, secondo Perla Allegri, Coordinatrice nazionale dell’Osservatorio sulle condizioni detentive dell’Associazione Antigone, sta tornando. E che rischia di trasformare alcuni istituti in nuove isole-prigione, come avveniva negli anni ’90.

La scelta del San Michele

La scelta del San Michele di Alessandria come carcere dedicato ai detenuti del 41 bis sarebbe legata alla struttura dell’istituto, che dispone di spazi riconvertibili in celle singole – come previsto dal 41 bis. Le conseguenze a cui apre questa decisione, però, sono varie: da un lato, lo spostamento lontano dal territorio di provenienza rischia di compromettere i rapporti con i familiari. «Al 41 bis c’è un solo colloquio al mese con la famiglia, con il vetro divisorio – spiega Allegri – tutti i colloqui sono videoregistrati e trascritti, e la corrispondenza è controllata. È già complicatissimo mantenere i legami; per di più, essere trasferiti su un’isola ha un impatto devastante, per la difficoltà e per il costo degli spostamenti».

Dall’altro, prosegue Allegri, coniugare le esigenze di estrema sicurezza del carcere duro con quelle riabilitative non è semplice. «Il San Michele, prima dei trasferimenti, ospitava attività di formazione e lavoro negli spazi del centro Agorà, inaugurato nel 2025 e poi chiuso. Anche le attività della cooperativa Idee in Fuga e i corsi di Casa di Carità sono stati interrotti. In questo modo le persone non possono accedere al reinserimento in società».

Quanti sono i detenuti al 41 bis

L’Associazione Antigone entra in tutti gli istituti penitenziari italiani dal 1998. Allegri precisa tuttavia che l’unica realtà carceraria di cui non ha fatto esperienza diretta è chiaramente il 41 bis, che per ragioni di sicurezza mantiene la riservatezza e l’isolamento. Secondo i dati raccolti e stimati, al 31 dicembre 2025 erano 733 le persone al 41 bis, 741 al 7 aprile 2026 e oggi sono più o meno 750. Il piano Kairos del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria punta a concentrarle in sette istituti di massima sicurezza, possibilmente isolati anche dal punto di vista geografico. «A noi pare che l’idea di fondo sia un ritorno alle isole-carcere degli anni ’90, come Asinara e Pianosa: la volontà è quella di concentrare e isolare le persone», afferma Allegri.

Il sovraffollamento e i diritti delle persone detenute

Secondo i dati raccolti da Antigone, a ottobre 2026 le persone detenute in Italia hanno superato quota 66mila, a fronte di circa 46.300 posti effettivamente disponibili. «Non vedevamo questi dati dai tempi della sentenza Torreggiani (con cui la Cedu, nel 2013, ha condannato l’Italia per tortura e trattamenti inumani e degradanti nei confronti della popolazione detenuta ndr) – quando eravamo a 67.000 persone. Dall’ottobre del 2022 il numero dei detenuti è aumentato di circa 11.000 unità in 4 anni», continua la coordinatrice di Antigone. Questo porta il tasso medio effettivo di sovraffollamento tra il 144% e il 149%, con istituti in Puglia, Lombardia, Piemonte o a Lucca che superano il 200%. «Si torna a vedere la terza rete del letto a castello, da cui non ci si può nemmeno mettere seduti».

Lo stesso vale per gli Istituti Penali per Minorenni (IPM): se a fine 2022 c’erano 380 ragazzi nei 16 IPM italiani, oggi quel numero è aumentato del 50%, arrivando a quasi 578. Ad agosto 2026 il 68,1% di loro non aveva una condanna definitiva e più di uno su quattro era in attesa di primo giudizio. Il decreto Caivano, secondo Allegri, ha infatti prodotto due risultati gravissimi: ha ampliato l’uso della custodia cautelare per i minori (due ragazzi su tre sono dentro da presunti innocenti) e ha stabilito che i giovani che compiono 18 anni possono essere trasferiti nel carcere per adulti, insieme ai condannati definitivi e agli ergastolani. «Il risultato? L’annullamento del percorso pedagogico». 

Il governo e la stretta penale: 55 nuovi reati 

Gli oltre 55 nuovi reati e 60 aggravanti introdotte dal governo nel corso dell’ultima legislatura non fanno che peggiorare le condizioni carcerarie: secondo Perla Allegri questa stretta incide sui diritti delle persone detenute e sugli spazi di protesta. Il decreto sicurezza del 2025 ha abolito per esempio il rinvio obbligatorio della pena per le donne incinte e le madri di bambini piccoli. Se durante il periodo Covid i bambini che vivevano in carcere con le madri erano scesi sotto quota 19, oggi sono tornati a essere più di 30. Ciò significa che i bambini crescono all’interno delle celle femminili, in assenza di posti negli Istituti a custodia attenuata per madri (ICAM).

Lo stesso decreto ha introdotto il reato di rivolta in carcere, che può punire anche forme di resistenza passiva. «Questo toglie di fatto qualsiasi forma di protesta non violenta ai detenuti», osserva Allegri «anche perché chi stabilisce cos’è una resistenza passiva? Il rifiuto del vitto? Di tornare in cella?». Per non parlare del fermo preventivo esteso ai minorenni con l’ultimo decreto del 20 ottobre, insieme a nuove fattispecie di reato legate alla partecipazione violenta ai cortei, «che non fanno che aumentare la tensione sui minori». Secondo Antigone, «Il diritto penale è il diritto del limite e non può essere usato comprimendo principi costituzionali e diritti di partecipazione democratica».

leggi anche