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Strage dei carabinieri di Castel d’Azzano, perché sono indagati tre comandanti locali: i dubbi sul blitz e la fuga di gas

30 Ottobre 2026 - 18:00 Antonia Verderosa
Indagati tre carabinieri per concorso in omicidio colposo plurimo per la strage di Castel d'Azzano
La Procura di Verona indaga sui vertici dell'Arma che organizzarono il blitz ai fratelli Ramponi. I dubbi sull'intervento e sull'allarme per la fuga di gas
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Tre comandanti dei carabinieri sono indagati per concorso in omicidio colposo plurimo per la strage di Castel d’Azzano, in provincia di Verona. La Procura vuole accertare eventuali responsabilità nell’organizzazione del blitz del 14 ottobre 2025, quando l’esplosione del casolare dei fratelli Ramponi costò la vita a tre militari. Gli ufficiali coinvolti sono il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dell’Arma, il tenente colonnello Antonio Sframeli, all’epoca alla guida del reparto operativo di Verona, e il capitano Vincenzo Spataro, comandante della Compagnia di Villafranca. La notizia, dopo le anticipazioni di Rai News, è emersa venerdì 30 ottobre durante la prima udienza del procedimento disciplinare già avviato nei loro confronti dalla Procura generale di Venezia.

I dubbi sul blitz e l’allarme sulla fuga di gas

Al centro degli accertamenti c’è la gestione dell’operazione che avrebbe dovuto portare allo sgombero della casa di Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi. Secondo le contestazioni disciplinari, i responsabili dell’intervento avrebbero sottovalutato diversi segnali di pericolo. Le perplessità riguardano la pianificazione del blitz, il coordinamento tra le squadre e la decisione di proseguire nonostante l’odore di gas proveniente dall’edificio. Secondo gli atti del procedimento disciplinare, citati dal Corriere del Veneto, i militari avrebbero avvertito l’odore di gas già alle 3.02 del 14 ottobre 2025, undici minuti prima dell’esplosione. Per la Procura generale di Venezia, l’azione avrebbe dovuto essere interrotta proprio in quel momento.

Nell’esplosione del casolare morirono Marco Piffari, 56 anni, Valerio Daprà, 56 anni, e Davide Bernardello, 36 anni. A chiedere di verificare eventuali responsabilità, oltre a quelle dei tre fratelli, erano stati i familiari di Piffari, che avevano presentato un esposto.

La richiesta della difesa e le prossime udienze

Durante l’udienza a Venezia, l’avvocato Gianfranco Ceoletta, che difende i tre ufficiali, ha chiesto di sospendere il procedimento disciplinare alla luce dell’indagine penale aperta a Verona. La Procura generale si è opposta, sostenendo che si tratti di «percorsi paralleli che non si sovrappongono». La difesa ha depositato una memoria con diversi allegati, mentre l’accusa ha chiesto tempo per esaminarla. Il collegio presieduto da Lorenzo Miazzi scioglierà la riserva il 15 gennaio 2027.

Il processo ai fratelli Ramponi

Intanto, lunedì 26 ottobre, si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Verona il processo per strage a carico di Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi. La nuova inchiesta sui tre comandanti dei carabinieri procede parallelamente a quella che ha portato i fratelli a giudizio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata la donna a provocare l’esplosione, lanciando un accendino sul pavimento cosparso di benzina. Per evitare lo sfratto, infatti, all’interno del casolare erano stati disposte bombole di gas e bottiglie di molotov. Già l’anno precedente, in più occasioni, i tre fratelli avevano tentato di impedire lo sgombero della cascina, barricandosi sul tetto e minacciando di far saltare in aria l’edificio.

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