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«Perfetto, ti scrivo la sentenza». Il giudice usa ChatGPT, ma la Corte d’Appello non annulla la decisione: ecco perché

01 Novembre 2026 - 11:14 Alba Romano
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A Oristano spunta una frase del chatbot nella sentenza civile: «Ti preparo il paragrafo». Per i giudici d'appello non dimostra la delega della decisione
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L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per supportare la stesura di una sentenza, ma non può sostituirsi al giudice nelle decisioni. È il nodo al centro di una vicenda giudiziaria che arriva dal Tribunale di Oristano, dove nella motivazione di una sentenza civile è comparsa una frase riconducibile a un chatbot: «Perfetto. Ti costruisco il paragrafo motivazionale in stile sentenza». A sollevare il caso, scrivono l’Unione sarda e la Nuova Sardegna, è stata la società sconfitta in giudizio, i cui legali hanno contestato il possibile ricorso all’Ai, chiedendo di dichiarare il provvedimento inesistente o nullo.

Cosa ha deciso la Corte d’appello di Cagliari

La Corte d’appello di Cagliari, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di sospensione dell’esecutività della sentenza, ha però chiarito che quella frase, da sola, non dimostra che il magistrato abbia delegato all’algoritmo la valutazione dei fatti e delle prove. Una distinzione importante, anche alla luce dell’articolo 15 della legge 132 del 2025, che riserva esclusivamente al giudice l’interpretazione e l’applicazione della legge, oltre all’adozione delle decisioni. L’ordinanza riguarda comunque una fase preliminare del procedimento e non rappresenta una pronuncia definitiva sull’intera controversia.

Il dibattito sull’Ai

La vicenda riapre il dibattito sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle professioni legali. Il suo impiego non costituisce automaticamente un’irregolarità, ma richiede controlli sull’attendibilità dei contenuti generati, comprese le citazioni giuridiche. L’Organismo congressuale forense invoca regole chiare, verifiche indipendenti, tutela dei dati giudiziari e pari accesso agli strumenti tecnologici. L’obiettivo è evitare che l’innovazione comprometta il diritto di difesa e l’autonomia della magistratura.

Foto copertina: PEXELS/MATHEUS BERTELLI

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