Kimi Antonelli, campione del mondo con la paghetta: «Lui è il mio topo»
Kimi Antonelli è campione del mondo, sì. Ma potrà festeggiare con morigeratezza. È infatti il primo vincitore di un mondiale di Formula 1 con la paghetta: «Gliela verso ogni mese e deve farsela bastare», racconta oggi la madre Veronica Pomaro, ex impiegata alle Poste, 53 anni. Ma Andrea (all’anagrafe) o Andy (a casa) non è solo Kimi, il soprannome che gli hanno dato in pista: «Diciamo che gli piace divertirsi», racconta Lorenzo, ex compagno di classe. «Ci ha invitati a casa sua, ha spento le luci, ha messo una musica da horror ed è saltato fuori per farci paura».
I genitori di Antonelli
La madre, racconta oggi Repubblica, viene da una famiglia di contadini del Veneto trasferiti in Emilia-Romagna. Il padre Marco, 62 anni, è un ex pilota ma lavorava anche nell’officina di suo padre: «Ho lavorato tre vite. Non avevo un soldo che avanzasse. A una gara con la Bmw Italia a Pergusa, per comprarmi biglietto aereo, casco nuovo e attrezzatura, ho fatto un debito in banca». Marco e Veronica si sono conosciuti in una palestra di Casalecchio sul Reno nel 1997. Due anni dopo si fidanzano: «Ma non siamo sposati».
I due mettono su una squadra di corse e anche famiglia. Lei continua a chiamare Kimi con il primo nome, Andrea, «anzi io non lo vedo nemmeno come un pilota di F1, per me è solo il mio topo. Quando abbiamo cominciato a girare per circuiti io facevo la spesa e cucinavo per il team, Marco faceva il camionista e dovevo tenerlo sveglio per strada. Spingevo Kimi nel passeggino dietro le macchine, mi prendevano per una madre degenere. Eppure lui si addormentava».
Ti potrebbe interessare
- Formula 1, Kimi Antonelli nella storia: vince il mondiale piloti a 20 anni, 73 dopo l’ultimo italiano. Il nome, il numero 12 e la briscola: ecco chi è il campione
- «Sono un pilota di Formula 1», ma la sicurezza non gli crede: Kimi Antonelli resta fuori dal paddock. Lo salva Verstappen
- Kimi Antonelli e l’idea di abitare vicino a Sinner. La frase del principe di Monaco sul trasloco e la reazione di San Marino: la scelta su tasse e famiglia
Il talento
La madre racconta che il figlio dormiva anche dentro un ovetto appeso a un gancio della gru per i motori. «Ogni tanto passavo e lo cullavo dandogli una spinta», dice Marco. «Dovevamo pur tenerlo da qualche parte». Il padre vede il suo talento presto. Grazie a un simulatore portato a casa dopo un Motor Show nel 2009. «Io acceleravo e frenavo, Kimi teneva il volante e cambiava le marce. Sapeva già dove far passare la macchina. A un certo punto mi addormentavo e lui mi dava delle gomitate: papà, svegliati», dice Marco. A dieci anni ad Adria su una Lamborghini Super Trofeo Kimi dopo qualche giro «riusciva a controllare la macchina in modo tutt’altro che normale per un bambino della sua età. Lì ho capito che era nato per guidare. Se ho mai pensato che avrebbe vinto il Mondiale? No, mai».
La Mercedes
Poi è arrivata la Mercedes, che «ha creduto in lui quando era piccolo. Kimi ha avuto un’occasione importante e si è fatto trovare pronto». Ma per gli Antonelli «non cambia niente tra una gara di kart e un Mondiale di F1, stessa pressione per noi e per lui. Qui è diverso solo il contorno, i riflettori, l’attenzione dei media. Noi continuiamo a lavorare come sempre, arriviamo dal Mugello dove purtroppo abbiamo perso il campionato GT italiano». Marco questo proprio non lo manda giù, un po’ ci scherza e un po’ no: «Sono nervoso, tenevo a quel titolo, non a questo. E Kimi è come me. Siamo felici, festeggiamo e poi archiviamo, pensando al prossimo Mondiale. Se ti accontenti di quello che hai fatto, allora piuttosto ti ritiri, come Rosberg nel 2016. Questo è solo l’inizio».
Soldi, fama, vestiti
Ancora mamma Veronica: «Non gli interessa la fama, i soldi, i vestiti. A volte lo prego di mandarmi una foto quando si deve vestire per un’occasione, lui sarebbe in grado di andare a un matrimonio in pantaloncini». Un punto debole: «Gli piacciono le macchine, quelle sì. Ogni tanto manifesta il desiderio di comprarne una, gli rispondiamo che si vedrà». La sorellina Maggie, 11 anni, «stravede per lui, è parecchio sveglia, se vuole lo intorta con due parole. No, a lei le macchine non interessano, per fortuna, già siamo parecchio indaffarati. Fa ginnastica ritmica».
La paghetta
Con il Corriere i genitori di Kimi dettagliano la storia della paghetta: «Non è minimamente interessato ai soldi. Prende quello che gli passa la mamma». «Gli ho detto: decidiamo un budget», spiega Veronica. «Così almeno hai le idee chiare su come funziona. È importante restare con i piedi per terra. Se arrivi ad agosto che hai già speso tutto ti arrangi per le vacanze. Ma lui usa quello che serve per divertirsi, l’unica tentazione sono le macchine, non i vestiti. Glieli scelgo ma è un disastro nell’abbinarli. Andrebbe in pantaloncini e tuta a un matrimonio».
Il cellulare e la piscina
Poi ci sono gli amici. Che raccontano a Repubblica: «A questo tavolo venivamo già quando andavamo a scuola, e si faceva fare i compiti di matematica dagli ingegneri ai box». Si parla di un pub con bowling di San Marino: «Qui è un posto piccolo, siamo tranquillissimi, forse anche per quello Kimi sta bene. Lo proteggiamo, può girare sereno». Di recente è andato da Toys a controllare gli scaffali della Lego: è stato felice di vedere che la sua macchinina era l’unica esaurita. Quest’anno ad agosto ha compiuto gli anni, ma non ha risposto ai messaggi di auguri: è finito col telefono in tasca nella piscina di un parco acquatico dove stava festeggiando col Bez, Marco Bezzecchi.

