Kimi Antonelli e il doppio errore della Ferrari, perché il campione italiano è finito alla Mercedes
Andrea Kimi Antonelli è abituato a riscrivere le regole. Nel 2025 sfrecciava in pista senza avere la patente e ora è diventato il primo italiano a conquistare il titolo iridato 73 anni dopo Alberto Ascari. E lo ha fatto senza guidare una Ferrari. Un paradosso, ma anche un errore madornale della scuderia di Maranello che avrebbe potuto ingaggiarlo già nel 2017. Due foto spiegano meglio di tutte le altre il paradosso Kimi: nel 2016 quando ancora aveva 10 anni e gareggiava sui kart il piccolo Antonelli stringeva le mani al suo idolo Lewis Hamilton sperando un giorno di poter correre al suo fianco, oggi invece è proprio Sir Lewis, passato alla Ferrari, ad alzarlo sulle spalle per celebrare il suo trionfo in Mercedes. Un passaggio di consegne verso chi ha preso il suo posto nella scuderia di Brackley nel 2025 rendendo merito a chi quell’investitura l’ha preparata nei minimi dettagli: il team principal Mercedes, Toto Wolff. Lo ha preso con sé quando aveva appena 13 anni e a poco a poco gli ha trasmesso il compito di raccogliere l’eredità del sette volte campione del mondo.
Le strade diverse tra il piccolo Kimi e il Cavallino Rampante
Dietro al mondiale di Kimi Antonelli c’è infatti un progetto lungo nove anni, costato alla Mercedes una decina di milioni euro. Una scommessa che non tutti avrebbero fatto. A partire dal Cavallino Rampante. Le strade di Kimi e Maranello non si sono mai intrecciate, ma c’è un momento in cui sono state così vicine e allo stesso tempo così lontane. Nel 2017 Massimo Rivola, all’epoca responsabile dell’Accademy della Ferrari segnala ai piani alti della scuderia che c’era un ragazzo di appena 11 anni davvero interessante, cresciuto tra i kart a pane, amore e Maranello. Il giovane bolognese venne portato all’Accademia Ferrari dove ebbe l’occasione di provare il simulatore. I riscontri furono positivi e sembrava che l’ingresso fosse solo una formalità. Poi arrivò il no.
Perché non è mai andato in Ferrari
A raccontare cosa accade è stato Maurizio Arrivabene, allora team principal della Ferrari. Antonelli era considerato troppo piccolo e la struttura di Maranello in quel momento non era pronta a seguire un talento così giovane. La Ferrari non aveva ancora la struttura e la disponibilità organizzativa per accompagnare un bambino in un percorso di crescita così lungo. Lo stesso Arrivabene ha spiegato che il problema riguardava proprio l’assenza di un’organizzazione adeguata per gestire piloti così piccoli. Una situazione che avrebbe rischiato di compromettere il percorso nella scuderia anche per Charles Leclerc. Infine, anche nel 2024 il Cavallino fu ancora miope sulla scelta di Kimi, scegliendo il grande campione ormai sul viale del tramonto (Hamilton) al giovane in rampa di lancio che non aveva ancora firmato con la Mercedes. Il risultato è che se oggi Kimi e la Mercedes festeggiano, il Cavallino sono 13 anni che si lecca le ferite cercando di tornare a vincere.

