Bce, parla Lagarde: «A dicembre proveremo a capire se alzare i tassi. Lascio in anticipo per essere libera»
Un intervento a tutto campo, tra scelte di politica monetaria imminenti, riflessioni geopolitiche e un annuncio sul proprio futuro personale. Nel corso dell’incontro promosso dall’Osservatorio for Independent Thinking a Piazza Affari, davanti a una platea di oltre 600 studenti, la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde ha tracciato il quadro economico europeo, lasciando aperta la porta a un possibile nuovo ritocco al rialzo del costo del denaro nel meeting di dicembre.
Il bivio dei tassi a dicembre: l’incognita dell’inflazione energetica
«Rivedremo le nostre proiezioni a dicembre quando avremo molti indicatori che ci aiuteranno davvero a determinare se un rialzo sia necessario per conseguire il nostro obiettivo», ha spiegato Lagarde. Ripercorrendo l’ultimo vertice dell’Eurotower, la presidente ha chiarito che il Consiglio direttivo ha discusso l’opportunità di una nuova stretta, optando tuttavia per una pausa tattica volta ad analizzare il flusso dei dati in arrivo.
A pesare sull’Eurozona resta il carovita, attestato intorno al 4% su base aggregata e oltre il 5% in Italia. Una dinamica alimentata in misura determinante dalle bollette energetiche (in crescita annua rispettivamente del 18% e sopra il 20%): «Poiché l’energia entra in moltissime delle cose che facciamo – argomenta – ha spinto verso l’alto l’insieme dei prezzi. Questa situazione probabilmente proseguirà per un certo periodo, fino all’emergere di un effetto base nel confronto annuo. Dico probabilmente sottolineandolo molto, perché le cose cambiano estremamente in fretta».
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Rifiutando le etichette convenzionali («Sono ancora una civetta, non sono diventata né un falco né una colomba»), Lagarde ha osservato come negli ultimi sette anni l’incertezza e il susseguirsi di crisi abbiano fatto mutare le posizioni di molti banchieri centrali.
L’indipendenza della BCE di fronte alla politica
Nel corso del suo intervento Lagarde ha ribadito con forza l’autonomia statutaria dell’Eurotower rispetto ai governi nazionali: «La Banca centrale europea è estremamente indipendente, è scritto nei Trattati. Nessun leader, che sia Mattarella, Macron o Meloni, può telefonarmi per chiedere di alzare o tagliare i tassi. Non lo fanno perché sanno di non poterlo fare». Pur riconoscendo le asimmetrie dell’Unione – dotata di una banca centrale unica ma priva di una politica fiscale comune – ha ribadito la centralità del mandato: «Siamo un’istituzione giovane, abbiamo un mandato unico e autorità fiscali diverse in ciascuno degli Stati membri, non c’è un’unica autorità fiscale». Ma, ha avvertito, «dobbiamo fare molta attenzione che la politica monetaria e il nostro obiettivo monetario siano dominanti, e non possiamo lasciare che considerazioni fiscali interferiscano con il nostro unico obiettivo di un’inflazione al 2% nel medio termine e con la nostra indipendenza».
Dazi e supply chain: il monito sul protezionismo USA
Sul fronte del commercio globale, la numero uno della BCE ha rinnovato una dura critica all’utilizzo di barriere tariffarie: «Penso che i dazi siano controproducenti e non aiutino il commercio internazionale e il multilateralismo che dovremmo applicare in un’economia globale governata dalle regole del Wto e dallo Stato di diritto». Anche guardando agli scenari post-Midterm negli Stati Uniti, Lagarde invita al realismo: «Non mi aspetto nemmeno che i dazi vengano rivisti immediatamente penso che ci vorrà tempo. Credo che gli ordini esecutivi siano probabilmente destinati a restare». Il Congresso potrebbe decidere di modificare i poteri del presidente sui dazi, ma anche questo, ha osservato, richiederà tempo. Secondo Lagarde, le tensioni commerciali hanno costretto le imprese a ripensare le catene di approvvigionamento e il proprio modo di operare, mettendo «la sicurezza davanti all’efficienza».
L’addio a febbraio 2027: «Scelta di libertà»
Infine, la presidente ha spiegato le motivazioni dietro la decisione di lasciare la guida della BCE il 7 febbraio 2027, con nove mesi di anticipo rispetto alla conclusione naturale del mandato ottennale: «Avrei comunque concluso il mio mandato a ottobre, perché questa è la regola. In qualità di presidente della Banca centrale europea si ha un mandato di otto anni e, alla fine di questo periodo, non è previsto alcun rinnovo: non si prolunga il mandato, si va via». Quindi «quello che ho fatto è stato anticipare di nove mesi quell’uscita inevitabile. E l’ho fatto perché, date le attuali circostanze in Europa e altrove, voglio poter esprimere le opinioni in cui credo fermamente in modo più indipendente», ha aggiunto Lagarde non specificando però in che modo vorrà farlo. «Non sono sicura esattamente di quale forma prenderà», ha affermato, «ma sono certa di voler rimanere libera e indipendente in quello che faccio e in quello che dico».

