Ciro Grillo e la sentenza da rifare «perché manca una firma». La mossa della difesa dopo le condanne per stupro
Manca una firma sulla sentenza di primo grado e, secondo i legali di Ciro Grillo e dei suoi tre amici genovesi, questo basta a renderla nulla. Come riportano Il Secolo XIX e Repubblica, gli avvocati hanno depositato un documento in cui chiedono «la nullità della sentenza di primo grado per mancanza della sottoscrizione da parte dell’estensore». Il testo, scrivono, «reca esclusivamente la sottoscrizione da parte del presidente (Marco Contu) e di uno solo dei due giudici indicati come estensori». A firmare è stata Marcella Pinna, mentre manca la sigla del collega Alessandro Cossu, trasferito da Tempio Pausania ad Asti al termine del dibattimento.
Cosa sostengono gli avvocati e il precedente in Cassazione
Per i difensori, tra cui Alessandro Vaccaro, Enrico Grillo, Andrea Vernazza, Ernesto Monteverde e Mariano Mameli, la lacuna non è una semplice irregolarità. Secondo il codice di procedura penale, ricostruisce Il Secolo XIX, l’assenza di una firma deve essere accompagnata da un riferimento esplicito all’impedimento, e nel caso in esame questa menzione non c’è. Da qui la tesi riportata nel ricorso: la mancata sottoscrizione «determina un vulnus che non può essere degradato a mera irregolarità», con la conseguenza che la sentenza va restituita al Tribunale di Tempio Pausania «per la rinnovazione dell’atto nullo». A sostegno citano una pronuncia della Cassazione del 2013, che in un caso analogo ha chiesto una nuova redazione da parte dell’estensore, una nuova firma del presidente e il successivo deposito in cancelleria.
Le condanne di primo grado e le posizioni degli imputati
Il ricorso arriva alla vigilia dell’appello davanti alla Corte d’Appello distaccata di Sassari. In primo grado Ciro Grillo, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta sono stati condannati a otto anni di reclusione per violenza sessuale di gruppo, mentre Francesco Corsiglia a sei anni e mezzo. I fatti risalgono al luglio del 2019 in Sardegna. A Silvia, la studentessa che all’epoca aveva 21 anni, viene contestato di essere stata violentata nel residence di Cala di Volpe, dopo una serata al Billionaire di Porto Cervo. Alla sua amica Roberta, invece, tre dei quattro giovani avrebbero scattato foto hard mentre dormiva sul divano. In aula sono attese le parti civili: Giulia Bongiorno per Silvia, Vinicio Nardo e Fiammetta Di Stefano per Roberta.
Ti potrebbe interessare
Cosa può succedere all’avvio dell’appello
La questione della firma sarà la prima affrontata dai giudici, insieme a una serie di altre eccezioni e richieste di nullità presentate dalla difesa. Se la richiesta venisse accolta, scrive Il Secolo XIX, l’udienza sarebbe rinviata e l’inizio dell’appello potrebbe slittare di diversi mesi. Di conseguenza, la partenza del processo di secondo grado potrebbe subire un rinvio.

