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Specializzandi medici a 86 anni a spese dello Stato: il paradosso dei fondi pubblici e il caos graduatorie

08 Novembre 2026 - 16:34 Alba Romano
concorsi medici
Ne parla oggi Il Fatto, che fa luce sui concorsi per le scuole di specializzazione. L'assenza di limiti anagrafici permette ai più anziani l'accesso a contratti che costano 25mila euro annui di fondi pubblici, mentre i giovani rimangono fuori
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«Alla mia età, a fare tante notti in pronto soccorso, non ce la facevo più». Spiega così al fatto Quotidiano la rinuncia a Medicina d’urgenza dopo appena un anno un medico di 75 anni, già titolare di quattro specializzazioni e oggi in pensione mentre lavora a bordo delle navi da crociera. La sua storia, comune a tante altre, la racconta oggi a testata diretta da Marco Travaglio. A luglio l’uomo si è rimesso sui libri e si è ripresentato al concorso per le scuole di specializzazione. Una scelta personale lecita, che solleva però una vistosa criticità di sistema: lo Stato finanzia ciascun contratto con 25 mila euro lordi all’anno — oltre centomila euro nell’arco del quadriennio — per formare professionisti che, per ragioni anagrafiche, non restituiranno mai quel bagaglio clinico alle corsie degli ospedali pubblici, sottraendo peraltro posti a colleghi più giovani.

Il concorso? Lo possono fare anche gli over 70

La normativa attuale non prevede limiti d’età. Tra i 17.652 iscritti al test del 2026 figuravano 65 candidati over 60 e 17 over 70; al termine degli scorrimenti, nove di loro hanno ottenuto una borsa. Il caso limite è quello di un medico classe 1940: a 86 anni, con 17,5 punti su 147 e il posto numero 17.608 della graduatoria, è entrato a Igiene e medicina preventiva all’Università di Perugia, togliendo uno slot in una branca che ha fatto registrare il tutto esaurito. L’unico freno stabilito dalla legge per chi ha già un percorso avviato è l’azzeramento del punteggio per i titoli, norma pensata per arginare le migrazioni tra scuole che provocano «una dispersione di risorse finanziarie». Una dispersione reale: 520 specializzandi del 2025, riporta il quotidiano, hanno rifatto il concorso ripartendo dal primo anno altrove, bruciando in un colpo solo circa 13 milioni di euro pubblici.

Chi controlla?

A questo si aggiunge la falla dei controlli, demandati, ricostruisce il Fatto Quotidiano, inizialmente alla semplice autocertificazione. Nonostante le diffide dell’Associazione Liberi Specializzandi guidata da Massimo Minerva — che già a settembre 2025 aveva segnalato medici già specialisti premiati indebitamente con punti per i titoli —, il ministero ha risposto con mere prese d’atto: uno dei segnalati è così entrato a Chirurgia maxillo-facciale a Verona con il punteggio invariato, mentre a Roma un’odontoiatra già specializzata frequenta Radiologia alla Sapienza forte di 6,5 punti di titoli.

Altri rischi

Il quadro rischia ora di implodere sul piano giudiziario. Il 5 novembre il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di 27 candidati contro l’ambiguità del quesito numero 34, ribadendo che i quiz ministeriali devono prevedere «una sola risposta inequivocabilmente corretta». La palla torna al Tar e la graduatoria nazionale rischia di essere azzerata a assegnazioni già perfezionate, mentre il ministero continua a non depositare il verbale della commissione riesaminatrice del 27 ottobre (una seduta lampo di mezz’ora con 16 commissari su 30). Sullo sfondo compaiono anche nomi noti. Il Fatto riporta che in coda alla graduatoria (posizione 17.076) compare Salvatore Cuzzocrea, l’ex rettore di Messina sospeso dall’insegnamento e a processo per peculato e falso. Non è stato escluso, e in caso di posti vacanti in sedi disertate potrebbe ancora subentrare. Di fronte alle anomalie, il ministero si trincera dietro verifiche a campione sugli albi professionali, dove tuttavia bastano pochi clic per accertare le irregolarità.

(Foto di Annie Spratt su Unsplash)

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