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Uno sconto sull’affitto per prof, infermieri e poliziotti: l’idea per chi accetta un posto in città. Come dovrebbe funzionare

21 Giugno 2026 - 10:31 Giovanni Ruggiero
Sconto affitti casa dipendenti PA
Sconto affitti casa dipendenti PA
Le carenze maggiori negli organici soprattutto al Nord, dove vivere in affitto pesa più che altrove nel bilancio dei lavoratori pubblici. L'aumento degli assunti e il problema dei giovani che devono essere convinti a scegliere i posti vacanti dove una stanza costa di più. In ballo ci sarebbero 100.000 alloggi
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Vivere nei grandi centri urbani è diventato proibitivo non solo per gli studenti fuori sede, ma pure per chi entra nella pubblica amministrazione. Insegnanti, personale Ata, agenti di polizia, vigili del fuoco, medici e infermieri si scontrano con canoni di locazione fuori scala, soprattutto al Nord, dove gli uffici pubblici registrano scoperture di organico che, secondo Francesco Bisozzi sul Messaggero, in alcuni casi toccano il 20-30 per cento. Dal 2023 lo Stato è tornato ad assumere con un saldo positivo di 12.707 unità, ma trattenere chi vince i concorsi resta complicato quando il primo stipendio non basta a coprire l’affitto di una stanza.

Perché lo Stato fatica a coprire i posti vacanti al Nord

Il nodo è anche generazionale. Oltre il 66 per cento dei dipendenti pubblici ha superato i 45 anni e nel prossimo decennio servirà rimpiazzare, stima l’Istat, circa 1,4 milioni di lavoratori. Per riempire quelle caselle bisogna convincere i giovani ad accettare incarichi lontano da casa, cosa che oggi spesso non avviene. Lo riassume il deputato di Forza Italia Piergiorgio Cortelazzo, citato da Il Messaggero: «Sono note le difficoltà dei lavoratori del settore pubblico a trasferirsi nelle zone a cui sono assegnati per dovere di ufficio, con le conseguenti rinunce ovvero con situazioni di pendolarismo esasperato, in particolare nei settori della scuola, della sanità e del comparto sicurezza».

Come funziona la corsia preferenziale nel Piano casa per i dipendenti statali

La risposta dovrebbe arrivare da un emendamento approvato in commissione Ambiente alla Camera, che allarga la platea dei beneficiari del Piano casa. I 100.000 alloggi a canone calmierato che il governo prevede di assegnare nei prossimi dieci anni, finora riservati ai lavoratori fuori sede del settore privato, saranno disponibili anche per chi lavora nello Stato. Cortelazzo, primo firmatario della modifica, spiega che «la commissione Ambiente ha accolto un mio emendamento che finalizza la destinazione degli immobili del programma di recupero degli edifici pubblici degradati e dei programmi infrastrutturali di edilizia integrata anche in favore dei lavoratori pubblici». Tra le novità, anche la possibilità per i sindaci di diventare assegnatari diretti dei fondi per l’edilizia residenziale pubblica.

Tempi, risorse e nodi ancora aperti del provvedimento

Sul testo il governo ha posto la fiducia alla Camera, con voto previsto per lunedì alle 14 e conversione in legge entro il 6 luglio. Il pacchetto, ricorda Il Messaggero, vale circa dieci miliardi di investimenti pubblici nei prossimi dieci anni e si regge su tre gambe: recupero dell’edilizia residenziale pubblica esistente, sviluppo dell’housing sociale e ingresso di capitali privati nell’edilizia integrata. Saltano invece le corsie agevolate per i capitali esteri, previste nella stesura iniziale, e si congela l’operazione che avrebbe trasferito a Rosco, la società pubblica del materiale rotabile, circa un miliardo di fondi Pnrr destinati al Fondo nazionale per l’abitare gestito da Cdp real asset. Stop pure all’emendamento dei relatori che spostava 1,2 miliardi del Pnrr verso Cassa Depositi e Prestiti per edilizia sociale e alloggi accessibili: il Mit fa sapere che la partita sarà ripresa in un prossimo provvedimento.

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