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La bufala dello Stato di New York che permette di abortire fino all'ultimo giorno di gravidanza

Charlotte Matteini - 25/01/201913:25Aggiornato 27/01/2019 14:23

La notizia è stata rilanciata da numerosi siti pro-life, sia stranieri che italiani, ma è falsa. Il Reproductive Health Act , ratificato dal governatore Cuomo, cancella il reato di aborto dal codice penale e permette a donne in comprovato pericolo di vita di poter abortire anche dopo la 24esima settimana

Si sta diffondendo anche sul web italiano la notizia relativa a una presunta nuova legge emanata dallo Stato di New York che permetterebbe a tutte le donne di abortire fino all'ultimo giorno di gravidanza e anche dopo la nascita. Rilanciata da moltissimi quotidiani cattolici come Avvenire o Alateia e da portali di estrema destra come Il Primato Nazionale e politici come Giorgia Meloni, la notizia ha cominciato a rimbalzare sui social e ha creato un'accesissima polemica nonché un duro scontro tra le fazioni pro-life e pro-choice.

Ma sarà vero che lo Stato di New York ha approvato una legge del genere? Ovviamente la risposta è no, e vi spieghiamo perché.

Quello ratificato dal governatore democratico dello Stato di New York Andrew Cuomo nel giorno del 46esimo anniversario della storica sentenza "Roe contro Wade" (che trasformò l'aborto in un diritto costituzionale), è un testo di legge che ha fatto la sua comparsa nel 2006 ma ha avuto un iter legislativo parecchio travagliato, rimanendo in sospeso per oltre un decennio.

In realtà, la legge approvata pochi giorni fa non consente affatto a qualunque donna di abortire fino all'ultimo giorno di gravidanza per qualsiasi motivo, ma estende oltre il precedente limite - posto a 24 settimane di gravidanza - la possibilità di poter ricorrere ad aborto terapeutico in caso di gravi rischi per la vita della donna o in caso di assenza di vitalità fetale. 

Il Reproductive Health Act dello Stato di New York sostituisce la vecchia legislazione del 1970 - che rendeva New York uno tra i primissimi Stati a depenalizzare l'aborto - e prevede essenzialmente tre cose:

  • Cancella definitivamente il reato di aborto dal codice penale, definendo il reato di omicidio come la soppressione di "persone" che - per essere considerate tali - devono essere nate e vive (e non feti)
  • Permette non più solo ai medici ma a qualsiasi operatore sanitario autorizzato di praticare l'aborto
  • Estende la possibilità di ricorrere all'aborto terapeutico nei casi gravi e comprovati già citati oltre la 24esima settimana di gestazione

Lo Stato di New York ha proceduto ad approvare il disegno di legge per salvaguardare il diritto all'aborto nel caso in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti dovesse "rovesciare" la sentenza Roe v. Wade, che secondo molti sostenitori pro-choice sarebbe in pericolo. La nuova legislazione, rispetto alla precedente, integra una serie di diritti stabiliti proprio nella sentenza Roe, infatti. Non solo lo New York ha proceduto in questo senso, ma sono già nove gli Stati ad aver approvato disegni di legge simili, tra cui California, Washington e Oregon.

Che cos'è la sentenza Roe v. Wade

La sentenza Roe v. Wade è una storica decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti relativa proprio alla protezione del diritto all'aborto. Prima del 1973, ogni Stato poteva decidere autonomamente come procedere e in almeno 30 Stati l'aborto era reato e non era permesso in alcun caso.

Negli anni Settanta però, Norma McCorvey, incinta del terzo figlio, chiese di poter abortire raccontando di essere stata stuprata. La legge del Texas ammetteva questa possibilità ma la donna venne costretta a mentire e a non denunciare alle autorità la violenza subita. In mancanza di atti pubblici, dunque, non le venne concessa la possibilità di interrompere la gravidanza e per questo motivo Norma McCorvey - che utilizzò il nome di copertura Jane Roe - contattò due avvocatesse per presentare ricorso alla Corte Distrettuale del Texas.

Dopo la sentenza della Corte Distrettuale, favorevole a Roe, il procuratore distrettuale, Herny Wade, decise di proporre appello alla massima autorità giudiziaria. Così, la causa di Jane Roe arrivò sul tavolo della Corte Suprema degli Stati Uniti, che decise di riconoscere il diritto all'aborto anche in assenza di gravi pericoli per la donna. La decisione si basò sulla rielaborazione del diritto alla privacy basato sul XIV Emendamento della Costituzione: la difesa della libertà della persona contro l'ingerenza dello Stato. E condizionò la legge di 46 Stati su 50. 

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