L’attivista della Flotilla in piedi dopo poche ore? Il confronto fotografico fuorviante

Sui social circola un confronto tra due foto dell’attivista tedesca Nesrin Zeaiter, tra quelle coinvolte nell’abbordaggio israeliano della Flotilla. Nella prima è distesa su un lettino con un collare cervicale, visibilmente sofferente, mentre nella seconda è in piedi, sorridente, con un mazzo di fiori in mano. Il messaggio trasmesso è chiaro, ovvero accusarla di aver finto e di essere stata “beccata poche ore dopo” in ottima forma. Una narrazione che, di fatto, risulta fuorviante. Le due immagini non sono dello stesso giorno.
Per chi ha fretta
- La prima immagine è del 21 maggio 2026, all’arrivo degli attivisti in Turchia dopo l’espulsione da Israele.
- La seconda immagine è del 23 maggio, al rientro di Zeaiter all’aeroporto di Hannover.
- Il Ministero degli Esteri tedesco ha confermato il ferimento di attivisti tedeschi e ha criticato il «trattamento degradante» subito durante la detenzione.
- Il collare cervicale non è una diagnosi, ma è un presidio precauzionale che i soccorritori applicano a chiunque arrivi da un trauma, e che viene rimosso se gli accertamenti ospedalieri escludono fratture.
- Il passaggio da lettino con collare a posizione eretta in 48 ore è la procedura standard, non un’anomalia.
Le due foto e le date che mancano
Il formato è quello classico della disinformazione visiva, dove vengono accostate due immagini senza alcuna data con un commento che guida verso una chiara interpretazione dei fatti. La conclusione che viene insinuata nei post è il passaggio dall’una all’altra condizione in un tempo troppo rapido per essere vero. Vediamo quanto tempo è passato da un momento all’altro.
La scena sul lettino è del 21 maggio 2026. Quel giorno gli attivisti della Flotilla espulsi da Israele arrivano in Turchia. Di fatto, circa 50 di loro vengono ricoverati a Istanbul per le lesioni riportate durante la detenzione israeliana.
La scena con i fiori è del 23 maggio 2026. Zeaiter e un altro attivista tedesco, Uwe Sander, atterrano all’aeroporto di Hannover-Langenhagen. Ad accoglierli ci sono sostenitori, giornalisti e fotografi.
Di fatto, la distanza tra uno e l’altro momento è di almeno due giorni, non poche ore.
Cosa sappiamo delle ferite
Il confronto fotografico non gioca solo sulla timeline, ma suggerisce che le ferite fossero inventate.

Secondo quanto riportato dal tedesco Zeit, il Ministero degli Esteri tedesco ha confermato venerdì 22 maggio che attivisti provenienti dalla Germania sono rimasti feriti. Un portavoce ha ribadito la critica del governo federale nei confronti di un «trattamento degradante» («erniedrigende Behandlung») dei detenuti in Israele. Non è una fonte di parte: è il governo di Berlino.
Arrivata ad Hannover, Zeaiter ha raccontato davanti ai giornalisti di essere stata bendata fin dal primo istante della cattura, di aver avuto le mani legate e di essere stata picchiata e umiliata dopo il trasferimento su un’imbarcazione militare israeliana.
Cosa significa davvero quel collare cervicale
Chi vede la foto di Zeaiter sul lettino con il collare cervicale può pensare a una lesione grave, a qualcosa che richiede settimane di immobilizzazione. In realtà, il collare cervicale è un presidio precauzionale. Infatti, i soccorritori lo applicano a chiunque arrivi da un trauma con sospetto coinvolgimento della colonna cervicale, prima ancora di sapere se ci sia un danno reale. Non è una diagnosi, è una protezione in attesa degli accertamenti.
Il principio è spiegato con chiarezza dalla rivista specializzata Nurse24. Di fatto, nel soccorso preospedaliero, ogni persona traumatizzata deve essere considerata come portatrice di un trauma del rachide cervicale fino a quando non si dimostri il contrario. In particolare, chi ha subito traumi al di sopra del piano clavicolare «deve essere considerato sempre come portatore di una lesione della colonna cervicale sino a quando questa non venga esclusa attraverso la diagnostica ospedaliera». Il collare, quindi, non certifica una frattura, ma la ipotizza, in attesa di conferma o esclusione.
Come spiega il formatore di soccorso tecnico Danilo Girelli, il collare cervicale non è un dispositivo di trasporto, ma un presidio transitorio, utile in una fase precisa del soccorso (quella iniziale). Una volta arrivati in ospedale, se la diagnostica per immagini (radiografia, TAC) esclude fratture o lesioni gravi e il collare viene rimosso. Tutto questo può succedere anche nel giro di poche ore.
Nel caso di Zeaiter, la scena del lettino con il collare cervicale è compatibile con un protocollo di prudenza applicato all’arrivo in Turchia dopo giorni di detenzione in cui l’attivista denuncia di essere stata picchiata. Se gli accertamenti ospedalieri a Istanbul hanno escluso fratture cervicali (ipotesi plausibile, dato che due giorni dopo Zeaiter era in piedi ad Hannover), la rimozione del collare e la ripresa della mobilità non hanno nulla di anomalo. Al contrario, sono la procedura standard.
Conclusioni
Il confronto fotografico è fuorviante. Le due immagini non sono dello stesso giorno, in quanto tra l’una e l’altra passano almeno 48 ore. Il collare cervicale visibile nella prima foto è un presidio precauzionale, non la prova di una lesione grave.

