FACT-CHECKING

Gli errori dei #FacciamoRete, la "squadra" di Twitter che si batte contro odio e razzismo

David Puente - 26/01/201909:39Aggiornato 26/01/2019 09:44

Come mai MPSkino è stato sottoposto allo «shadowban» e perché i #FacciamoRete rischiano il suicidio social

In un articolo precedente ho raccontato come una serie di utenti, uniti dall’hashtag #FacciamoRete, abbia creato quella che risulta essere la rete più grande e forse più duratura mai creata in Italia su Twitter. Impegnati a contrastare quell’area di Twitter razzista, intollerante e fascista, non si rendono conto dei pericoli che corrono e del probabile “suicidio” social in cui possono incappare.

L’account che aveva avviato l’iniziativa, Marco Skino (@MPSkino), ha subìto nei giorni scorsi una limitazione temporanea, spacciata per “sospensione” dai media. Successivamente è stato sottoposto al cosiddetto “shadowban”, una pratica in cui il social network isola un account in modo tale che i suoi contenuti non vengano visualizzati attraverso le notifiche o il motore di ricerca. Insomma, se qualcuno vuole sapere che cosa pubblica un account sottoposto al “shadowban” deve visitare il suo profilo attraverso un link diretto.

Questa punizione non viene decisa da un operatore e non dipende dalle posizioni ideologiche o politiche dell’utente. Twitter favorisce i contenuti più popolari cercando di intervenire su chi è intenzionato a intralciare le conversazioni in maniera scorretta, violando in primo luogo le regole stesse di Twitter che ogni utente dovrebbe leggere prima dell’iscrizione (anche dopo non guasta). La nota dolente riguarda lo spam:

Ecco alcuni fattori che prendiamo in considerazione per determinare se il comportamento attuato è considerato spam: hai seguito e/o smesso di seguire un gran numero di account in un breve lasso di tempo, in particolare avvalendoti di mezzi automatizzati (following o abbandono di follower aggressivo);

Nella guida pubblicata da @MPSkino al punto 3 si invita a “seguire chi ti segue” per “valorizzarsi” reciprocamente tra account. È molto probabile che i sistemi di rilevamento automatici di Twitter abbiano considerato i numerosi follow reciproci effettuati da @MPSkino, il più in vista tra i #FacciamoRete, come following aggressivo. Nell’articolo precedente abbiamo fatto vedere la crescita del suo account in un lasso di tempo relativo all’inizio dell’operazione #FacciamoRete, ma se allarghiamo il grafico fino al gennaio del 2017 possiamo vedere la crescita ottenuta di recente:

La crescita dei followers e dei following di @MPSkino dal 2017 ad oggi.

Questo è il primo punto debole dell’operazione, forse il più rischioso anche a seguito dell’hashtag #AdottaUnAntiFascista dove l’utente che vuole entrare a far parte della rete invita gli altri a seguirlo e viceversa. Non è finita, infatti dall’account di Claudio (@sonoclaudio) leggiamo alcuni tweet dove riporta alcuni utenti creati tra il 17 e il 18 gennaio 2019 che in appena un paio di giorni avevano toccato o superato i 500 follower.

Gli account che hanno incuriosito Claudio (@sonoclaudio)

Non posso ritenere che i due esempi riportati da Claudio siano malevoli, ma la rete può essere facilmente inquinata da account creati appositamente per ottenere seguito e dirottare, attraverso l’ingegneria sociale, le tematiche da trattare o meno, al fine di trarne profitto o "guastare il web".

Uno dei lanci dell'iniziativa #AdottaUnAntiFascista

Ad esempio, l’attivista Agostina Trevisan (@AgostinaTrevis2) non esiste, non è reale ed è un account creato il 24 gennaio 2019 per verificare l’iniziativa #AdottaUnAntiFascista (conclusa la verifica l'account è stato rimosso). Seguendo 331 account e facendo appena 8 tweet, con una richiesta di “adozione”, il fake aveva ottenuto 247 followers. Un’operazione durata appena mezz’ora, proseguita da un ulteriore piccola attività di retweet e like arrivando a 262 follower, ma immaginate cosa si potrebbe fare impegnandosi di più con dieci o venti account. 

Le notifiche dei followers dell'account fake, creato per testare l'iniziativa #AdottaUnAntiFascista

Un altro problema, presente in altrettante reti, è quello degli utenti che pur ritenendosi antifascisti e promotori di civiltà attraverso il pacifico scambio di opinioni (punto 1 della guida dei #FacciamoRete) escono dagli schemi, esagerano e danneggiano anche gli altri appartenenti alla rete, fornendo all’avversario che si intende contrastare un motivo di critica.

Il tweet con la pubblicazione della lista di utenti da bloccare.

Un altro caso critico è quello della pubblicazione, con l’hashtag #FacciamoRete, di una lista di utenti da bloccare perché considerati «tra gli haters più feroci». Attraverso una funzione avanzata, Twitter permette di bloccare in massa fornendo una lista con tutti gli ID degli account da isolare, ma il modo in cui è stata presentata (con lo username di ciascuno) e la definizione data ad ognuno di loro ha fatto sì che fosse scambiata per una lista di proscrizione. Bloccare in massa gli utenti in questo modo crea una serie di problemi: oltre a esporsi a critiche ragionevoli o meno, chi blocca si isola a sua volta impedendo qualunque forma di dialogo e privandosi della possibilità di osservare ciò che viene commesso dai loro “antagonisti”. Insomma, oltre al danno di immagine abbiamo anche il rafforzamento della polarizzazione.

Il tweet di Matteo Renzi con l'hashtag #FacciamoRete

Matteo Renzi aveva pubblicato un tweet a sostegno di #FacciamoRete e in favore di @MPSkino a seguito della presunta sospensione (che ripeto, era un blocco temporaneo). Risulta evidente e assolutamente normale che questa rete interessi all’opposizione, così come è normale che all’interno di questa rete ci siano sostenitori di Renzi, Calenda, Bonino, Boldrini o Roberto Fico. Farne di tutta l’erba un fascio, però, è sbagliato così come sostenere a spada tratta che dietro @MPSkino ci sia un politico o un partito senza alcuna prova.

Quando (e se) arriverà la prova schiacciante - non basta il tweet di sostegno di Renzi - il senso di indipendenza di #FacciamoRete potrebbe venire meno e qualcuno potrebbe sentirsi giustamente usato. Ma il rischio che ci siano attività organizzate per influenzare la rete è sempre dietro l'angolo: i troll, del resto, non mancano.

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