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Il migrante suicida per l'asilo negato? Ecco perché Open non ha parlato di Prince Jerry

David Puente - 02/02/201907:09Aggiornato 02/02/2019 09:56

C'era troppa incertezza sul giovane morto dopo essere stato investito da un treno nella stazione di Tortona

La tragedia di Prince Jerry è stata raccontata da diverse testate e media nazionali. La maggior parte ha puntato il dito contro il decreto Sicurezza di Matteo Salvini, spiegando che il ragazzo si è suicidato dopo che gli è stato negato lo status di rifugiato. Non abbiamo raccontato la storia fino ad ora perché abbiamo aspettato che si celebrasse il funerale, nel rispetto delle persone che lo conoscevano e lo amavano, e perché ci sono stati degli elementi che ci hanno fatto dubitare. Ecco quali.

«Prince Jerry, il migrante laureato che si è suicidato dopo il decreto Salvini», scrive Giornalettismo. «Ma la sua richiesta è stata annullata dal decreto Sicurezza», scrive Fanpage. Anche Il Giornale riporta la teoria del suicidio successivo alla richiesta annullata dal decreto Sicurezza («L'insano gesto a Tortona, nella giornata di lunedì, dopo che la sua richiesta è stata annullata dal decreto Sicurezza»). La lista è lunga, ma a fermarci è stato il post Facebook pubblicato da Don Giacomo Martino alle 0:31 del 31 gennaio 2019, ben prima degli articoli appena citati.

Il post Facebook di Don Giacomo dove chiedeva di non strumentalizzare la vicenda.

Questa sera è impropriamente girato un mio post privato scritto ai membri più stretti della mia Comunità parrocchiale.
Erano parole di dolore e di sofferenza personale confidate a degli amici.
Avevo scelto di non parlare di Prince Jerry per rispettare il dolore della sua morte e desolazione.
Vi sono indagini giudiziarie che stanno stabilendo esattamente i fatti ed eventuali responsabilità.
Non desidero in nessun modo che questo ragazzo e la sua triste storia vengano strumentalizzate per discorsi diversi da quelli di compassione per una vita stroncata e di un lungo sogno interrotto.
Venerdì 1 febbraio alle 11:30, è vero, ci sarà il funerale nella Chiesa dell'Annunziata dove, come cristiano, lo saluteremo affidando il suo sogno al Dio che sogna con noi,
al Dio che rende reali i nostri sogni così come farà con quelli di Prince.... per sempre.

A diffondere il messaggio di Don Giacomo dove si annunciava la morte di Prince Jerry potrebbe essere stato uno dei membri stretti della Comunità di Sant’Egidio, probabilmente scosso e arrabbiato per quanto accaduto al giovane amico appena scomparso, Lo riporta Ansa:

Cari tutti, ieri sono stato tutto il giorno a Tortona. Uno dei nostri ragazzi di Multedo, Prince Jerry, cui era stato opposto un diniego prima di Natale e scoprendo che non avrebbe potuto contare neppure sul permesso umanitario che è stato annullato dal recente Decreto, si è tolto la vita buttandosi sotto un treno. Ho dovuto provare a fare il riconoscimento di quanto era rimasto di lui. È stato un momento difficile ma importante perché ho ritenuto di doverlo accompagnare in questa sua ultima desolazione. Vi scrivo perché abbiamo deciso di portarcelo su a Coronata e seppellirlo nel cimitero lassù. Venerdì mattina alle 11:30, all'Annunziata, celebrerò il suo funerale. Quanti vorranno e potranno essere presenti sarete il segno dell' ultimo abbraccio terreno a questa vita così desolata. Una preghiera per lui e la sua famiglia

Il fatto che ci siano delle indagini giudiziarie non ci mette nella condizione di sentenziare in alcun modo che si sia trattato di un suicidio quanto di un incidente, nonostante si dichiari che il giovane era caduto in depressione in seguito al mancato permesso di soggiorno. Lo stesso Don Giacomo, già turbato per la tragedia, era riuscito a riprendere in mano la situazione e la lucidità necessaria per scrivere quel post alle ore 0:31 nel tentativo di bloccare ogni sorta di strumentalizzazione senza avere certezza di quanto realmente accaduto. Purtroppo è rimasto inascoltato.

Ansa | La foto di Jerry al suo funerale.

In merito alla richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato negata a causa del decreto Sicurezza di Matteo Salvini, si apprende dalla prefettura di Genova che la decisione era stata presa prima ancora dell'introduzione della nuova legge e che gli era arrivata comunicazione - come dichiarato da Don Giacomo a Repubblica - solo il 17 dicembre 2018. Non solo, secondo quanto dichiarato da Maurizio Aletti - responsabile della cooperativa Un'altra storia, al Corriere - era stato presentato ricorso il 15 gennaio anche perché - sempre secondo Aletti - Prince Jerry aveva «presentato la richiesta prima del decreto ed era tra quanti avrebbero potuto ricevere il permesso di soggiorno per motivi umanitari».

La questione della retroattività del decreto è ancora dibattuta. Di recente a fare chiarezza è arrivata una requisitoria della Procura generale della Cassazione in cui i magistrati chiedono appunto che la nuova norma non sia reatroattiva. Quindi per il 25enne nigeriano forse c'era speranza a livello legale. 

Un ritratto di Jerry, opera di Lorenzo Massobrio pubblicata nel suo account Facebook.

Quello che possiamo raccontare è la storia di un ragazzo giunto in Italia come tanti altri via mare, un ragazzo che si è integrato all'interno della comunità che lo aveva accolto, con la quale ha vissuto per due anni e mezzo collaborando come accompagnatore e volontario per la scuola della pace a Sant’Egidio. Si era laureato in Nigeria, aveva avuto tre borse lavoro, aveva lavorato per l’Auxilium e allo Staccapanni. Uno dei tanti esempi che dovremmo raccontare, come stiamo facendo con il 19enne Anszou Cissé,

Ansa | Una delle foto del funerale di Jerry

 

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