Guantanamo, da 17 anni una «minaccia per i diritti umani»

A 17 anni dall’apertura della prigione militare, Guantanamo resta, per Amnesty International, «una macchia nella storia dei diritti umani degli Stati Uniti d’America». E tale continuerà ad essere, «fino a quando resterà operativa»: un luogo di «violazioni dei diritti umani».

Cosa resta di Guantanamo? A 17 anni dall'apertura della prigione militare, Guantanamo resta «una macchia nella storia dei diritti umani degli Stati Uniti d’America». E tale continuerà ad essere, «fino a quando resterà operativa»: un luogo di «violazioni dei diritti umani». Parola di Amnesty International che l'11 gennaio, come ogni anno, ricorda il triste anniversario dell'apertura del centro e torna – inascoltata – a chiedere la chiusura di Guantanamo. 

«Quando ha revocato l’ordine di chiusura emesso dal presidente Obama, Donald Trump ha aperto la strada a un’intera nuova epoca di orribili violazioni dei diritti umani», dice Daphne Eviatar, direttrice del programma Sicurezza e diritti umani di Amnesty International Usa. «La prigione avrebbe dovuto essere consegnata alla storia degli Usa da lungo tempo», aggiunge. «Invece, a 17 anni dalla sua apertura, continua a essere un simbolo dell’islamofobia, frutto della fabbrica della paura e della xenofobia che caratterizzano la presidenza Trump». 

Amnesty International Usa e altre organizzazioni per i diritti umani manifesteranno per la chiusura di Guantánamo l’11 gennaio a Washington, a partire dalle 14.30 presso il parco Lafayette.

Ma cosa succede a Guantanamo Bay oggi? I detenuti dovrebbero essere quaranta, dice Amnesty. Detenuti «di religione musulmana, molti dei quali sono stati torturati nel corso degli anni». Alcuni di loro sono ancora detenuti «nonostante il loro rilascio sia stato stabilito da anni», spiega l'organizzazione in una nota. Tra loro c’è anche Toffiq al-Bihani, «torturato da funzionari della Cia prima del trasferimento a Guantánamo, risalente al 2003. Avrebbe dovuto essere rilasciato già nel 2010», dice AI.

«È fin troppo facile immaginare che Guantánamo resterà il luogo di violazione dei diritti umani sotto un presidente che pensa in modo crudele ed erroneo che la tortura sia accettabile», chiosa Daphne Eviatar. «Perché questa vergognosa istituzione sia chiusa una volta per sempre, i detenuti di cui è stato disposto il rilascio dovranno essere trasferiti immediatamente e tutti gli altri prigionieri dovranno essere incriminati e sottoposti a un processo equo oppure rilasciati», ha concluso Eviatar. 

 

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